Pastorale Giovanile

    Il numero di NPG
    luglio-agosto 2026
    cover speciale 2026


    Newsletter
    luglio-agosto 2026
    NL luglio-agosto 2026

     P. Pino Puglisi
    e NPG


    Post it


    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Rubriche on line


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Le dichiarazioni sull'etica sessuale e i giovani d'oggi



    T. Goffi - R. Frattallone

    (NPG 1976-5-2)

    Per valutare i vari modelli di pastorale giovanile presentati nel numero precedente, abbiamo messo l'accento sul criterio dei «destinatari». È sempre importante ricordarci che «la misura e il modo della pienezza dell'annuncio cristiano sono variabili e relativi alle attitudini e necessità di fede dei singoli cristiani e al contesto di cultura e di vita in cui si trovano» (RdC 75). Ce lo ricorda, in termini molto pensosi, anche la recente esortazione apostolica «Evangelii nuntiandi»: «Il primo segno dell'amore fraterno (con cui vivere la responsabilità della evangelizzazione) è il rispetto della situazione religiosa e spirituale delle persone che vengono evangelizzate. Rispetto del loro ritmo, che non si ha diritto di forzare oltre misura. Rispetto delle loro coscienze e delle loro convinzioni, senza alcuna durezza» (79).
    Vogliamo applicare questo importante criterio pastorale ad un problema scottante e oggi all'ordine del giorno: l'etica sessuale.
    Lo facciamo, evidentemente, muovendo dal recente documento pontificio.
    I valori cristiani richiamati in quel documento, devono essere proposti ai giovani d'oggi in un linguaggio e all'interno di una visione d'uomo che permetta veramente di recuperare le indicazioni normative che sono suggerite.
    Ma, per fare questo, gli educatori sono chiamati, responsabilmente, all'impegno di tradurre la proposta, nella mentalità e nella esperienza dell'odierna comunità ecclesiale (italiana e giovanile).
    Questo studio è un contributo, molto stimolante, ad una fedeltà obiettiva e dinamica alla «dichiarazione». È montato a due voci, per guidare l'operatore pastorale frettoloso.
    Il primo intervento fonda la necessità di una reinterpretazione del documento sulla misura concreta dei destinatari.
    Il secondo avvia la reinterpretazione, offrendo proposte e indicazioni, già in un linguaggio che può essere direttamente rivolto ai giovani.
    Le cose espresse dal documento, in un orizzonte antropologico qualche volta lontano da quello dei giovani d'oggi, sono riproposte qui in una cultura che ad essi è più congeniale, senza svuotare nemmeno una battuta della originale normatività.

    COME LEGGERE LA (DICHIARAZIONE) AI GIOVANI

    Tullio Goffi

    (NPG 19876-5-3)

    La s. Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato una Dichiarazione (Persona humana) circa alcune questioni di etica sessuale. La Dichiarazione ricorda come sia compito proprio della Chiesa di insegnare quali siano gli autentici valori umani, nel cui rispetto ed osservanza sta la salvezza degli uomini. Afferma che simili indicazioni etiche non sono frutto di arbitraria creatività umana: si trovano già presenti nel disegno di Dio riguardante la creazione; sono iscritte nella natura stessa dell'essere umano. E, siccome il Verbo si è fatto carne, si può ritenere che tali norme, nella loro forma più genuina e suprema, sono raffigurabili «in Cristo, Salvatore e Santificatore, nella sua dottrina e nel suo esempio». Dopo aver detto come è necessario concepire la norma morale, la Dichiarazione fa dettagliate applicazioni a talune questioni d'etica sessuale. Si possono schematicamente così riassumere i principali modi, che il documento pontificio ritiene stabilmente acquisiti nella comunità ecclesiale: «ogni atto genitale umano deve svolgersi nel quadro del matrimonio»; «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e, in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione»; «la masturbazione costituisce un grave disordine morale»; «si deve ritenere che, nel campo sessuale, ancora si possono commettere peccati mortali»; «la fornicazione reca offesa allo Spirito di Cristo».

