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    «Imparate a piangere»


    Papa Francesco e i giovani - Pensieri ricorrenti /4

    Cesare Bissoli

    (NPG 2015-05-50)

    1. Papa Francesco parla ai giovani e parla sui giovani, e si lascia abitualmente intervistare da loro, il che è indice di grande familiarità e fiducia. Si vede che lo fa volentieri, dove alle parole si uniscono segni, anzitutto il sorriso su tutto il volto. “Poveri, famiglia, gioventù” è un trinomio sostanziale della sua antropologia, fondata e sorretta dall’altro trinomio “misericordia, gioia, speranza”. Persuasori e animatori influenti e permanenti: Gesù, il Vangelo.

    2. Vi è certamente da distinguere tra incontro con i bambini e quello con i giovani. Con i bambini il Papa appare piuttosto come un nonno: basta vedere quella bellissima foto nelle Filippine, con tre bimbi in grembo: viene da pensare alla scena di Gesù nel vangelo: “Prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro (Mc 10,13-15). Con i giovani è un padre che dialoga, che ti ascolta attento a ciò che dici o che potresti dire, che ha fiducia in te prima che apra bocca, che ti spinge sul futuro, con il suggello finale: “Non lasciatevi rubare la speranza”.

    3. Si potrebbe dire che il Papa parla ai giovani dal di dentro del loro mondo, si fa come eco di ciò che essi potrebbero e dovrebbero dire, per cui parlando ai giovani filippini il 19 gennaio 2015 se ne esce con una serie di imperativi di cui il primo suona: “Giovani, imparate a piangere”.
    Il pensiero è provocato da una serie di circostanze terribili: dalla situazione catastrofica causata da un terribile tifone, dalla disgrazia mortale capitata a Chrystel di 27 anni che lavorava ai preparativi per l’incontro con il Papa e più specificamente dalla crudele esperienza di due ragazze Glyzelle e Jun, che avevano trascorso per diverso tempo la vita di strada, salvate da una organizzazione cattolica. Esse hanno dato una commovente testimonianza sulla vita dei piccoli abbandonati, vittime di abusi, sfruttati per la prostituzione minorile e indotti all'uso di droga. Dopo il loro racconto, le giovani hanno posto tra le lacrime l'inevitabile domanda: “Ci sono tanti bambini rifiutati dai loro stessi genitori, ce ne sono tanti che diventano vittime, molte cose terribili accadono loro, come la droga o la prostituzione. Perché Dio permette che accadano queste cose ai bambini?”.

    4. Papa Francesco le ha accarezzate, le ha abbracciate per consolarle e ha dovuto mettere da parte il discorso che aveva preparato dicendo: “Non ci sono parole per rispondere a questa domanda. La prima cosa che vi volevo dire è: impariamo a piangere. Come oggi ci ha insegnato la testimonianza ora ascoltata, la grande risposta che possiamo dare alla grande domanda oggi è: impariamo a piangere. Certe verità si vedono solo con gli occhi delle lacrime. Al mondo di oggi manca la capacità di piangere. Piangono gli emarginati, piangono i disprezzati, però non capiamo molto di queste persone se non piangiamo. Certe verità della vita si vedono soltanto con gli occhi delle lacrime. C’è una compassione mondana che non serve a niente! Una compassione che tutt’al più ci porta a mettere mano al borsellino e a dare una moneta. Gesù nel Vangelo ha pianto, ha pianto per l’amico morto. Ha pianto nel suo cuore per quella famiglia che aveva perso la figlia. Ha pianto nel suo cuore quando ha visto quella povera madre vedova che portava al cimitero suo figlio. Si è commosso e ha pianto nel suo cuore quando ha visto la folla come pecore senza pastore. Solamente quando Cristo ha pianto ed è stato capace di piangere ha capito i nostri drammi. Quando ci fanno la domanda: perché i bambini soffrono? perché succede questo o quest’altro di tragico nella vita? che la nostra risposta sia il silenzio o la parola che nasce dalle lacrime!
    Vi invito quindi a chiedervi: Ho imparato a piangere quando vedo un bimbo che piange: senza casa? abbandonato? abusato? usato da una società come schiavo?. O il mio è il pianto capriccioso di chi piange perché vorrebbe avere qualcosa di più? Se voi non imparate a piangere non siete buoni cristiani.
    Siate coraggiosi, non abbiate paura di piangere”.



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