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    Introduzione a: Animazione e animatori nella pastorale giovanile



    (NPG 1969-06/07-10)

    La società tecnologica ha addormentato l'uomo: ne ha fatto un ingranaggio della potente macchina economica. Gli ha riempito le mani di doni meravigliosi, che hanno addolcito il duro suo cammino; ma ha spento la luce della creatività e della iniziativa personale.
    Ha tuffato l'uomo nel vuoto.
    Sono in tanti ad affollarsi lungo le strade della vita, ad invadere le spiagge, le autostrade, i treni, gli aerei, i pullman, i cinema, i teatri, i centri culturali.
    Eppure è solo, spesso, un enorme brulichio di solitari, di isolati che vivono gomito a gomito, ignorandosi a vicenda. Per superare questo grosso rischio, gli esperti in umanità hanno inventato la figura dell'animatore, un nuovo apostolo dell'era industriale.
    Inserito a pieno ritmo nel suo mondo, l'animatore cerca di stimolare la partecipazione critica alle iniziative sociali, ricreative, culturali, attraverso la consapevolezza delle singole persone.
    La pastorale giovanile, nello sforzo di avvicinare i giovani alla salvezza pasquale di Cristo, ha scoperto la potente carica dinamica dei gruppi.
    Ma l'educatore è rimasto troppo spesso un estraneo mal sopportato, uno «di fuori».
    Ora l'educatore sente la vocazione a convertirsi.
    Si sveste del manto dell'autorità e della saggezza; si fa uno che vive dentro. L'educatore diventa animatore. Per stimolare, senza paternalismo; per guidare, senza la pretesa di far da guida; per insegnare, senza montar in cattedra.
    Questo numero di Note di Pastorale Giovanile vuole offrire un servizio di riflessione e di proposte concrete di metodologia, per operare questa difficile conversione. Il discorso sarà completo quando, in un numero successivo della Rivista, avremo analizzato anche una galleria di tipi concreti di animatori pastorali e ne avremo individuato le varie forme di spiritualità specifiche.

    UN BISOGNO NUOVO: ANIMATORI E ANIMAZIONE

    L’animatore nella società contemporanea

    L'animatore non è stato inventato dalla pastorale.
    È sorto in complessi industriali, in centri culturali, in movimenti di servizio sociale come rimedio alle alienazioni che la società tecnologica può portare.
    L'operatore pastorale, per non percorrere, brancicando magari, una strada che altri hanno ormai aperto e esperimentato, deve guardarsi d'attorno, prendere le mosse da iniziative già confermate dall'esperienza, mettersi, con umile, coraggiosa disponibilità alla scuola dei tecnici. La storicizzazione a livello di esigenze personali non può che partire da una profonda conoscenza della realtà.
    G. Anfossi tratteggia, in carrellata veloce, le urgenze e i motivi del successo dell'animatore, nella civiltà contemporanea, e una panoramica dell'impiego di questa figura nuova nelle realizzazioni non specificamente di carattere pastorale.
    • I problemi che la società e la cultura contemporanea pongono all'uomo di oggi.
    • I gruppi di animazione come risposta ad una esigenza: l'animazione come tecnica e come spirito.
    • Panoramica dell'impiego dell'animatore nelle realizzazioni laiche: dai primi passi alla situazione odierna.

    Perché parliamo tanto di animatori?

    La maturazione dell'educatore in animatore non è un indulgere alle mode del momento. La pastorale giovanile sta battendo la strada dei «gruppi», per essere fedele alla vita. Il dinamismo dei gruppi che, tutto sommato, sottende quanto di più spontaneo affiora nel movimento psicologico, anche inconsapevole, della gioventù odierna, richiede, con urgenza riconfermata, la presenza di sostegno dell'adulto, dell'educatore.
    Ma ne postula una presenza trasformata, diversa: forse più umile e disponibile, certo più vera e più qualificante.
    Questa tipologia «nuova» di interventi è analizzata da G. Negri, in tutte le sue movenze e implicanze: dalle dinamiche in cui l'animatore è chiamato ad operare, al momento in cui ne viene sottolineata la urgenza, al modo concreto di giocare il proprio ruolo educativo.
    • Un'affrettata e acritica accettazione del «tempo dei piccoli gruppi», ha suscitato negli educatori alcune perplessità e incertezze pedagogiche che vanno rimosse, per poter procedere in fase qualificante.
    • Quando e come sorge, in gruppi ben funzionanti l'esigenza dell'animatore: il momento-chiave per una presenza desiderata-accettata-stimolatrice.
    • La figura dell'animatore, nel contesto della pastorale giovanile, è definita dall'analisi delle sue funzioni:
    – l'animazione indiretta, come stimolazione e come inclinazione di tutto l'ambiente educativo;
    – le caratteristiche dell'animazione diretta;
    – il cuore dell'azione dell'animatore è la sua capacità di dialogo pastorale: il dialogo è amplificatore, rivelatore, interprete, unificatore di situazioni e movimenti;
    – la presenza dell'animatore nella circolazione dei valori.

