San Francesco di Sales maestro di vita spirituale per i giovani /6
Il divino e l’umano nella spiritualità di San Francesco di Sales
Wim Collin
(NPG 2022-03-58)
Domenica 29 gennaio 1967 San Paolo VI nell’Angelus diceva: «Non vogliamo dimenticare che oggi ricorre la festa – sebbene la liturgia domenicale non ne faccia parola – di San Francesco di Sales, del quale abbiamo celebrato il quarto centenario della nascita»[1]. In quella occasione il Santo Padre aveva pubblicato la sera prima una lettera apostolica dal titolo Sabaudiae Gemma, la gemma, la pietra preziosa della Savoia. «Non conoscete ancora questo documento […] ma certo conoscete questo santo. È una delle più grandi figure della Chiesa e della storia, […] fu il Maestro di spirito che insegnò la perfezione cristiana per tutti gli stati della vita»[2]. Se c’è un messaggio che è il cuore dell’insegnamento teologico spirituale di San Francesco è appunto quello a cui si riferiva il Santo Padre: “la chiamata alla santità per tutti”. Ogni cristiano, di ogni stato o rango, è in grado di diventare santo, di vivere santamente. E la santità non è, come si credeva nel passato, il “diritto e dovere” soltanto dei monaci, dei religiosi o dei sacerdoti. La santità nel pensiero di Francesco è una vocazione inclusiva e non esclusiva, la santità non è straordinaria, non è irraggiungibile ma appunto raggiungibile. Scrive nell’Introduzione alla vita devota: «Quasi tutti coloro che hanno trattato della devozione [cioè della vita spirituale], hanno voluto istruire persone separate dal mondo, o perlomeno, hanno insegnato una devozione che porta a questo isolamento»[3]. E tale non è la convinzione di Francesco. La santità per tutti è una avventura divina e umana. Il divino non può escludere l’umano e viceversa.
Chi è Dio?
Il Dio presentato nelle opere di San Francesco di Sales è il contrario di un Dio terrificante, di un Dio che fa tremare la terra e i suoi abitanti, di un Dio che punisce e manda i peccatori all’inferno. Quasi totalmente opposta è l’immagine salesiana del divino. E l’origine di tale immagine ha un fondamento biblico: «Dio è amore» (1 Giov 4,8), Dio è bontà infinita, Dio ama gli uomini (cfr. Tit 3,4). «Il “Dio muto, cieco, e sordo alle grida delle creature” del poeta non è decisamente il Dio di Francesco di Sales. Dio è un Dio che parla che invita, che sollecita che attira»[4]. Francesco crede in un Dio che è buono, in un Dio che è vicino, in un Dio positivo. «La fede ci fa conoscere con una infallibile certezza che Dio esiste, che è di una bontà infinità, che può comunicare con noi, e non soltanto lo può, ma lo vuole; tanto che per la sua ineffabile dolcezza ci ha preparato tutti i mezzi per giungere alla felicità della gloria immortale»[5] scrive nel Trattato dell’amore di Dio. Francesco cerca di cancellare dalla mente e dal cuore della gente l’idea di un Dio che punisce e terrorizza.
Per Francesco la nascita di Gesù Cristo su questa terra è il segno per eccellenza della bontà e dell’amore di Dio. L’incarnazione non è la conseguenza del fatto che Dio, dopo aver visto il peccato nel mondo, nella sua infinita bontà vuole salvare il mondo. No, Dio, nella opinione del vescovo, si sarebbe incarnato anche se l’uomo non avesse mangiato dell’albero del peccato, appunto perché Dio è infinitamente buono, è amore puro. Questo amore di Dio diventa visibile in Gesù Cristo e nello Spirito Santo, ed è così grande che necessariamente coinvolge anche l’uomo.[6] Dio vuole abbracciare nel suo amore senza fine anche gli esseri umani. È questa la ragione per cui Dio fa conoscere il suo volere «in tanti modi e con tanti mezzi» e «nessuno lo può ignorare»[7].