    UNA RESPONSABILE INTERPRETAZIONE

    Quando un documento pontificio inculca determinati principi etici, per un credente entro quale ambito si tratteggia il dovere di uniformarsi? Il Magistero ecclesiastico, sia pur preferendo un proprio sistema etico e un proprio linguaggio morale, lascia al dibattito umano la determinazione del linguaggio morale, il modo di sistematizzare il pensiero etico, la problematica delle situazioni da esaminare, le culture da adottare, le scelte politiche da seguire, le programmazioni economiche da attuare, le rivendicazioni sociali da realizzare. Il cristiano deve sapersi avventurare con propria responsabilità nella vita presente; immettersi nelle ricerche culturali attuali; affrontare criticamente le novità; aver la gioia di essere profetico in un mondo che muta; ritenere che attraverso le mode dottrinali si sa incontrare più profondamente il volere di Dio.
    Che cosa impone la Dichiarazione? Quale il suo richiamo etico? Essa ricorda che, attraverso le culture umanistiche antecedenti, il senso cristiano ecclesiale aveva saputo precisare e comunicare taluni valori umano-evangelici, i quali devono rimanere inalterati anche nella presente acculturazione. «Essi non possono, pertanto, ritenersi superati né messi in dubbio, col pretesto di una nuova situazione culturale». La Dichiarazione, se prescrive la conservazione di dati princìpi morali, non esige la conservazione del sistema aristotelico-tomista o stoico-scolastico, in cui essi venivano comunicati e inculcati; non richiede che siano accolti nel modo tradizionale passato, né entro culture estranee a quelle attuali. Essa attesta esplicitamente: «Questa dottrina tradizionale sarà approfondita, espressa in maniera adatta a illuminare la coscienza dinanzi alle nuove situazioni che si sono create, ed arricchita con discernimento da ciò che può essere detto di vero e di utile circa il significato e il valore della sessualità umana». I valori etici, enunciati nella Dichiarazione, lodevolmente possono e debbono essere interpretati secondo modi culturali diversi; possono e debbono essere espressi secondo una nuova valevole filosofia morale; possono e debbono essere enunciati secondo un nuovo linguaggio; possono e debbono essere tradotti secondo le esigenze dei giovani d'oggi. Pretendere che vengano ripetuti con la formula ecclesiastica usata dalla Dichiarazione, o secondo il metodo di argomentare proprio di una filosofia etica di ieri, o che siano valutati secondo motivi culturali oggi insignificanti, è rendere la dottrina ecclesiale repellente agli uomini d'oggi. La missione evangelizzatrice e magisteriale della Chiesa ha bisogno di annunciatori della sua verità, capaci di renderla credibile nell'oggi.
    Tutto questo si concilia con la necessità di coltivare fiducia sulla diffusione dei carismi fra i cristiani. I credenti sono chiamati ad essere, non semplici ripetitori della dottrina della Chiesa, ma interpreti profetici. Interpretare in modo profetico vuol dire presentare in modo originale la comune dottrina ecclesiale. La Giunta direttiva della Confederazione latinoamericana dei religiosi, riflettendo sulla molteplicità delle congregazioni religiose, ognuna delle quali testimonia un modo proprio di vivere lo spirito evangelico, si chiedeva se ciò non fosse un segno di deprecabile ottusità di fronte al messaggio evangelico. Perché non si dovrebbe indicare o vivere il Vangelo come in un coro unisono? Perché i religiosi non dovrebbero essere praticanti, in modo identico, dell'unico Evangelo del Signore? La Giunta direttiva dei religiosi latino-americani ha precisato: «Nei diversi carismi delle famiglie religiose si manifesta la multiformità del volto della Chiesa, che racchiude un segno di fecondità dello Spirito». Se è doveroso riconoscere l'opportuno pluralismo nel leggere e vivere l'Evangelo, tanto più è necessario il pluralismo nell'interpretare un documento del Magistero. Solamente se viene interpretata secondo le varie culture esistenti, una Dichiarazione ecclesiale sa riuscire veramente cattolica.
    Ai giovani d'oggi riesce generalmente sgradita ed ermetica la pretesa di dedurre la moralità in base alla natura dell'atto. Asserire che un'azione è peccaminosa in base alla sua oggettività materiale (cioè, per lo scopo inscritto nella sua oggettività materiale), è un modo astratto di parlare: non incide sulla responsabilità personale; non sa richiamare sufficientemente alla posizione che uno deve assumere di fronte agli altri; non rende coscienti sul come ci si qualifica nell'assemblea ecclesiale. Una simile argomentazione può commuovere il teorico, che abbia imparato a concepire la realtà formulata ontologicamente in una astrattezza metafisica. Il moderno è attento alla realtà esistenziale, nel suo divenire storico, in rapporto alle molteplici incidenze sociali, nella realizzazione della propria personalità attraverso il dono personale ai fratelli.
    Il discorso etico sulla sessualità, offerto dalla Dichiarazione, deve essere ripreso con fedeltà, tenendo presente che il sessuale è una forza diffusa in tutto l'essere umano; che gli conferisce la possibilità di maturare in modo maschio o femmineo; che si attualizza stimolato al contatto e in colloquio con gli altri soprattutto dell'altro sesso; che è in promozione dell'io in quanto sa situarsi in modo sociale-comunitario. La sessualità non è rinchiusa entro la preoccupazione di moderare un dato piacere o un atto biologico: essa è aperta su una vasta dimensione personale-comunitaria.

