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    Maria a Cana (Gv 2,1-11)

    José Miguel García

    Con l'apparizione, nel XVIII secolo, della critica ai vangeli, il valore storico dei racconti miracolistici in essi contenuti è stato confutato, inizialmente con altezzosità e insolenza, successivamente in forma meno brusca, ma non con minore insistenza. La critica più dura è stata rivolta ai racconti evangelici che parlano dei miracoli cosiddetti di natura, come la pesca miracolosa, la tempesta sedata, la duplice moltiplicazione dei pani, o la trasformazione dell'acqua in vino. Sebbene la confutazione della storicità di tali racconti obbedisca essenzialmente ad alcuni pregiudizi filosofici, risulta comunque sorprendente il fatto che i negatori basino molto spesso le loro posizioni sulle stranezze, anomalie o presunte inverosimiglianze dei racconti biblici. Cosi accade, per esempio, nell'ultimo racconto miracolistico che abbiamo elencato, che si trova nel vangelo di Giovanni. L'evangelista, dopo aver narrato la vocazione dei primi discepoli agli inizi della vita pubblica, dice che. Gesù fu invitato a uno sposalizio nella città di Cana. In quell'occasione operò il miracolo dell'acqua diventata vino. Il racconto, secondo la versione corrente, dice così:

    1 Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù.

    2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
    3 Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino».
    4 E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora».
    5 La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».
    6 Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei giudei, contenenti ciascuna due o tre barili.
    7 E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le giare»; e le riempirono fino all'orlo.
    8 Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono.
    9 E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo
    10 e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino a ora il vino buono».
    11 Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

    Probabilmente ciò che fin dall'antichità ha maggiormente inquietato i fedeli e posto all'opera gli studiosi è stata la risposta che Gesù dà a sua Madre, sul cui significato gli studiosi continuano a discutere. Ma non si tratta dell'unica stranezza di questo racconto. Il primo particolare sconcertante per il lettore è la mancata corrispondenza, la discordanza tra l'affermazione tassativa di Maria quando informa Gesù e le parole del maestro di tavola alla fine del racconto. Mentre Maria dice che il vino è finito, «non hanno più vino», l'unico rimprovero che il maestro di tavola fa allo sposo è di aver conservato il vino buono fino ad allora e di non averlo servito sin dall'inizio del banchetto. Non dice nulla circa l'assenza del vino, anzi, sembra quasi che non si sia nemmeno accorto della gravità della situazione.
    Molto più sorprendente è il modo in cui Maria deve comportarsi dopo la risposta di Gesù, piuttosto enigmatica. Gesù mostra un certo distacco dalla preoccupazione suggerita da sua Madre, come se non fosse una questione di sua competenza: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». Curiosamente Maria interpreta queste parole in senso positivo; infatti subito dopo dice ai servi di stare pronti a fare ciò che suo Figlio indicherà loro. Effettivamente, quando Gesù torna a parlare, ordina loro di riempire d'acqua le giare che si trovavano là per la purificazione dei giudei.
    Altrettanto sorprendente è l'esagerata quantità d'acqua che Gesù trasforma in vino: se ogni giara conteneva due o tre misure, considerando che ogni misura attica equivaleva a 40 litri, ci troviamo di fronte all'esorbitante quantità di 480-720 litri. Non v'è dubbio: una simile quantità di vino per uno sposalizio nella città di Cana è del tutto inverosimile.
    Infine, risulta sorprendente anche la decisione e la sicurezza con cui Maria si rivolge a suo Figlio, quando richiede delicatamente il suo aiuto per evitare agli sposi e ai loro familiari una simile umiliazione. Se teniamo presente il testo greco, questo sembra essere il primo miracolo di Gesù. Ora, se nessuno lo ha ancora visto operare miracoli, come faceva Maria a sapere che sarebbe stato disposto a fare questo prodigio? In forza di questa considerazione, molti studiosi ritengono che, dal momento che Gesù non aveva ancora realizzato nessun miracolo, le parole di Maria non potevano avere quella finalità.