Per Francesco il cambiamento da un Dio – per così dire – “terribile” a un Dio di amore non è avvenuto in modo automatico. Nella vita stessa di Francesco possiamo quasi indicare il momento o i momenti del cambiamento. Ne ha fatto esperienza lui stesso: nella sua vita ha compiuto quel processo di trasformazione nella crisi della giovinezza e dell’adolescenza. La crisi, della quale ha parlato a Jeanne de Chantal, la possiamo interpretare in due modi. Da una parte è entrato in questo periodo difficile nonostante la buona educazione religiosa e la formazione nella fede. Sembra quasi che la sua preparazione alla fede non sia stata tanto buona. Dall’altra parte possiamo anche dire che è entrato in crisi proprio grazie al fatto che ha compiuto una buona preparazione. Perché la fede per lui non poteva essere qualcosa di astratto o di lontano, ma doveva incarnarsi. Francesco voleva vivere pienamente il suo battesimo, voleva e doveva implementare nella propria vita le implicanze della sua fede in Dio. La crisi gli ha fatto capire prima di tutto che soltanto la fede vissuta in modo totale e che porta all’abbandono in Dio, ha senso. Ma soprattutto gli ha dato la consapevolezza che Dio è amore e che è infinitamente buono.
Questa certezza diventa la sua missione: il dottore dell’amore divino voleva far conoscere tutti agli uomini quel Dio amabile. Infatti nella predica del venerdì santo del 1620 parla della natura di Dio e fa riferimento all’episodio degli Atti in cui San Paolo predica nell’Areopago di Atene (Atti 17, 16-34) dicendo di se stesso: «Non che io voglia parlavi di un Dio sconosciuto, perché grazie alla sua bontà lo conosciamo; ma, naturalmente potrei parlare di un Dio sconosciuto. […] Io però voglio farvi riconoscere questo Dio tanto amabile che è morto per noi»[8]. Non soltanto dice di conoscere un Dio di amore e non di averne una conoscenza quasi astratta o teoretica, ma vuole fare riconoscere Dio nella vita quotidiana. Vuole che la gente scopra la presenza di Dio in questo mondo.[9]
La natura dell’uomo
Per Francesco di Sales l’uomo non è completo se non c’è dentro di lui una unione tra spirito e corpo. Il santo vescovo savoiardo lo spiega con un’immagine molto bella. Nella festa della presentazione di Gesù nel tempio, alludendo alla tradizione cristiana della processione delle candele, parla delle caratteristiche della candela stessa. Lo stoppino e la cera per diventare una candela devono necessariamente unirsi l’uno all’altra. «Lo stoppino unito alla cera e al fuoco fa un’ottima luce; ma se uno l’unisce al fuoco senza che sia unito alla cera, non lancerà che fumo o una fiamma molto oscura»[10]. Spiega dopo che la natura dello stoppino è più nobile, perché il cotone cresce negli alberi, e gli alberi sono più vicino al cielo e dunque a Dio. La cera, prodotto dalle api, viene dai fiori, i fiori sono vicino alla terra, e dunque la cera è meno nobile. Lo stoppino viene paragonato con le cose spirituali, con l’anima, la cera con il corpo, con le cose umane. Ma – e questo è molto importante nella visione di Francesco di Sales – come lo stoppino ha bisogno di essere unito alla cera per illuminare, così è anche necessario che la cera sia unita allo stoppino, l’uno non può esistere senza l’altro.[11] E così anche, per diventare veramente essere umano, l’uomo ha bisogno sia delle cose umane, sia delle cose spirituali. «L’uomo è dunque in qualche modo doppio, e come il corpo ha bisogno di essere unito all’anima per diventare luminoso, così l’anima, per una certa corrispondenza, cerca quell’unione che le è necessaria»[12].
L’uomo in modo “naturale” è sempre spirituale, ma ciò non significa che tutti gli uomini devono diventare monaci. Francesco di Sales riflette su queste cose sempre con una visione che ha i “piedi per terra”. Le pratiche religiose, come la preghiera, la meditazione, la mortificazione, ma anche le opere di carità, non dovrebbero minare la salute o influenzare negativamente il modo in cui le cose funzionano a casa o al lavoro. Questo “andare insieme” rende la sua proposta di vita spirituale, unica e originale all’inizio del Seicento.