    INTERPRETARE PER VALORIZZARE

    Tutto questo si concilia con la necessità di coltivare fiducia sulla diffusione dei carismi fra i cristiani. I credenti sono chiamati ad essere, non semplici ripetitori della dottrina della Chiesa, ma interpreti profetici. Interpretare in modo profetico vuol dire presentare in modo originale la comune dottrina ecclesiale. La Giunta direttiva della Confederazione latinoamericana dei religiosi, riflettendo sulla molteplicità delle congregazioni religiose, ognuna delle quali testimonia un modo proprio di vivere lo spirito evangelico, si chiedeva se ciò non fosse un segno di deprecabile ottusità di fronte al messaggio evangelico. Perché non si dovrebbe indicare o vivere il Vangelo come in un coro unisono? Perché i religiosi non dovrebbero essere praticanti, in modo identico, dell'unico Evangelo del Signore? La Giunta direttiva dei religiosi latino-americani ha precisato: «Nei diversi carismi delle famiglie religiose si manifesta la multiformità del volto della Chiesa, che racchiude un segno di fecondità dello Spirito». Se è doveroso riconoscere l'opportuno pluralismo nel leggere e vivere l'Evangelo, tanto più è necessario il pluralismo nell'interpretare un documento del Magistero. Solamente se viene interpretata secondo le varie culture esistenti, una Dichiarazione ecclesiale sa riuscire veramente cattolica.
    Anzi, la cultura attuale la tratteggia tutta permeata di un proprio aspetto essenzialmente politico. Appare allora necessario che la comunità ecclesiale riprenda e riformuli i principi etici tradizionali in una nuova acculturazione, così da renderli credibili e praticabili dagli uomini d'oggi; per rendere i giovani coscienti come un gesto sessuale sia espressivo dell'intero atteggiamento personale; per diffondere la consapevolezza che la sessualità personale è profondamente condizionata dalla propria vita sociale-politica; per saper educare a vivere la propria sessualità all'interno di una carità ecclesiale. Veramente i credenti sono chiamati a cogliere i valori cristiani, richiamati nella presente Dichiarazione pontificia, e responsabilmente devono impegnarsi a tradurli nella mentalità e nell'esperienza dell'odierna comunità ecclesiale.

