(da: Giuseppe Ruta: Progettare la pastorale giovanile oggi. Elledici 2002)
Introduzione
Sulla possibilità o sulla necessità di agire per progetti, ognuno può dire la sua. Ci si può dichiarare pro o contro, a torto o a ragione, con argomentazioni valide o con discorsi aleatori. In base a delle premesse teoriche e, di più, in riferimento alle esperienze personali accumulate nel tempo, affiorano delle convinzioni e delle motivazioni più o meno favorevoli ad una mentalità progettuale.
I campi umani interessati al “progetto” sono tanti, oltre quelli specifici come l’architettura o l’ingegneria. Il termine ha letteralmente invaso diversi contesti tra i più disparati. Il mondo professionale e lavorativo punta molto sulle pianificazioni produttive da realizzare in team ed esige oggi più che mai dei progetti formativi del personale dirigente e di tutti i dipendenti non solo per conferire qualità alla produzione, ma anche promuovere una professionalità flessibile e reversibile su varie direzioni imprenditoriali e produttive. Il mondo educativo, che si specifica nella scuola, nell’università e nelle diverse istituzioni educative (come quelle innovative: ad esempio corsi di “formazione a distanza”), non solo usa termini tecnici, ma va assumendo sempre di più quella mentalità che sottostà alla progettazione.
Anche in campo ecclesiale, da alcuni decenni, non solo si respira quest’atmosfera culturale, legata al progetto, ma si è fatta strada una sensibilità che mira a coordinare l’azione pastorale nel mondo. “Piano pastorale decennale”, “progetto educativo-pastorale”, “progetto catechistico italiano”, “progetto culturale orientato in senso cristiano” ed altri termini similari fanno parte ormai del lessico ecclesiale e denotano una visione globale che talvolta con agilità, talvolta a fatica, tende a permeare il sentire comune della comunità cristiana.
Dai grandi livelli istituzionali ai piccoli livelli interrelazionali (famiglia, gruppo, associazione, club…) in modo più o meno esplicito si elaborano progetti, si tenta di realizzarli, se ne verificano gli effetti ed i risultati. Se da sempre l’uomo ha ideato qualcosa, ha proiettato se stesso in un futuro di migliore qualità, oggi questa consapevolezza è diventata più forte e forse più schiacciante per la responsabilità del futuro, di fronte alle varie incombenze ecologiche a livello planetario e socio-politiche a raggio internazionale.
Ma sul “progetto” esistono varie accezioni e ci s’imbatte in posizioni divergenti, se non proprio contrastanti e opposte. Di fronte a questo “oggetto più o meno identificato” si assumono comportamenti e, alla radice, atteggiamenti tra i più disparati. Alcuni di noi sono presi dalla passione per l’elaborazione di progetti, altri sono disincantati e talvolta frustrati per esperienze andate male in questo sforzo di codificazione rivelatosi ben presto inutile.
Infossati nelle pastoie scritte e nella burocrazia odierna, la codificazione di un progetto formativo o educativo-pastorale appare “una cosa in più” da fare, un’attività teorica preliminare da subire, un pedaggio da pagare alla normativa vigente. Si pensi alla fatica affrontata in ambito scolastico per elaborare il Progetto Educativo d’Istituto (PEI) o il Piano dell’Offerta Formativa (POF), aggravata dalla convinzione diffusa di porre in atto una cosa superflua e improduttiva.
Quando si arriva a codificare un progetto, molto spesso lo si lascia nel cassetto per riprenderlo dopo molto tempo o alla fine per misurare la grande distanza tra i propositi iniziali e gli esiti finali. Le emergenze concrete e le esigenze di vita il più delle volte hanno il sopravvento sull’intenzionalità educativa codificata nel progetto. Le urgenze non mancano di catalizzare ed esaurire tutte le energie. Si rafforzano, così, l’idea che non è bene immolare la vita concreta a questo moloch e la convinzione che in qualche modo è impossibile pianificare per filo e per segno la vita.
L’inflessibilità di uno strumento, quale è il progetto educativo-pastorale, da parte di coloro che dirigono e che ne sono stati i promotori, può portare a forme direttive di azione educativa e pastorale fino a sacrificare le novità che affiorano dal vissuto. Da parte dei cosiddetti destinatari o dei collaboratori si avverte il disagio di soggiacere ad un progetto non condiviso, spesso tollerato, talvolta apertamente rifiutato. Viene originata così una specie di allergia per ogni forma di progettazione che sembra imbrigliare la libera iniziativa, l’esperienza e la vita nel suo complesso. Ma l’effetto collaterale che si registra ben presto è l’estremo opposto della disorganicità e della frammentazione educativa. Così, ognuno va per la tangente, senza tener conto dell’azione degli altri e tralasciando sistematicamente di coordinarsi con essi. Nello stesso contesto educativo, si disperdono, di conseguenza, energie preziose perché non finalizzate sinergicamente.