    1. Il primo miracolo di Gesù fu quello di Cana?

    Iniziamo da quest'ultima inverosimiglianza. I critici hanno ragione quando sostengono che, se questo era il primo miracolo di Gesù, non si capisce perché sua Madre ricorra a Lui affinché rimedi alla mancanza di vino durante le nozze. In ogni caso, questo dato del racconto avrebbe dovuto innanzitutto spingere a esaminare con attenzione il testo greco del versetto finale, la cui versione strettamente letterale dice così: «Questo fece all'inizio dei segni/miracoli Gesù in Cana di Galilea». Appare evidente che questa violenta redazione, separando il dimostrativo «questo» dal sostantivo «inizio», è decisamente intollerabile. Ma proprio il dimostrativo iniziale può indicarci come ricostruire l'originale aramaico scritto dall'evangelista.
    In aramaico esistono solo due generi, maschile e femminile. Tuttavia, in alcune occasioni, uno dei due viene utilizzato per indicare il genere neutro, che non esiste nella grammatica aramaica. È il caso del dimostrativo che appare all'inizio del versetto appena analizzato. Simultaneamente, il sostantivo «inizio» non era un complemento diretto del verbo «dare», bensì un accusativo indiretto che indicava il tempo degli avvenimenti. Pertanto, abbiamo due errori di traduzione dell'originale aramaico, che danno luogo allo strano greco pervenutoci. Ora, attenendoci a queste osservazioni, la frase aramaica, con la quale l'evangelista chiudeva il suo racconto del miracolo di Cana, diceva:
    Questo fece all'inizio dei segni/miracoli Gesù in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.
    L'originale semitico, pertanto, non diceva che la trasformazione dell'acqua in vino durante le nozze di Cana fu il primo miracolo che Gesù compì nel suo ministero pubblico, bensì che fu realizzato all'inizio dei suoi miracoli. In questo modo il narratore ci porta a pensare che, prima di assistere alle nozze di Cana, Gesù avesse già realizzato alcuni miracoli; per questo sua Madre, spontaneamente, vista la grave difficoltà in cui si trovavano gli sposi, pensò a suo Figlio e chiese il suo aiuto per porvi rimedio. Questa breve analisi grammaticale ci conduce a fra Luis de León, uno dei migliori scritturisti spagnoli della seconda metà del XVI secolo. Nel prologo del suo prezioso libro La sposa perfetta, esaminando la somma perfezione del matrimonio, dice:
    «Cristo, nostro bene, fiore della verginità e sommo appassionato della verginità e della pulizia, è invitato a un matrimonio, vi partecipa, mangia e lo santifica, non soltanto con la maestà della sua presenza, ma con uno dei suoi primi e rinomati miracoli».
    Fra Luis de León era dotato di due qualità straordinarie, assolutamente perfette per tradurre un testo biblico, narrativo o di poesia lirica. Da un lato, un dominio non comune delle tre lingue bibliche, il greco, l'ebraico e l'aramaico. Dall'altro, eccellenti doti di scrittore in prosa e in poesia, e, quindi, una sensibilità straordinaria per tutte le risorse e le esigenze stilistiche di qualsiasi genere letterario. E proprio con questo dominio di ciò che potremmo definire tecnica della creazione letteraria, egli lesse, e rilesse, e commentò testi ebraici e greci, fornendo magnifiche spiegazioni. Per questo è indubbio che tale riferimento alla trasformazione dell'acqua in vino a Cana, come uno dei primi miracoli segnalati di Gesù, sia fatto con piena cognizione delle esigenze dello stile narrativo.