    Il dire (della masturbazione, dell'omosessualità, dei rapporti sessuali fuori del matrimonio e prima del matrimonio) che si tratta di cose naturali, è perlomeno ambiguo. Certo si tratta di cose a cui l'uomo è portato dall'istinto. Ma bisogna verificare se l'istinto è sempre da assecondare. È naturale per chi è ricco l'istinto di accumulare sempre di più, anche a costo di spogliare i poveri, come è naturale l'istinto dell'invidia, della collera, della vendetta. Ma l'uomo non è solo istinto. La ragione e, per il cristiano, la fede deve intervenire per guidare e, se occorre, frenare e domare l'istinto. 
    ll cristiano sa che questo gli chiede Gesù quando lo invita a portare la croce, come l'ha portata lui. Certo bisogna fare i conti con la debolezza umana, specialmente quando l'ambiente costituisce una provocazione continua alla ricerca sfrenata della soddisfazione sensuale: dal cinema alla compiacente pubblicità concessa ai film più spinti sulla grande stampa, alle pubblicazioni librarie e periodiche, al modo con cui talvolta l'educazione sessuale viene impartita, allo scardinamento sistematico di ogni principio religioso perseguito da persone e movimenti vari. Se, nonostante tutto questo, la Chiesa non si stanca di proporre ai cristiani la via stretta che sola – afferma Gesù – conduce alla salvezza, essa può contare sulla forza che viene da Dio come risposta alla preghiera umile e fiduciosa. Ma occorre ricordare che l'impegno della Chiesa di difendere gli autentici valori della sessualità dai disordini che la minacciano, è la difesa dell'amore vero: di quell'amore che non cerca solo la soddisfazione dell'istinto.

    (Card. Michele Pellegrino)

     

    I CONTENUTI DA PROPORRE A UN GIOVANE DI OGGI

    Raimondo Frattallone

    (NPG 1976-5-7)

    Parlare oggi di morale può riuscire relativamente facile oppure diventare un'impresa oltremodo difficile. E facile proclamare i grandi principi della morale relativi al primato della carità, al valore della persona, alle esigenze impellenti della giustizia sociale, ecc. Ed è anche relativamente facile trovare una consonanza perfetta tra questi principi generali, le istanze emergenti dal mondo di oggi, e il fondamento stabile della Parola rivelata.
    Invece è impresa ardua tentare di applicare questi principi evidenti alla vita pratica di ogni giorno. E l'antinomia che ne consegue sembra insolubile: da un canto i principi morali appaiono assoluti, d'altro canto la realtà personale e storica è talmente mutevole che sembra rifiutare qualsiasi riferimento a norme stabili.
    Il discorso si complica ulteriormente quando l'affermazione di questi principi etici, che dovrebbero scaturire dalla vita e servire alla vita, viene fatta dall'autorità oppure da qualche studioso di morale; infatti nasce il dubbio che colui che proclama simili principi assoluti non abbia precedentemente ascoltato e compreso l'uomo concreto.
    È evidente che come premessa e sottofondo di ogni problematica morale e come riaffermazione dei principi etici si ritrova una ben determinata immagine dell'uomo, del sociale, della Parola di Dio, della Chiesa, ecc. E il pluralismo culturale in cui noi viviamo fa coesistere contemporaneamente visioni molto diverse fra loro. Il mondo giovanile ci appare profondamente marcato dagli elementi che costituiscono il pluralismo e il cambio di cultura in atto nella società moderna (personalismo, socializzazione, secolarizzazione, ecc.). Dentro questa «cultura giovanile» occorre ritrovare i fondamenti dell'imperativo etico, che, mentre dà senso globale all'esistenza, agisce come forza motivazionale nelle singole scelte morali della persona.
    Lo sforzo di comprensione della «cultura giovanile» è tanto più necessario quanto più il nostro orizzonte di comprensione è distante (per motivi culturali, di età, di pregiudizi, di esperienza, ecc.) dal mondo giovanile.
    La dichiarazione della Sacra Congregazione per la dottrina della fede su «alcune questioni di etica sessuale» tocca argomenti molto urgenti nella vita dei giovani; e sebbene essa si esprima in un linguaggio chiaro delineare, tuttavia non ci sembra vicina al mondo culturale giovanile. Nelle riflessioni seguenti cercheremo di rileggere i punti più importanti del documento pontificio in modo da poterne enucleare i valori perenni che possano essere percepiti anche dal mondo culturale dei giovani.

