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    L'inganno sottile

    dell'ideologia

    Bernardo Artusi


    Ideologia e teorie à la page

    Come ormai sappiamo tutti molto bene, nelle trasmissioni televisive non manca mai, al momento opportuno, l'esperto di turno pronto a inteveníre per darci la sua interpretazione "oggettiva" sui fatti dell'attualità o della storia. Dal canto suo, l'editoria più attenta ai gusti del grande pubblico propone sul mercato, a scadenze regolari, l'ultimo sensazionale libro di qualche maitre à penser del momento, sia uno scienziato o un filosofo, che gode del conforto di un elevato indice di gradimento – si tratta infatti di persone «famose per essere famose», come ha notato argutamente qualcuno – e del successo di vendita dei suoi prodotti. Prodotti, sì, perché di questo si tratta il più delle volte: vi cercheremo invano un pensiero che tende alla verità o ad accrescere la nostra sete di conoscenza. Troveremo piuttosto delle proposte ben confezionate, in cui in genere non manca mai una più o meno larvata critica al cristianesimo, inteso come un edificio appesantito dal suo ingombrante armamentario di miti millenari e obsoleti, di cui potremmo facilmente essere liberati se solo ci aggiornassimo un po'. La forza di queste proposte, davvero stupefacenti per l'abilità con cui captano l'orientamento delle mode culturali e contribuiscono a loro volta ad orientarle, si appoggia sulla capacità di coagulare adesioni, cavalcando agilmente l'onda della novità o vestendo gli abiti di una saggezza leggera che propone di sostituirsi alla pesante eredità del passato. Il più delle volte, le teorie proposte sventolano il vessillo del relativismo, per cui nessuna rappresentazione del mondo può essere sostenuta avanzando una qualche pretesa di assolutezza. Salvo poi affermare, sempre con nonchalance e leggerezza, una intransigente rappresentazione del mondo che non prevede aperture alternative e che lascia una traccia linguistica nel ripetersi dell'espressione «non è altro che»: l'uomo non è altro che un insieme di cellule che reagiscono in base a principi chimici; l'uomo non è altro che una scimmia evoluta e quindi esclusa da una qualsiasi relazione con Dio (cfr. J.-P. Hernàndez, Ciò che rende la fede difficile, AdP, Roma 2013, p. 31)

    Fede e ricerca umana

    La fede cristiana, in realtà, non è una rappresentazione del mondo, né le stesse Sacre Scritture pretendono di offrircene una normativa per tutti. Lo sosteneva già Galileo Galilei quando affermava che la Bibbia non spiega «come va il cielo» ma piuttosto «come si va in cielo». Galileo, come è noto, lo diceva difendendosi dai suoi accusatori ecclesiastici, ma le sue parole dovrebbero risuonare molto all'orecchio di tanti attuali paladini del libero pensiero. Del resto, similmente si era espresso il concilio Vaticano II, a proposito della parola di Dio, facendo piazza pulita di antichi equivoci: «per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte» e che sono essenziali in ordine alla salvezza (Dei Verbum 11). Questo principio esprime un rinnovato atteggiamento della Chiesa verso la Bibbia, che non è un contenitore di verità scientifiche utili a conoscere la realtà, quanto piuttosto la narrazione dell'esperienza che l'uomo credente ha fatto dell'iniziativa e dell'azione di Dío nella sua vita, nella vita degli uomini, nella storia. Una visione ottusa e fondamentalista nel leggere le Scritture può facilmente indurre al fraintendimento, trasformando le Scritture in un libro vecchio, pieno di teorie antiquate e polverose che non possono orientare l'uomo desideroso di rappresentarsi e di conoscere la realtà in cui vive, perché legge la realtà solo sul piano dei fatti, con il filtro di una precomprensione ideologica che esclude la possibilità dell'azione di Dio nella storia.
    Assistiamo, dunque, a questo strano fenomeno: l'affermarsi di una cultura tanto più pervasi-va quanto confortata da mezzi di comunicazione di massa compiacenti e che mostra tratti sempre più esclusivi, intolleranti e ottusi, dietro la maschera dell'apertura e dell'umanitarismo. In genere, questa precisa cultura ha i suoi portabandiera, pronti ad annunciare le loro formule liberatorie e alternative al cristianesimo. Insomma, i liberatori e i maestri del tempo attuale scelgono un profilo basso, falsamente democratico, ma che si rivela nei fatti rigidamente assertorio ed escludente quando si tratta della fede cristiana. Del resto, già il fisico Albert Einstein affermava che un po' di scienza allontana da Dio, mentre molta scienza avvicina di nuovo a Dio. E "molta scienza" non può essere quella divulgata a buon mercato o confortata dal successo mediatico, ma quella che nasce dalla fatica di una lunga e umile ricerca, un atteggiamento che accomuna tutti, credenti e non credenti, coloro che non si accontentano di slogan a basso prezzo, ma si sforzano di indagare con tutte le loro forze e con l'aiuto degli strumenti che hanno a disposizione quel mistero inesauribile che è la vita umana. Mistero che, per chi è illuminato dalla fede, si arricchisce di tutte le scoperte che sono il frutto della ricerca umana che desidera crescere nel suo instancabile interrogarsi.

    La fede, un processo di risposta e obbedienza

    La fede cristiana non può essere dunque letta nella prospettiva ristretta di chi la interpreta semplicisticamente in base a qualche teoria preformata e deformante: è piuttosto un processo dinamico di risposta e di obbedienza a un Dio che si manifesta nel tempo, per rivelarsi in pienezza nei gesti e nelle parole di Gesù di Nazaret. Ma, come narrano i racconti degli evangelisti, nella vita e nel-le azioni di Gesù, lungo le strade della Palestina e fino alla sua crocifissione sul Calvario, l'autorivelazione di Dio non si afferma con un'eloquenza lampante e incontrovertibile per tutti: la maggior parte degli spettatori non vede altro che un uomo, inchiodato nel suo fallimento e nella sua impotenza. La storia della santità cristiana è anche la testimonianza del lungo processo di interpretazione e di accoglienza a caro prezzo, di inveramento del Vangelo di Cristo nella vita dei credenti, lungo il dispiegarsi del tempo. Ed è la storia di coloro che in quel Crocifisso hanno riconosciuto lo splendore della luce donata da Dio agli uomini, e che lo schermo del pregiudizio e della presunzione non può accogliere. 


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