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    Parlare male e mormorare riguardo l’altro


    San Francesco di Sales maestro di vita spirituale per i giovani /7

    (ciò che deve capitare raramente)

    Wim Collin

    (NPG 2022-04-67)

     


    Capita a tutti di parlare male o di mormorare di qualcuno che si conosce, ma è opportuno che ciò non capiti troppo spesso. Con questa affermazione, San Francesco di Sales dimostra di essere un abile conoscitore dell’essere umano. È, infatti, lo stesso a scrivere testuali parole in una sua lettera.[1] Sembra che egli sia pienamente consapevole di come talvolta ci ritroviamo a ricoprire il ruolo di semplici vittime, dal momento che è qualcun altro a parlare male di noi, e di come, invece, altre volte siamo noi a dispensare giudizi sulle vite altrui. In entrambi i casi, come dice il vescovo savoiardo, ciò non deve capitare troppo spesso, anzi raramente. “Le conversazioni”, così scrive nell’Introduzione alla vita devota, “devono essere simili a sciami di api raccolte insieme per ricavare il miele da qualche dolce e virtuoso argomento e non un mucchio di vespe che si uniscono per succhiare marciume.”[2]
    Le persone che mormorano sono come “torrenti precipitosi che portano con sé tutto ciò che trovano. I mondani sparlano liberamente di tutto, rivelano a gran voce i peccati e i difetti del loro prossimo, seminano la discordia, nutrono malevolenze e odi mortali, non si guardano minimamente dalle avversioni, perché per loro sono odi, e non cessano di rattristare o fare del male a coloro verso quali provano astio”.[3]
    Egli è molto chiaro su questo argomento: mormorare o sparlare costituisce peccato.[4] Le parole più dure volte a condannare le poco nobili chiacchiere le troviamo all’interno dell’Introduzione alla vita devota, quando lo stesso Francesco parla della maldicenza: “Il giudizio temerario causa preoccupazione, disprezzo verso il prossimo, orgoglio e compiacimento verso se stessi e numerosi altri effetti negativi, tra i quali il primo posto spetta alla maldicenza, vera peste delle conversazioni. Vorrei avere un carbone ardente del santo altare per passarlo sulle labbra degli uomini, per allontanare loro la perversità e mondarli dal loro peccato…”[5]
    Tra coloro che sparlano sono da considerarsi i peggiori quelli che dapprima aprono il discorso con false e tendenziose introduzioni onorifiche, con belle e nobili parole, e poi, d’un tratto, arrogandosi chissà quali diritti, non esitano a parlare male. Sono come degli arcieri: “Chi vuole scoccare una freccia, la tira più che può a sé, ma soltanto per scagliarla con maggior forza: si può avere l’impressione che costoro tirino a sé la maldicenza, ma soltanto per scoccarla con maggior sicurezza”.[6]
    Considerando le precedenti affermazioni è innegabile che Francesco di Sales dovesse provare avversione nei confronti della mormorazione, ma il suo scopo non è soltanto quello di condannare tale azione, bensì quello di fornire anche delle indicazioni sui motivi per per cui si verifica tale comportamento e sui modi in cui è possibile evitarlo e prevenirlo.