    VALORE DELLA SESSUALITÀ

    Nella cultura attuale si assiste ad una specie di spostamento di attenzione dal cosmo (dalla realtà che sta di fronte a noi) alla persona (considerata come il centro della vita individuale, sociale e storica). In questa prospettiva la sessualità non è solo un dato biologico o istintuale più o meno ribelle, ma è un fatto di globalità: è tutta la persona che è sessuata e sessualmente determinata (dalla strutturazione di ogni singola cellula, alla componente psicologica; dagli aspetti biologici a quelli dei rapporti sociali). Perciò non si accetta più la visione puramente «funzionale» della sessualità umana, vista solo in quanto finalizzata alla procreazione o solo come godimento del piacere connesso con l'uso delle facoltà generative.
    La sessualità in tutte le sue componenti (biologiche, istintuali, affettive, trascendenti) non è qualcosa che si trova accanto o – peggio – contro la persona, ma è una forza di tutta la persona; e in quanto energia deve contribuire, insieme alle altre energie della persona, alla maturazione di una personalità armonica, capace di realizzare il proprio progetto di vita. Se dalle considerazioni strettamente personali e individuali passiamo agli aspetti sociali della sessualità (aspetti cui i giovani sono molto sensibili, oggi), vediamo che la strutturazione intima dell'essere umano, anche per la sua costituzione sessuale, è una struttura dialogale: l'io deve trascendersi per incontrare un tu, affinché possa sempre meglio identificarsi come io.
    Penso che non sia una forzatura del testo pontificio dire che è questo il valore inculcato (la sessualità in tutta la sua rilevanza per la maturazione della personalità e per la sua apertura agli altri), allorché si afferma che l'«ordine morale della sessualità comporta per la vita umana valori così alti, che ogni violazione diretta di quest'ordine è oggettivamente grave» (n. 10 f).
    Il motivo fondamentale di questa valutazione sta nel fatto che la sessualità non è un fatto periferico o di poca incidenza nella persona umana, ma una componente globale della persona vista sia come individuo che come persona dialogante aperta al tu e agli altri.
    Molto opportunamente il documento ricorda che «nelle colpe di ordine sessuale avviene più facilmente che non sia pienamente dato un libero consenso, e questo suggerisce di essere prudenti e cauti nel dare un giudizio circa la responsabilità del soggetto» (n. 10 g).
    Ai giovani, che maturano ogni giorno nella via dell'amore, dobbiamo ad un tempo presentare la ricchezza polivalente della sessualità umana verso cui orientare la propria maturazione, e le difficoltà concrete che ostacolano, in vario modo e fino a far compiere dei gesti non pienamente umani, la progressiva integrazione delle energie sessuali nella persona.