    2. Il vino era finito?

    Prima di tutto dobbiamo dire che le parole con cui l'evangelista parla della mancanza di vino e quelle che la madre di Gesù utilizza per avvertirlo sono inaccettabili da un punto di vista logico. Nella versione che abbiamo letto si dice che il vino era finito e che per questo la madre di Gesù si era rivolta a lui. Tuttavia, come abbiamo già fatto notare, alla fine del racconto il maestro di tavola non fa alcun accenno al fatto che il vino era venuto a mancare, si parla solamente della miracolosa trasformazione operata da Gesù.
    Un modo per addolcire l'espressione del narratore è stato quello di attribuire al participio greco un valore incoativo: «e poiché il vino stava iniziando a mancare». Tale artificio, però, non risolve totalmente il problema, in quanto la frase di Maria dev'essere necessariamente tradotta così: «Non hanno più vino». Per eliminare questa incongruenza, sarebbe necessario attribuire alle parole di Maria un significato conciliabile con l'introduzione dell'evangelista.
    Un tentativo di risolvere questa dissonanza è stato fatto da M. Zerwick, il quale sostiene che nel Nuovo Testamento vi sono molti verbi espressi al presente, mentre in realtà designano un'azione futura. [1] Questo, dice, accade soprattutto con i verbi greci «essere» e «avere». Il motivo dipende dal fatto che l'idea espressa con il verbo «avere» in aramaico non viene resa con un verbo, bensì mediante la cosiddetta particella verbale, che è atemporale, seguita dal suffisso personale introdotto dalla preposizione «per».
    Sebbene tale particella verbale venga frequentemente usata per indicare il tempo presente, può anche designare un'azione futura. Applicando questa possibilità semantica all'originale aramaico delle parole di Maria, la loro traduzione potrebbe essere: «non ci sarà vino per loro». Però, se in questo modo si evita di dire che il vino è venuto a mancare, la vaghezza e l'indeterminatezza dell'avvertimento non concordano con le parole che Maria, dopo aver ascol-: tato la risposta di Gesù, rivolge ai servitori: «Fate quello che vi dirà». D'altronde, secondo il narratore, Gesù si rivolge prontamente a loro, dicendo: «Riempite d'acqua le giare». Uno stile narrativo corretto richiede che il commento di Maria sia congruente con la fine e con l'inizio del racconto. Noi pensiamo di esservi riusciti con la ricostruzione dell'originale aramaico, di cui offriamo la traduzione qui di seguito:
    Vino non c'è per loro il desiderabile (ossia, vino non hanno il desiderabile).
    Le parole di Maria non significano che il vino è finito, ma solo che non sarà sufficiente per tutto il banchetto nuziale. Di conseguenza, possiamo affermare che la Madre di Gesù ebbe un'idea estremamente sagace, quando cercò di rimediare al problema prima che fosse troppo tardi. E questo fu di sicuro un motivo sufficiente perché Maria ricorresse a suo Figlio.

    3. Fu dura la risposta di Gesù a sua Madre?

    Iniziamo l'analisi della risposta di Gesù a sua Madre citando il v. 4, secondo la versione prima menzionata:
    «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora».
    Nel testo greco, la risposta di Gesù contiene essenzialmente due gravi errori di traduzione. Nella prima metà, ciò che il traduttore considerò un pronome interrogativo, «che», in realtà era un avverbio di negazione, la cui traduzione avrebbe dovuto essere «non». Nella seconda metà della risposta di Gesù, il traduttore interpretò come un avverbio di negazione (la) ciò che in realtà era una particella enfatica, scritta con le stesse consonanti dell'avverbio, a cui in italiano equivalgono avverbi come «certamente, giustamente, ecc.»; il contesto suggerisce di volta in volta la scelta più opportuna. Lo stesso dicasi per altri elementi aramaici della frase che, come accade in tutte le lingue, non hanno un solo significato, ma possono averne vari. In forza di quanto detto, la versione dell'originale aramaico delle parole con cui Gesù rispose a sua Madre, a nostro giudizio è la seguente:
    Non per me, bensì per te, donna, è giunta opportuna la mia ora.
    Di fronte a questo originale aramaico della risposta di Gesù, non è difficile capire ciò che accadde in quello sposalizio di Cana. La Madre di Gesù, che naturalmente si stava occupando del banchetto insieme alle altre donne, ebbe modo di rendersi conto che il vino stava finendo, molto prima di quando in realtà sarebbe finito. La raffinatezza dell'azione di Maria fu quella di ricorrere a Gesù, che di sicuro si trovava assieme agli altri uomini invitati al banchetto, affinché riparasse all'umiliazione che incombeva sui novelli sposi.
    A nostro giudizio, con l'episodio avvenuto a Cana di Galilea si vuole suggerire un qualcosa che possiamo intuire analizzando altri testi evangelici: la Madre di Gesù non rimase reclusa nella sua casa di Nazaret, mentre Egli andava predicando in Galilea e Giudea. A Cana prende l'iniziativa di avvertire Gesù del pericolo che incombeva sugli sposi e sulle loro famiglie. Oltretutto, non solo avvisa Gesù e attende il suo aiuto, bensì si rivolge immediatamente, come specificato dall'evangelista, ai servi, ordinando loro: «Fate quello, che vi dirà». Dal momento che Gesù avrebbe potuto risolvere 4 problema solo procurando vino in abbondanza, riteniamo ovvio che Maria desse per scontata la necessità di far intervenire anche i servi.