La difficoltà a convergere e ad agire congiuntamente sta alla base delle inadempienze progettuali, dato che lo strumento “progetto” non ha altro scopo che di coordinare e finalizzare le risorse educative e pastorali presenti in un dato ambiente allo scopo di promuovere tutti e ciascuno o, parlando in modo più realistico, il maggior numero possibile. Questo risultato è possibile nella misura in cui si instaura nella concretezza di un campo vitale il “circolo virtuoso” tra progetto e vita, senza che a pagarne le spese sia il vissuto oppure l’intenzionalità educativa che tende a renderlo qualitativamente migliore.
Dopo aver cercato di abbozzare alcune premesse e di liberare il sentiero da alcune resistenze, il nostro “cantiere aperto” procede per quattro fasi con un’appendice finale di carattere terminologico ed esplicativo, strutturate come segue:
1. Il “senso” di un progetto-in-azione
La prima parte intende focalizzare i motivi che spingono oggi ogni istituzione educativa e pastorale a formulare un progetto e a coglierne quanto più possibile il “senso complessivo” in vista di un’azione coordinata, organica e sistematica. Nutre anche la pretesa di stimolare le motivazioni interne degli animatori a misurarsi in questa impresa che non può essere considerata un “optional”, ma un’esigenza imprescindibile. In riferimento al progetto di Dio (con le sue esplicitazioni teologiche: Regno di Dio, rapporto Chiesa-mondo…), ogni pianificazione pastorale non è mai pura impresa tecnica, né semplice atto spirituale, ma mediazione che sa sintonizzarsi continuamente nella lunghezza d’onda dell’incarnazione cristiana.
2. Le fasi di un progetto di PG: una proposta dinamica
La seconda parte propone un tracciato concreto per elaborare un progetto di pastorale giovanile. Lo stile è quello dell’accompagnamento argomentativo e del laboratorio, dove viene auspicata la presenza di esperti nelle varie scienze implicate, ma punta maggiormente sulla valorizzazione mirata delle risorse già disponibili sia a livello personale (animatori e giovani), sia a livello strutturale. Questa sezione scende nei dettagli del progetto (analisi, finalità e obiettivi, contenuti e metodi, verifiche…) cogliendoli come parti di un tutto, come funzioni di una progettazione organica e sistematica. Il risultato (la codificazione del progetto) non dovrebbe essere sentito come qualcosa di estraneo e di freddo, o di fissato una volta per tutte, ma come tensione continua, una proiezione progettuale della comunità educativa ed ecclesiale che, opportunamente stimolata, guarda il proprio futuro, valorizzando la memoria e le qualità del tempo presente.
3. Dal progetto agli itinerari: il punto decisivo
Dalle linee progettuali agli itinerari educativi: è questo il passaggio delicato che spesse volte fallisce, disancorando l’ideale dalla vita, le finalità e gli obiettivi dalla situazione concreta. Attraverso stimoli e suggerimenti, non mancando di far riferimento ad esperienze riuscite, si cercherà di offrire alcune strategie per evitare idealismi e “praticonerie”. Particolare attenzione verrà riservata allo specifico dell’educazione della fede nell’alveo della grande impresa educativa.
4. Linee di sbocco operativo
Puntando l’obiettivo sull’animatore giovanile e sul metodo del “laboratorio, si mettono in evidenza alcuni elementi stilistici per la progettazione educativo-pastorale, secondo il modello dell’animazione, richiamando alcune competenze da possedere o da maturare “in itinere”.
Glossario dei termini
A forma di appendice ed in modo sintetico, il glossario raccoglie i principali termini utilizzati nel volume e nel gergo della progettazione, al fine di raggiungere una sostanziale intesa di base ed evitare, per quanto è possibile, equivoci e fraintendimenti.
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Lo scopo di questo sussidio è quello di offrire delle indicazioni metodologiche per la costruzione di un progetto di pastorale giovanile unitaria[1] e consequenziali itinerari di fede, che contemperino le risorse già disponibili e altre da attivare, in vista di un modello teorico-pratico, aderente alla realtà e simultaneamente propulsivo, caratterizzato da organicità, chiarezza e linearità.
L’ottica è specificatamente metodologica, per cui viene ipotizzata, come risultante operativa, l’elaborazione di un progetto di pastorale giovanile, a più livelli: diocesano, foraniale, parrocchiale, oratoriano...
L’offerta di riferimenti bibliografici, di indicazioni teoriche e pratiche, lo stile del laboratorio sono gli espedienti metodologici privilegiati per coinvolgere nella ricerca, per non fermarsi ai risultati raggiunti, ma osare sempre di più.
È lo spirito del “cantiere aperto per lavori in corso”, dove c’è posto per tutti, dove nessuno è estraneo, dove il contributo di ciascuno è desiderato ardentemente, perché atto a dare un tocco insostituibile di originalità e di speranza. E proprio questo diventa voto augurale per quanti, specialmente giovani (non fanno eccezione i giovani salesiani), mi hanno aiutato a cogliere dimensioni più profonde della pastorale giovanile e mi hanno sostenuto con simpatia nella fatica di queste pagine. La benedizione salmica “Il Signore faccia riuscire ogni tuo progetto” (Sal 20,5) pervada la mente di ciascuno, inondi il cuore di tutti e rafforzi l’opera delle nostre mani.