    L'AMORE PRIMA DEL MATRIMONIO

    Il periodo del fidanzamento e della preparazione immediata al matrimonio, è sottoposto a due forze che sembrano contraddittorie tra loro: la necessità di esprimere, anche sensibilmente, un amore che cresce ogni giorno, e la ricerca di un limite che precisi quali sono i gesti propri del fidanzamento, distinti dai gesti propri dell'amore matrimoniale.
    Si adducono motivazioni diverse per giustificare il rapporto completo tra i due fidanzati prima del matrimonio. Si dice che dal punto di vista psicologico l'amore tra i due può essere già maturo, o che è proprio la donazione totale che farà maturare un amore più umano e un vincolo più stabile tra i due partners. Si dice che ci possono essere situazioni sociali tali che costringono i due fidanzati a dilazionare la celebrazione del matrimonio, mentre essi sono già pronti a vivere insieme come sposo e sposa. Anche in questo caso si afferma che l'atto coniugale non è sganciato dalla maturazione in amore dei due futuri eventuali sposi. Si cercano pure argomenti di natura teologica: non è la Chiesa-società che fa il sacramento, ma la volontà dei due contraenti che esprime il loro amore totale e definitivo; orbene, tutto questo può esserci a prescindere oppure prima della celebrazione del matrimonio.
    Queste motivazioni contengono in sé qualcosa di vero, ma non tengono conto di tutti gli aspetti essenziali della complessa realtà del matrimonio.
    Le considerazioni di natura psicologica, se vengono vagliate seriamente, soprattutto se vengono riferite al futuro dei singoli fidanzati e della eventuale futura coppia, provano proprio il contrario. Infatti il gesto sessuale, posto da una volontà che ancora non si è totalmente impegnata (anche se è orientata verso una decisione), oppure scaturito da una persona che ha bisogno delle «prove d'amore» (perché probabilmente dubita che l'altro la ami totalmente), contribuisce a mantenere la coppia di fidanzati in un clima di indecisione e di ricerca: in questo caso il gesto totale di donazione richiesto alla persona amata non ha come sostegno una volontà che ha già scelto definitivamente, ma una persona che si trova in una situazione di «ipotesi di amore» totale.
    L'amore tra i fidanzati deve maturare ed esprimersi in tante altre forme (comprensione, ascolto, conforto, confronto del proprio progetto di vita, compartecipazione alle gioie e ai dolori, manifestazioni ordinarie di affetto, ecc.), con cui si dimostri che quel che si ama è la persona amata nella sua totalità e non le espressioni strettamente matrimoniali. Né va dimenticato che proprio tutte queste altre manifestazioni costituiranno l'atmosfera e il contesto abituale della convivenza familiare tra gli sposi, e quindi bisogna prepararvisi in tempo.
    Il gesto di amore completo (per rimanere autentico gesto di amore umano, vero e definitivo) non può vivere nella precarietà del rapporto prematrimoniale. Esso non sussiste da solo, ma si colloca nel contesto più ampio di due esistenze che già sanno di poter condividere tutto. E questa certezza (anche dal punto di vista psicologico) si raggiunge ordinariamente solo con la promessa solenne fatta nella celebrazione del matrimonio.
    L'amore vero che fa trascendere il proprio «io» per una vita di comunione con un «tu», cui comunica il proprio anelito verso una felicità piena, è un amore che si inserisce necessariamente nella comunità umana e cristiana. La pubblica manifestazione del consenso matrimoniale (di fronte alla società civile e di fronte alla comunità ecclesiale) non è soltanto un fatto puramente giuridico, ma corrisponde profondamente alla natura sociale dell'uomo, che è consapevole che le decisioni gravi che sgorgano dal profondo della sua esistenza contribuiscono alla creazione di una città più umana.
    Inoltre l'uomo attende dalla società le garanzie perché le sue decisioni importanti (e il matrimonio è tra le più importanti) siano riconosciute e sostenute dalla comunità. Né va sottaciuto il fatto che il «sì» di amore pronunciato in pubblico obbliga la persona ad una maggiore ponderatezza, serietà e impegno.
    Questi valori personali e sociali vengono proposti dal documento pontificio sull'etica sessuale, in un contesto dove vengono addotti gli argomenti della Sacra Scrittura per la condanna dei rapporti prematrimoniali: «per quanto sia fermo il proposito di coloro che si impegnano in tali rapporti prematuri, resta vero, però, che questi non consentono di assicurare, nella sua sincerità e fedeltà, la relazione interpersonale di un uomo e di una donna e, specialmente, di proteggerla dalle fantasie e dai capricci» (n. 7 b).
    L'amore dei fidanzati, aurora della donazione matrimoniale, deve maturare e crescere. Ciò avverrà certamente quando si supereranno l'insabbiamento e gli scogli dei rapporti prematrimoniali per un amore che sia ad un tempo apertura al tu, donazione della esistenza ad un figlio, coscienza di essere cellule vive nella Chiesa e nella società umana.