    Se questo è un animatore

    La maturazione dallo stato di «educatore-maestro» a quello di «educatore-animatore» non è semplice. Tutt'altro.
    Richiede, spesso, la rottura con una mentalità assimilata e diventata ormai connaturale. Richiede disponibilità e libertà. Si supera il piano di formazione tecnica, per sconfinare in quello di preparazione umana e cristiana. A. Ellena, con note centratissime nella formulazione sintetica, sviluppa la linea di maturazione che l'animatore è chiamato a percorrere. Le sue riflessioni trasbordano continuamente dai rilievi a carattere tecnico a quelli di profondo sapore esistenziale. Sono spesso in linea negativa, ma evidenziano nei risvolti più vivi, una sincera carica di positività: si tolgono le incrostazioni per porre in luce la trasparenza dell'uomo.
    L'articolo porta avanti cioè, con chiarezza, il discorso dell'animatore «adulto» completo, per poter incontrare e qualificare gli altri, i giovani soprattutto.

    • L'animatore sa inserirsi nel rapporto con l'altro con la strategia della libertà, rifiuta cioè
    – la strategia della paura
    – la strategia dell'attesa
    – la strategia della prudenza
    – la strategia del regolamento
    – la strategia del compromesso
    – la strategia dell'anonimato.

    • L'animatore ha come atteggiamento radicale una profonda disponibilità alla verità, articolata in quattro sensi fondamentali:
    – senso di fedeltà
    – senso di responsabilità
    – senso di bontà
    – sano realismo.

    • Per questo, l'animatore è una personalità unificata ed aperta all'universalità dei valori, contro ogni forma di particolarismo.

    FIGURA E FUNZIONE DELL’ANIMATORE

    La funzione dell’animatore nella dinamica di gruppo

    L'animatore – in campo di pastorale giovanile – è chiamato a svolgere la sua funzione all'interno di gruppi di giovani.
    La sua presenza non può essere caratterizzata né dalla imposizione esterna, per non porsi in partenza in stato di rifiuto globale, né dalla giustapposizione, per non rimanere continuamente marginale alla vita intima del gruppo. Per assolvere in pienezza la sua funzione all'interno, egli deve partire desiderato e vivere integrato.
    D'altra parte, per non ricadere nella vecchia prassi sintetizzata nella formula, certo esasperata, «educatore-maestro», l'animatore è chiamato a collaborare attivamente con tutte le forze educative di cui il gruppo è denso, in piede di disponibile parità: i vari leaders prima di tutto, i singoli membri, le interazioni reciproche, le aperture ad altri interessi.
    C. Della Porta ripropone le dinamiche educative del gruppo, sotto l'angolo visuale della funzione dell'animatore, con accentuazioni interessanti sui reciproci momenti di contatto.
    • Il gruppo è la minima unità associativa in cui è possibile tra i membri il colloquio e lo scambio.
    • L'animatore, nel gruppo, è chiamato
    – a comprendere e favorire la vita del gruppo derivante dalle interazioni reciproche dei membri (funzione psicologica);
    – a farsi attento all'originalità di ogni singolo (funzione pedagogica);
    – a mediare i contenuti religiosi in riferimento alle esperienze quotidiane dei membri del gruppo (funzione di mediazione religiosa).
    • I rapporti tra animatore e leaders per la funzionalità del gruppo.

