(NPG 1969-04-75)
Qualcuno ha le idee confuse circa il sacro e il profano. Sia ben chiaro: il sacro e il profano non esistono nelle cose – nella musica, negli strumenti –ma dentro di noi. Se noi andiamo a messa come ad un concerto, allora siamo profani e diventa profana la musica che ascoltiamo, sia essa il gregoriano o il beat. Certamente il senso del profano ha radici profonde in molti adulti che non riescono a capire come i giovani possano cantare un «Gloria» o un «Signore, pietà» suonando delle chitarre elettriche senza mettersi a ballare. Ma una punta di profanità c'è anche in qualche complesso beat che suona in Chiesa per esibizionismo. Le chitarre elettriche sono entrate in Chiesa: benvenute, sono il segno che i giovani sono vivi e che la liturgia ha la forza di rinnovarsi sulla sua linea più autentica, quella dell'incarnazione. Ma sono anche una responsabilità: perché se cantiamo e suoniamo al Signore e per i nostri fratelli ma non abbiamo la carità, siamo quelle campane e quei cembali inutili di cui parlava S. Paolo. (Gino Stefani, in La messa per le comunità giovanili, Queriniana).
Per il tempo di Pasqua e nel quadro della catechesi sull'Eucaristia, presentiamo due canti, messi a punto da un gruppo di studenti teologi di Monteortone. Ci auguriamo di poterne far seguire altri.
CANTATE AL MONDO
Tempo di Pasqua: tempo delle «meraviglie» che il Signore ha compiuto in mezzo ai suoi: dalle imprese dell'Esodo pasquale degli Ebrei sino al mistero della vita, morte e risurrezione del Figlio di Dio.
Il «vangelo» è, dall'inizio, il gioioso annuncio della salvezza; a cui risponde il biblico «alleluja» o il giovanile «gioia, gioia, gioia nel mio cuor». Si nota come questo canto, nella sua estrema semplicità – che potrebbe diventare infantile, se non è riscattata da un'esecuzione molto calda e ben ritmata – presenti nel testo tutti i dati essenziali del Kerigma pasquale: quella di «Signore», infatti, è la nuova condizione di Cristo risorto e vivente presso il Padre e in mezzo ai suoi. Da questo fatto, s'illumina la contemplazione dei Suoi «misteri» e tutto il canto riceve una carica dinamica.
Potrebbe essere un buon canto finale, o anche un canto dono il Vangelo.

VIENI ALLA CENA
Tempo di Pasqua: tempo privilegiato del banchetto eucaristico, della cena del Signore con i suoi. Non senza un disegno misterioso, le apparizioni di Gesù risorto hanno un quadro conviviale: perché è qui che, dopo aver ascoltato la sua Parola, i nostri occhi si aprono e noi «riconosciamo» il Signore. nella frazione del Pane.
Le strofe proclamano la fede dei comunicanti; il ritornello è un reciproco invito dei fratelli a prendere posto, in segno di fraternità e in speranza del «posto» che Gesù ci ha preparato nella casa del Padre suo. Il Corpo eucaristico del Signore ci unisce e struttura nel suo corpo ecclesiale:
«intorno alla mensa l'amore crescerà,
il corpo di Cristo un solo corpo ci farà».
La struttura semplice e il ritmo deciso ma tranquillo ne fanno un ottimo canto di comunione.
















