    QUANDO L'AMORE NASCE MORTO

    Tra i tanti aspetti misteriosi della sessualità umana, c'è quello della omosessualità, che devia l'istinto sessuale per ricercare l'incontro e la soddisfazione sessuale con persone del proprio sesso.
    La maturazione della personalità umana viene menomata in maniera molto profonda sia nella dimensione dell'individuo che nella dimensione comunitaria.
    Gli aspetti sociali di questa anomalia sono parecchi e si esprimono in forme molto eterogenee; essi vanno dalla condanna a pene detentive per questi poveri ammalati secondo alcune legislazioni civili, a atteggiamenti di comprensione, a iniziative per la loro guarigione, fino alle pretese di coloro che giustificano «le relazioni omosessuali in una sincera comunione di vita e di amore analoga al matrimonio» (n. 8 c).
    I giovani di oggi, particolarmente sensibili ai valori della sincerità e della solidarietà umana, capiranno molto facilmente che di fronte a una deviazione (che può essere stata causata da agenti psicologici o bio-fisiologici...) il primo impegno è quello di aiutare l'omosessuale a guarire dalla sua anomalia.
    Non sarà certo la menzogna impietosa che, con il pretesto di una totale libertà sessuale, non muove un dito per aiutare chi è afflitto da simili anomalie, a fare maturare autenticamente tali personalità che han bisogno di aiuti particolari.
    Il problema della omosessualità ha tanti aspetti: è problema che tocca l'individuo che ne è colpito, il quale deve conoscere e riconoscere con oggettività la sua situazione; è problema che tocca la famiglia e gli educatori, che con i loro interventi educativi dovranno armonizzare, sostenere, recuperare una personalità che tende a deviare; è spesso problema che richiede l'assistenza dello specialista; certamente non sarà una sanzione penale a ristrutturare una personalità deviata, anche se la legislazione può prevedere determinati interventi di natura preventiva o di profilassi. Dal punto di vista della morale personalista, nel caso degli omosessuali ci si trova di fronte allo scacco del pieno sviluppo dell'amore. Un amore che non accende la vita è un «amore-morte». Rimane però vero che anche attraverso una dolorosa esperienza omosessuale (a guarigione avvenuta) può maturare una personalità che forse saprà apprezzare meglio cosa significhi che «l'amore è vita».
    La dichiarazione pontificia sull'etica sessuale, nell'individuare gli orientamenti pastorali per questa categoria di persone, pur ribadendo la condanna della omosessualità in sé, ricorda che «devono essere accolti con comprensione e sostenuti nella speranza di superare le loro difficoltà personali e il loro disadattamento sociale. La loro colpevolezza sarà giudicata con prudenza; ma non può essere usato nessun metodo pastorale che, ritenendo questi atti conformi alla condizione di quelle persone, accordi loro una giustificazione morale... Questo giudizio (di condanna) della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che, in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione» (n. 8 d).