La libertà dell’uomo e cooperare con Dio
Ciò che stupisce nella visione del vescovo è però la sua concezione della libertà dell’uomo. Anche se l’aspetto spirituale fa in modo naturale parte dell’essere umano, Dio non obbliga o non costringe nessuno a schierarsi al suo lato. Dio permette che l’uomo pecchi. «Dio mentre odia sommamente il peccato, rispetta talmente la libertà dell’essere umano, da permetterlo molto sapientemente»[13]. Scrive Francesco di Sales stesso in un sermone: «Dio lascia all’uomo la sua libertà, non ti salverà senza te, non ti salverà senza che lo vuoi»[14]. È anche per questo che Francesco la chiama la “santa” liberta.[15] La libertà totale dell’essere umano, il fatto che egli stesso può rispondere “si” o “no” trova la sua origine nell’amore di Dio. Dio ama così tanto l’uomo che non vuole obbligarlo a scegliere. Vuole infatti che l’uomo risponda per amore: «Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, vuole che tutto in lui sia ordinato come in se stesso, con l’amore e per l’amore»[16]. Scrive infatti alla Chantal: «La santa libertà e l’audacia devono prevalere ovunque e non dobbiamo avere alcuna legge o obbligo diverso da quello dell’amore»[17].
Ma Dio vuole che l’uomo risponda in modo positivo alla sua richiesta di entrare nella comunione di amore. Dio vuole che cooperiamo e diventiamo suoi collaboratori.[18] Dio chiama, Dio stimola, Dio propone, Dio ci dà tutto per rispondere in modo positivo, ma con un rispetto enorme per la libertà dell’uomo. Pure tutte le domande, tutte le chiamate divine nella Bibbia lasciano questa apertura: “Vieni e seguimi...” “Va’ e vendi…” Sono inviti liberi perché vanno accompagnati dalle parole “se vuoi…”. È qua la specificità dell’educazione salesiana: invita, suggerisce, tenta di convincere, per i motivi e l’importanza della decisione da prendere, ma sempre con dolcezza e pazienza.[19]
Per qual motivo è così importante che l’uomo risponda positivamente alla domanda di Dio? Perché secondo Francesco di Sales, l’unico modo per essere felici in questo mondo è di entrare in questa unità con il Signore. E il Santo lo dice con le parole di Sant’Agostino: «Il mio cuore è creato per te e non avrà riposo né tranquillità finché non gioirà in te!»[20].
Rispondere alla domanda di Dio: fare il volere di Dio
La domanda principale, e forse nella visione salesiana l’unica domanda alla quale l’uomo deve rispondere è: “Dov’è il tuo cuore?” L’uomo deve aprirsi alle realtà celesti. «I filosofi pagani avevano ragione quando dicevano che l’uomo è un albero capovolto: le vere radici dell’uomo, benché nate dalla terra, sono nel cielo. Come l’albero che non ha sufficiente terra per coprire le radici, non può vivere, così anche l’uomo che non ha una particolare attenzione alle cose celesti»[21]. L’uomo dunque è completo nella visione salesiana se c’è, non soltanto una apertura a, ma un legame con Dio. Se l’uomo si unisce con Dio, deve unire o conformare la sua volontà a quella divina.
Unire il proprio volere a quello di Dio si può, secondo Francesco, fare in due modi diversi. Dei due il primo però è poco consigliabile. L’uomo vorrebbe fare qualcosa di diverso, ma siccome si tratta del volere di Dio, si rassegna a fare ciò che piace a Dio. Obbedisce, ma senza molta convinzione e con riluttanza. Nell’altro modo l’uomo pienamente e consapevolmente fa la volontà di Dio perché sa che viene da un Dio amorevole. E fare la volontà di Dio si pratica «in ciò che riguarda la vita naturale, come la salute, la malattia, la bellezza, la bruttezza, la debolezza, la forza; negli aspetti della vita civile, per quanto concerne gli onori, i ceti, le ricchezze; nelle varie situazioni della vita spirituale, come amarezze, consolazioni, piaceri, aridità; nelle azioni, nelle sofferenze, in conclusione in tutte le circostanze»[22]. L’uomo deve essere in tutto come un blocco di cera nelle mani di Dio, «riceve tutte le forme dal beneplacito eterno; un cuore che non ha scelte, disposto ugualmente a tutto, senza nessun altro oggetto per la propria volontà che la volontà di Dio»[23].
