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    Antonio Jiménez Ortiz, UN MONDO SENZA FEDE?, Elledici 1995


     


    Questo libriccino è dedicato a María Dolores.

    UNA LETTERA E DUE DOMANDE

    Ciao Antonio,
    mi sento proprio uno straccio, sai, e vorrei tanto che qualcuno mi ascoltasse un poco. Per questo ho pensato che la cosa migliore fosse scriverti... Tu mi dirai che ho un bel coraggio, che mi rivolgo a te soltanto in caso di bisogno. Però che cosa posso fare? Devo continuare a rimuginare io da sola?
    Tu lo sai già: il periodo tra i 15 e i 18 anni è stato per me una fase positiva della mia vita. Ho avuto la fortuna di incontrare persone, amici, educatori, professori che mi hanno trasmesso degli ideali e una sana inquietudine sociale e religiosa. Ho creduto che darsi agli altri potesse significare la felicità. E a dire il vero era proprio quello che sentivo.
    Quando sono entrata all'università tutto è sembrato a poco a poco cambiare. In principio la novità era stimolante ed attraente. Però poi sono cominciati ad arrivare i primi colpi: difficoltà con gli studi, disillusioni con la gente, interrogativi a cui non ero in grado di rispondere, il fallimento della relazione col mio ragazzo, il futuro, la solitudine, quell'angoscia che mi assale così di frequente e che non so spiegarmi da dove provenga...
    Credevo e continuo a credere in Dio. Sappi però che e come se stessi camminando in mezzo a rovine. Ci sono cose della Chiesa, della fede che in questo momento mi costa molta fatica accettare. Mi nascono domande che prima non avevo mai avute. Credo in Dio, però che senso ha? E perché pregare...? Certo, di tanto in tanto mi rivolgo a Dio per lamentarmi. Però quanto mi costa!!! E soprattutto dal momento della morte di Pietro mi chiedo continuamente che cosa stesse pensando Dio in quel momento nella sua gloria piena di angioletti.
    Da allora riesco a capire con maggiore chiarezza le ragioni per le quali alcuni miei amici sostengono di essere gli ultimi atei coerenti del mondo: «quelli che mantengono viva la sacra fiamma della ribellione contro gli dèi che hanno oppresso gli uomini per millenni». La verità è che non riesco ad immaginarmi atea in questo mondo. Però riconosco che resto perplessa quando certi amici agnostici mi dicono, con una sicurezza stupefacente, che essi non sanno se al di là ci sia qualcosa o no. Quello che importa è vivere con dignità e senza nostalgie inutili.
    Però credimi, Antonio, la mia tentazione, la mia grande tentazione è trasformarmi in una persona indifferente, guardare tutto con indifferenza, fare quello che mi pare e approfittare del momento. E, tuttavia, ho bisogno di credere. Non fare la faccia che mi immagino tu stia facendo. Non è perché penso che tutti i miei problemi mi si risolveranno in questo modo, davvero non è questo. Sento che ho bisogno di qualcosa, di una colonna vertebrale che mi mantenga in piedi: per vedere la strada, per camminare sotto la pioggia e la tormenta, per incontrare la luce, per alzarmi io e per aiutare altri ad alzarsi... Riesci a capirmi? Ho bisogno di qualcosa, di qualcuno, soprattutto di qualcuno. No, non sto cercando un sostituto al mio ex. Di questi ne ho quanti ne voglio intorno a me. Forse non proprio tanti. Però quello che mi preme dirti è che ho bisogno di riscoprire di nuovo Dio nella mia vita. Proprio adesso che ho scoperto che vivere è un compito difficile da assolvere, proprio adesso che so davvero cosa siano la vera solitudine e il fallimento. Ma proprio adesso che sono anche convinta che incontrerei un poco di felicità, anche se non so quanta, se mi mettessi a cercare la felicità delle persone che mi stanno vicine. Riesci a capirmi?
    Dài, rispondimi. Che cosa vuol dire credere? Hanno tanto torto gli atei e gli agnostici? Non sarebbe meglio dedicarsi a vivere e lasciarsi sommergere dall'indifferenza? Scrivimi e dammi una mano. Sono davvero messa male.
    A presto. Un abbraccio molto forte.
    María Dolores

    Con molto affetto, ma anche con una grande sensazione di impotenza. Sarebbe necessaria una intera biblioteca per rispondere a tutti i suoi interrogativi, sapendo comunque già in anticipo che molte risposte rimarrebbero in ogni caso insufficienti. Cercherò qui di rispondere brevemente per lo meno a due domande:
    Che cosa significa credere? In che cosa consiste la mancanza di fede dei nostri giorni?
    Non è poi così difficile descrivere in poche parole che cosa sia la fede; è invece un pochino più complicato spiegare brevemente, e in forma semplice, le argomentazioni che sono alla base degli atteggiamenti dell'ateo e dell'agnostico. Per questa ragione, nella seconda parte, più lunga e complessa, i giovani che leggeranno queste pagine avranno bisogno, di tanto in tanto, di qualcuno che possa aiutarli a comprendere in profondità le implicazioni delle diverse impostazioni della mancanza di fede.
    Io presterò maggiore attenzione a due temi in particolare: al problema dell'indifferenza religiosa, che sta acquistando le proporzioni di una marea silenziosa però enorme, e che sta lentamente annegando la coscienza credente di molti giovani; e alla complessa questione della religiosità della New Age, la quale, ne sono convinto, è la nuova espressione di mancanza di fede, che ci acceca.



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