    La funzione dell’animatore nella circolazione dei valori

    Il compito specifico dell'animatore, all'interno di un gruppo, è quello di porre in movimento circolatorio, valori e idee, che i singoli membri possano facilmente assimilare, per la loro maturazione.
    Quindi non in forma astratta, ma continuamente incarnata in modelli tangibili di testimonianza.
    Solo così il gruppo procede dagli interessi spesso solo epidermici a problematiche più qualificanti, e avanza con ritmo che permetta la continua integrazione a livello di vita di quanto è stato appreso.
    Per realizzare tutto ciò, l'animatore deve essere un semplice tecnico, profondo conoscitore di tutti i dinamismi psicologici su cui far leva, o deve essere «uno che ci crede» e che vive quanto cerca di portare in evidenza?
    Deve però imporre, con il peso della sua presenza, certo molto significativa, le sue idee agli altri, costringendoli benevolmente a battere la sua strada, perché è oggettivamente la migliore?
    Come può giocare un ruolo che sia rispettoso della personalità dei singoli e contemporaneamente testificante e stimolante?
    L'articolo di M. Pollo dà una risposta attenta e competente a questi interrogativi, legati alla funzione dell'animatore come modello di comportamento.
    • L'animatore in base alla sua formazione tecnica opera con un forte grado di approssimazione scientifica, ma ripete la carica di potenzialità e incisività dal suo impegno amoroso di apostolo.
    L'animatore non è un tecnocrate, ma un militante tecnico.
    • La sincerità e la criticità come strategie di libertà e di rispetto.
    • Le modalità con cui l'animatore può assolvere la sua funzione attivizzante e catalizzante, nella circolazione delle idee, all'interno del gruppo.

    LA FORMAZIONE DELL’ANIMATORE

    Giustificazione teologica dell’animatore

    Il quadro dell'animatore ideale, per essere concreto, richiede una immediata traduzione in termini di formazione: va condotto entro linee di progressivo sviluppo.
    Ne affrontiamo due, in questo numero della Rivista; la dimensione teologica e quella metodologica, rimandando quella psicologica allo studio di G. Negri, I contenuti della formazione umana e cristiana del giovane animatore laico, apparso in Note di Pastorale Giovanile, 1968/6-7.
    G. Gozzelino si pone il problema di quale sia il motivo teologico fondante e qualificante la realtà dell'animatore e lo scopre nella caratteristica «laicale» del cristiano, profeta, sacerdote e re. Questi tre aspetti sono quindi sviluppati, lungo le prospettive dell'animazione.
    Lo studio ha lo scopo di presentare quasi un parametro di indicazioni cui l'animatore può fare ricorso, quando gli nasce dentro l'interrogativo così assillante del «perché» uscire dalle retrovie, per fare qualcosa di diverso...
    Queste riflessioni segnano la linea di formazione teologica a cui va avviato, proprio per la gioiosa esecuzione della sua funzione.
    • L'animatore, proprio perché è chiamato ad assolvere una azione stimolante e ascendente, agisce sempre in quanto laico.
    • Il modo di animazione ripete le tre funzioni caratteristiche della sua vocazione laicale: sacerdote, profeta e re.
    • Il problema dell'inserimento nella Chiesa locale, come primo momento del suo impegno battesimale.

    Dai gruppi alla revisione di vita

    Il processo di formazione degli animatori richiede la scoperta di un contesto, di un clima in cui poter operare, per la sicurezza del risultato, e di un metodo che sia proporzionato allo scopo da raggiungere.
    Le linee di metodologia, indicate nell'articolo di R. Tonelli, tentano una risposta a queste problematiche.
    Ogni cammino in avanti, per essere costruzione progressiva anche se lenta, ha bisogno di avere con chiarezza il punto d'arrivo davanti agli occhi: la mèta illumina ogni passo speso per raggiungerla.
    Sono perciò indicate, in forma sintetica, le urgenze che fondano la realtà dell'animatore. Il gruppo di riferimento, dotato di caratteristiche specifiche per la particolare situazione in cui si trova l'animatore, viene indicato come il contesto più opportuno per una formazione che cammini a ritmo con la vita.
    La revisione di vita, analizzata secondo due tecniche complementari, è presentata invece come il metodo più sicuro per integrare a livello personale e reale, conoscenze professionali e contenuti teologici.
     I punti di arrivo, in sintesi, della formazione di un animatore:
    – un bagaglio di conoscenze tecniche sulla dinamica di gruppo;
    – un fascio ben assimilato e esistenziale di contenuti teologici;
    – una forte capacità di dialogo.
    * Questo processo formativo esige il gruppo come clima di riferimento continuo, non solo per rispetto ai segni dei tempi, ma per la funzione specifica che l'animatore è chiamato ad assolvere.
     Questo processo formativo esige la revisione di vita come metodo. Perché la revisione di vita si inserisce nel processo motivazionale, per una riorganizzazione cristiana della personalità. E perché la revisione di vita aiuta quell'integrazione tra fede e vita di cui l'animatore deve farsi modello.



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