Cambiamento di paradigma
È vero che lo stoppino e la cera nella visione sull’essere umano vanno insieme. In tutto ciò che scrive, Francesco fa risaltare questa unità. La proposta sia della vita umana, sia della vita spirituale è integrale, coinvolge tutta la persona in tutti suoi aspetti. È questo l’umanesimo nuovo del quale parla il papa Benedetto XVI.[24] Leggendo in questo modo l’unità tra lo spirito e il corpo, o tra l’umano e il divino, quasi necessariamente dobbiamo suggerire, per essere fedeli all’insegnamento di San Francesco di Sales, un cambiamento di paradigma. Dobbiamo essere attenti: il fatto che le due componenti devono andare insieme non significa che siano uguali. L’umanesimo del dottore dell’amore divino è anche oggi nuovo, perché suggerisce che l’amore di Dio è essenziale e primordiale nella vita del credente. Le diverse componenti della formazione integrale e della visione integrale dell’uomo di Francesco di Sales non hanno lo stesso valore, perché tutto riceve il suo significato dal legame con Dio, ossia, per dirlo con le parole dell’immagine di Francesco: lo stoppino è la parte fondamentale della candela perché questa possa illuminare. Il cotone cresce infatti più vicino al cielo.
NOTE
[1] Paolo VI, Angelus domini, (29 01 1967), https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/angelus/1967/documents/hf_p-vi_ang_19670129.html [consultato 20 11 2021].
[2] Ibid.
[3] IVD, 15.
[4] A. Ravier, Francesco di Sales. Ciò in cui credeva, Brescia, Editrice Morcelliana, 2008, 7.
[5] TAD, 196.
[6] Cfr. TAD, 163-164.
[7] TAD, 446.
[8] Sermon XXIX, Œuvres: Tome IX, Sermons: Vol III, 267.
[9] M. Wirth, San Francesco di Sales. Un progetto di formazione integrale, Roma, LAS, 2021, 137.
[10] Sermon LIII, Œuvres: Tome X, Sermons: Vol IV, 167.
[11] Cfr. Sermon LIII, Œuvres: Tome X, Sermons: Vol IV, 167.
[12] Sermon LIII, Œuvres: Tome X, Sermons: Vol IV, 167.
[13] M. Wirth, San Francesco di Sales. Un progetto di formazione integrale, 140.
[14] Sermon CXXXIV, Œuvres: Tome VIII, Sermons: Vol II, 314.
[15] Lettres CCCXXVIII, Œuvres: Tome XIII, Sermons: Vol III, 138.
[16] TAD, 115.
[17] Lettres CCCLI, Œuvres: Tome XIII, Sermons: Vol III, 184.
[18] M. Wirth, San Francesco di Sales. Un progetto di formazione integrale, 141.
[19] Cfr. Francesco di Sales, I trattenimenti. Colloqui con le sue Figlie, R. Baldoni (a cura di), Roma, Città Nuova, 21993, 294-295; 340-341.
[20] Sermon XXI, Œuvres: Tome VII, Sermons: Vol I, 189; Cfr M. Wirth, San Francesco di Sales. Un progetto di formazione integrale, Roma, LAS, 2021, 130.
[21] M. Wirth, San Francesco di Sales, 129.
[22] TAD, 492.
[23] TAD, 492.
[24] Benedetto XVI, Udienza generale San Francesco di Sales, (02 03 2011), https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2011/documents/hf_ben-xvi_aud_20110302.html [consultato 20 11 2021].











