    DALLA SCOPERTA DEL PROPRIO CORPO AD UN AMORE OBLATIVO

    Tra i vari problemi morali legati alla sessualità, uno particolarmente complesso e sempre urgente, soprattutto nella vita e nella pastorale giovanile, è quello della masturbazione.
    La problematica della masturbazione, legata alla scoperta mai completamente esaurita del proprio corpo, gioca un ruolo particolare nella maturazione psicologica della persona. Le energie che sono fonte di piacere prima o poi pongono l'interrogativo più globale (che contiene pure l'aspetto morale) : qual è il senso di questi momenti di piacere nel contesto totale della persona. Inoltre si scopre progressivamente che ogni piacere inserito nella nostra esistenza è veramente umano e umanizzante solo nella misura in cui viene condiviso con gli altri.
    Avviene così che gli aspetti strettamente psicologici (legati alla maturazione dell'io) si intrecciano con gli aspetti personali e sociali: la gioia è veramente umana quando apre gli orizzonti dell'io al tu e al noi. Sorge allora l'esigenza di una chiarificazione morale che disveli il senso della sessualità per la persona, che dica quali condizionamenti di natura psicologica o sociale occorre superare perché l'uomo possa amare gli altri in maniera veramente libera.
    La masturbazione come semplice scoperta bio-psicologica del piacere legato alla sfera genitale è in sé qualcosa di pre-morale, e nella storia di ogni uomo si ricollega al periodo infantile. Diversa la situazione di un adolescente che deve attraversare la fase autoerotica per giungere all'eteroerotismo; dal punto di vista morale occorrerà ritrovare nel proprio progetto di vita il significato profondo che la sessualità assume per la persona e il rischio conseguente di involuzione psicologica cui può condurre il vizio solitario. Quella che gli psicologi chiamano «masturbazione di compenso» può ritrovarsi in personalità deboli (adolescenti, giovani, e anche adulti) che di fronte a qualche grave frustrazione o scacco si rinchiudono nel loro mondo preadolescenziale. La persona non matura rinchiudendosi in sé, ma affrontando direttamente le difficoltà della propria esistenza, fiduciosa nelle proprie energie e nell'aiuto che la comunità circostante può offrire per la realizzazione del proprio progetto di vita.
    La masturbazione (sia il singolo atto, sia soprattutto l'abitudine) svela tutta la sua deviazione dalla norma morale quando la si considera dal giusto punto di vista, e non solamente a partire da considerazioni descrittive proprie della psicologia dell'età evolutiva o da un esame dei dati statistici. La visione globale, che illuminerà anche l'aspetto particolare della masturbazione, è quella che vede nella sessualità una componente necessaria per la maturazione della personalità.
    La masturbazione in sé (a prescindere da situazioni particolari o stati di animo del soggetto) è una forma di egoismo e di bloccaggio nel cammino di maturazione verso un amore oblativo. E l'obbligo di crescere nell'amore (e di impedire ogni forma di involuzione del nostro potenziale di donazione) non è un precetto secondario o marginale per la struttura morale dell'uomo, ma è l'imperativo fondamentale che sottostà a tutta la vita morale. Per questi motivi il documento della Congregazione per la dottrina della fede riafferma che «sia il magistero della Chiesa sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazioni che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato» (n. 9 a).
    Nella pratica pastorale (confessione, direzione spirituale) occorrerà distinguere nettamente gli aspetti psicologici del fatto della masturbazione (che ci possono esser utili per conoscere le cause che la originano; l'immaturità del soggetto sia sul piano psicologico che su quello morale; i pericoli di una involuzione psicologico-affettiva; la debolezza di volontà del soggetto travolta dalla violenza di un clima sociale altamente erotizzato...) dagli aspetti propriamente morali. E la moralità entra in campo non soltanto per valutare un fatto passato, ma soprattutto per rivedere e rilanciare un impegno serio mirante alla attuazione del proprio progetto di vita. In questo contesto ci appaiono molto oculati questi suggerimenti pastorali della «dichiarazione»: «Nel ministero pastorale, per formarsi un giudizio adeguato nei casi concreti, sarà preso in considerazione, nella sua totalità, il comportamento abituale delle persone, non soltanto per ciò che riguarda la pratica della carità e della giustizia, ma anche circa la preoccupazione di osservare il precetto particolare della castità» (n. 10 e).

    CONCLUSIONE

    Abbiamo riletto i punti più importanti del documento pontificio tentando di avvicinarlo alla mentalità giovanile.
    Nella ricerca appassionata della verità, della giustizia e dell'amore ogni giovane persegue quei valori che danno luce e comprensione al dono divino della sessualità umana.
    Il nostro augurio è che i giovani prima di trovare degli adulti che parlino loro della castità, possano incontrare una comunità di fede, di speranza e di amore che con la coerenza della esistenza cristiana proclami il valore evangelico: «Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio» (Mt 5,8).

    Il Vangelo, e quindi l'evangelizzazione, non si identificano certo con la cultura, e sono indipendenti rispetto a tutte le culture. Tuttavia il Regno, che il Vangelo annunzia, è vissuto da uomini profondamente legati a una cultura, e la costruzione del Regno non può non avvalersi degli elementi della cultura e delle culture umane. 
    La rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre.

    Evangelii nuntiandi, n. 20



    IN PRIMO PIANO

    La voce dei lettori
    lettore unsplash


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 
    geralt earth 3537401 pixabay


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


     PG negli USA
    Sfide e rinnovamento
    pg usa pexels


    I sensi come
    vie di senso nella vita


     


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica
    katie gerrard 2Eam2lDSIqs unsplash


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali
    saper essere


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi
    ragazza che legge