Sigle e abbreviazioni
CCG La catechesi e il catechismo dei giovani. Orientamenti e proposte dell’Ufficio Catechistico Nazionale (02.12.1999).
CEI Conferenza Episcopale Italiana.
CT Catechesi tradendae. Esortazione apostolica di Giovanni Paolo II (16.10.1979).
CVMC Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti dell’Episcopato italiano per il primo decennio del 2000 (29.06.2001).
DGC Direttorio generale per la catechesi. Documento della Congregazione per il Clero (15.08.1997).
ECEI Enchiridion della CEI, Dehoniane, Bologna 1985ss. (5 voll.).
EGF Educare i giovani alla fede, Documento della Presidenza della CEI. Orientamenti emersi dai lavori della XLV Assemblea generale della CEI (27.02.1999).
ETC Evangelizzazione e testimonianza della carità. Orientamenti pastorali per gli anni ’90. Documento pastorale dell’Episcopato Italiano (08.12.1990).
EV Enchiridion vaticanum, Dehoniane, Bologna 1981ss. (17 voll. + 1 suppl. + 1 indici).
NMI Novo millennio ineunte. Lettera apostolica di Giovanni Paolo II (06.01.2001).
RdC Il rinnovamento della catechesi. Documento base della CEI per la catechesi (02.02.1970).
RH Redemptor hominis. Lettera enciclica di Giovanni Paolo II (04.03.1979).
NOTE
[1]Per una inquadratura pastorale in generale e specifica sulla pastorale giovanile, cf a livello di libri:Lanza S.,Introduzione alla Teologia pastorale. 1. Teologia dell’azione ecclesiale, Queriniana, Brescia 1989, pp. 172-307;Midali M.,Teologia pastorale o pratica. Cammino storico di una riflessione fondante e scientifica, LAS, Roma 19912, pp. 557-615;Napolioni A.,La strada dei giovani. Prospettive di pastorale giovanile, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1994;Orlando V. – Pacucci M.,La pastorale giovanile. Occasione per una rinnovata progettualità nelle Chiese del Sud, Vivere in, Roma – Monopoli 1999;Pacomio L.,Teologia pastorale e azione pastorale, Piemme, Casale Monferrato (AL) 1992, pp. 135-143;Idem - Lonardo A.,La Parrocchia. Tra “mistero e programmazione pastorale”, Piemme, Casale Monferrato (AL) 1985;Pintor S., L’uomo via della Chiesa. Elementi di teologia pastorale, Dehoniane, Bologna 1992, pp. 229-245; Sequeri P.A.,Programmare l’azione pastorale oggi, in Aa.Vv.,Scommessa sulla Parrocchia. Condizioni e percorsi dell’azione pastorale, Ancora, Milano 1989, pp. 113-132;Sovernigo G.,Educare alla fede. Come elaborare un progetto, Dehoniane, Bologna 1995;Tonelli R.,Pastorale giovanile. Dire la fede in Gesù Cristo nella vita quotidiana, LAS, Roma 19823, pp. 144-206;Idem,Per la vita e la speranza. Un progetto di pastorale giovanile, LAS, Roma 19965, pp. 89-201; Vecchi J. - Prellezo J.M.,Progetto educativo pastorale. Elementi modulari, LAS, Roma 1984. Gli ultimi due volumi insieme aMidali M. - Tonelli R.(edd.),Dizionario di pastorale giovanile, Elle Di Ci, Leumann - Torino 1989 (cf in particolare le voci specifiche: progettazione pastorale, progetto educativo pastorale) rimangono un imprescindibile punto di riferimento per acquisire una mentalità progettuale e per orientare l’elaborazione del progetto di pastorale giovanile, cfTonelli R., Il “Dizionario di pastorale giovanile” come strumento per fare progetti, in “Note di pastorale giovanile” 24(1990) 4, pp. 70-79. A livello di articoli di rivista: cfCurrò S.,Progettare la pastorale giovanile, in “Orientamenti pastorali” 62(1994) 1, pp. 16-31;Moro G.,Pastorale e programmazione, un vuoto tra dottrina e prassi da colmare, in “Orientamenti pastorali” 59(1991) 8/9, pp. 25-38;Sigalini D.,La necessità di fare un progetto di pastorale giovanile, in “Orientamenti pastorali” 40(1992) 1, pp. 12-17;Tonelli R.Per fare un progetto educativo-pastorale, in “Note di pastorale giovanile” 14(1980) 6, pp. 57-66;Idem,Vent’anni di pastorale giovanile. Una proposta che continua, in “Note di pastorale giovanile” 20 (1986) 1, pp. 3-38 [specialmente: pp. 22-38];Idem,Collaborare attorno a un progetto, in “Note di pastorale giovanile” 20(1986) 2, pp. 15-20.



















