    4. Quanto vino fornì Gesù alle nozze di Cana?

    Forse il dato del testo greco sul quale si basano maggiormente coloro che negano il valore storico di questo racconto è quello che nel v. 6 dice: «Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei giudei, contenenti ciascuna due o tre misure». Abbiamo già detto quanto sarebbe inverosimile pensare che Gesù avesse trasformato in vino più di seicento litri d'acqua, laddove ci attenessimo alla media delle quantità suggerite dall'evangelista. Dobbiamo comunque riconoscere che sarebbe altrettanto inverosimile supporre che coloro che avevano preparato il banchetto nuziale disponessero di così tanti litri d'acqua per la purificazione dei giudei. Peraltro risulta ugualmente inverosimile, e forse ancor di più, che ci fossero a portata di mano delle giare che potessero contenere una quantità d'acqua così spropositata.
    Ancora una volta, questo dato così assurdo del greco non va imputato all'evangelista Giovanni, bensì a chi tradusse il suo vangelo dall'aramaico al greco. Nella sua versione letterale, l'aramaico di questo versetto diceva:
    Vi erano là sei giare di pietra poste per la purificazione dei giudei, le quali contenevano un totale di due o tre misure.
    In pratica, le sei giare contenevano in totale ottanta o centoventi litri. Appare evidente che tale quantità d'acqua non è sproporzionata per la purificazione dei giudei, così come, una volta trasformata in vino, non è esagerata per le necessità di un banchetto nuziale nella città di Cana. Quindi, concludiamo dicendo: a Cana di Galilea, Gesù non fornì una quantità di vino esagerata per un banchetto di nozze.
    Riteniamo pertanto che nessun elemento del racconto possa essere utilizzato per confutare la storicità del miracolo operato da Gesù agli inizi della sua vita pubblica. Abbiamo cercato una spiegazione per le difficoltà più significative contenute in questo racconto miracolistico, senza soffermarci su altre di importanza minore. Ora, tenendo conto delle une e delle altre, affinché il lettore possa meglio percepire l'unità letteraria e la logica del racconto aramaico che abbiamo ricostruito, ne offriamo l'intera traduzione:

    1 E il terzo giorno si celebrò uno sposalizio a Cana di Galilea, e là c'era la madre di Gesù.
    2 Furono invitati alle nozze anche Gesù e i suoi discepoli.
    3 E come se prevedesse che sarebbe mancato il vino, dice a Gesù la sua madre: «Vino non c'è per loro il desiderabile».
    4 E Gesù le dice: «Non per me, bensì per te, donna, è giunta opportuna la mia ora».
    5 Sua madre disse ai servi: «Tutto quello che vi dirà, fatelo».
    6 Vi erano là sei giare di pietra poste per la purificazione dei giudei, le quali contenevano un totale di due o tre misure (= da ottanta a centoventi litri).
    7 Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le giare». E le riempirono fino all'orlo.
    8 Ed egli disse loro: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono,
    9 e come il maestro di tavola ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, non sapendo di dove venisse, ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua, chiamò lo sposo,
    10 e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono già sazi, quello meno buono; tu invece hai conservato fino a ora il vino buono».
    11 Questo fece all'inizio dei segni/miracoli Gesù in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.

    NOTA

    1 Cfr. M. Zerwick, El griego del Nuevo Testamento, trad. di A. de la Fuente Adánez, Estella 1997, § 278.

    (FONTE: La vita di Gesù nei testi aramaici dei Vangeli, BUR 2005, pp. 143-153)


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