    Motivi per cui lo si fa e motivi per cui non farlo

    Nella Filotea Francesco di Sales offre un elenco di esaustivi motivi per cui le persone tendono a sparlare, mormorare, e soprattutto giudicare gli altri. “Ci sono dei cuori acidi, amari, aspri per natura, che rendono acido e amaro tutto ciò che ricevono, […] Altri esprimono giudizi temerari, non per acidità, ma per orgoglio; pensano che nella misura in cui [essi] abbassino l’onore degli altri, alzano il proprio. […] In alcuni questo orgoglio non è tanto evidente e si manifesta soltanto in un certo compiacimento nel considerare i difetti degli altri per poi assaporare, con maggior piacere, il bene contrario di cui si sentono dotati. […] Altri poi, [lo fanno] per lusingare se stessi e trovare scuse per i propri comportamenti, o ancora per attenuare i rimorsi delle loro coscienze […]. Molti si lasciano andare per il solo piacere di filosofeggiare e fare gli indovini sulle abitudini e i capricci della gente, quasi per esercitarsi! […] Altri ancora giudicano per passione e pensano sempre bene di ciò che amano e sempre male di ciò che odiano. […] Infine, spesso, contribuiscono alla formazione di sospetti e giudizi temerari il timore, l’ambizione e altre simili debolezze dello spirito”.[7]
    Francesco, inoltre, in una predica invita i suoi ascoltatori a tenere a bada la propria lingua: “O lingua impudente, dici ciò che non conosci, e dicendolo cominci a crederci, e credendoci lo affermi, e affermandolo si rafforza la tua convinzione”.[8] Parlare male è come una strada senza uscita. Non conviene sparlare di qualcuno, perché quando ci lamentiamo non finiamo mai, “ricominciamo da capo e ripetiamo i nostri infiniti reclami e lamentele”. [9] Parlando male di qualcuno non ammettiamo nessuna possibilità di trovare una soluzione, siamo troppi presi dal negativismo e non diamo agli altri, e soprattutto a noi stessi, alcuna via d’uscita.
    Per prima cosa è opportuno pensare all’altro, infatti mormorare può causare del male agli altri. Francesco scrive nella Filotea: “Fa’ scrupolosamente attenzione a non lasciarti sfuggire alcuna parola sconveniente; anche se non la dici con cattiva intenzione, coloro che la odono, possono prenderla in tal senso. Se la parola sconveniente cade in un cuore debole, si estende e si allarga come una goccia d’olio su un lenzuolo”.[10] E continua con parole che non possono essere interpretate se non in un unico modo: una lingua che pronuncia parole velenose è una lingua assassina.[11] Francesco afferma che dobbiamo dapprima guardare noi stessi, e non gli altri: “è assolutamente necessario evitare di giudicare gli altri: fermiamoci invece a giudicare noi stessi”.[12]
    In tutti gli scritti, gli opuscoli, le lettere, e le indicazioni per le Visitandine, è chiaro che non si deve parlare male degli altri e la ragione è molto semplice: “Come sono felici quelli che non mormoravano, perché non mancavano mai di niente!”[13] Colui che non mormora è felice, è infelice, è come morso da un serpente il cui veleno non si estirpa mai.

    Quale è la ragione fondamentale per cui qualcuno parla male?

    Per il dottore dell’amore divino, la motivazione profonda per cui qualcuno sparla o mormora è molto semplice: “È il segno di un cuore che ancora non ha una vera salute”.[14] Un cuore che non è in pace con se stesso parla male, un cuore che non è capace di accettare se stesso mormora. Francesco di Sales afferma che spesso ci lamentiamo nel nostro cuore, piangendo riguardo la nostra situazione, pensando che essa sia insopportabile, “ma quante persone cambierebbero volentieri la propria vita con la nostra? Però non è tanto il nostro male che ci ferisce, quanto più la nostra autostima che si inasprisce e si inquieta per tutto ciò che non ci aggrada”.[15]
    Questo rende immediatamente chiaro che la persona che parla male o spettegola, non solo sbaglia, ma deve anche lavorare su se stessa. Francesco chiede al suo lettore “Quante cose facciamo che ci fanno perdere la tranquillità dei nostri cuori?”[16] Quando l’uomo è in pace con se stesso non ha bisogno di avere una lingua malvagia.
    Senza entrare troppo nel dettaglio e andare a cercare ulteriori ragioni o motivazioni, Francesco di Sales parla di cosa sia opportuno fare per evitare di sparlare o di essere noi stessi oggetto di maldicenze altrui.

    Soluzioni per chi sparla

    Francesco insiste molto sul fatto che il modo di parlare, e di conseguenza anche quello di comportarsi, debba cambiare: “Parla piano, vilmente; lascia che tutte le tue azioni e parole si affrontino in silenzio, pacificamente e non bruscamente o attivamente. Molto deve essere detto in silenzio, attraverso la modestia, la tranquillità, l’uguaglianza e la pazienza. Non rispondere prontamente, ma tardivamente, dolcemente, umilmente, senza, tuttavia, abbandonare giustizia e ragione”.[17]
    Ad una suora della Visitazione dà alcune indicazioni molto pratiche per evitare che ella cada nella trappola della mormorazione. Alcune di queste regole[18] possono essere di aiuto ancora oggi in molteplici situazioni:

    Non mormorare […], parla bene di tutti e non lamentarti di nessuno.
    Non riferire mai ad altri ciò che hai sentito dire di loro.
    Non dire nulla che offenda o derida ciò che dicono gli altri.
    Tratta tutti con amore e carità.
    Non giudicare nessuno, quindi perdona sempre, sia per te sia per gli altri.
    E quando il male è fatto, colui che l’ha fatto deve assolutamente chiedere perdono. “Chi infanga ingiustamente il buon nome del prossimo, oltre al peccato di cui si macchia, deve obbligatoriamente riparare in modo adeguato al tipo di maldicenza commessa”.[19]

    Il passo ulteriore che Francesco chiede, visto che la vera causa del parlare male si trova nel cuore, è appunto la conversione di esso. Non basta un intervento superficiale: “Ci sono alcuni che circoncideranno bene la loro lingua [per non poter parlare male] e che decideranno di mantenere un silenzio molto grande e profondo, ma andranno sempre ringhiando e brontolando nel loro cuore, l’avranno pieno di mormorii e ripugnanze. Ah, mie care anime, che fate? Il male è nascosto nel cuore, quindi non basta circoncidere la lingua; bisogna fare la circoncisione in questa parte da cui nascono questi lamenti, mormorii e sentimenti, perché la circoncisione deve essere fatta nel luogo che è malato”.[20] Scrive infatti nell’Introduzione alla vita devota, parafrasando l’evangelista Matteo: “Nostro Signore, che conosce i pensieri, ha detto che la bocca parla dell’abbondanza del cuore”.[21]

    Soluzioni per chi è oggetto di maldicenze

    Numerose volte nella corrispondenza di Francesco di Sales troviamo delle risposte alla domanda: “Che cosa devo fare quando parlano male di me?”
    Prima di tutto è opportuno assicurarsi di essere noi stessi, non bisogna dare alcun motivo alle persone per spettegolare, parlare male o ridere di noi. Questo ovviamente è il punto di partenza fondamentale. Egli è a questo riguardo molto onesto: non è opportuno provocare la gente.[22] Francesco, pur parlando spesso e con insistenza di dolcezza, di amore, e di sensibilità, offrendoci immagini soavi e leggiadre di api e di miele, tuttavia, si mostra piuttosto rigido e fermo nella sua convinzione: “Il cuore forte dovrebbe piangere solo per cose serie”.[23]
    Il minimo vento contrario non dovrebbe turbarci, “non dare peso e disprezza l’ingiuria e la calunnia, solitamente è un rimedio molto più efficace del risentimento, della contestazione, della vendetta: il disprezzo le rende evanescenti”.[24] Con fermezza si deve cercare di non cedere alle provocazioni e di non di rispondere alle calunnie altrui. “Tutti i tipi di attacchi svaniscono nel vento come fumo, e più forte è il vento, prima scompaiono”.[25] Non dobbiamo essere come coloro che per ogni lieve dolore si recano al medico per chiedere medicinali.[26] Non rispondere alle provocazioni sembra, del resto, la cosa più efficace: “i coccodrilli fanno del male soltanto a coloro che ne hanno paura”.[27]
    Non ha dunque senso assumere atteggiamenti aggressivi verso gli avversari, saranno stimolati ancora di più nel loro intento. Francesco consiglia di rispondere docilmente alla loro mormorazione: “Il modo migliore per riparare le rovine che fanno è disprezzare le loro lingue, che sono i loro strumenti, e rispondervi con santa modestia e compassione”.[28] Quando qualcuno ascolta umilmente e con amore le umiliazioni, esse diventano una benedizione.[29] Allo stesso modo non si deve nutrire rancore, infatti insulti e maldicenze, scrive egli, sono paragonati alla barba e ai capelli: essi vengono tagliati e ricrescono facilmente senza alcun danno per noi, anzi l’atto di tagliarli li rende più forti e ne velocizza la ricrescita.[30]
    E nel caso in cui le offese ci tocchino in modo particolare e ci facciano del male il vescovo savoiardo offre alcune semplici indicazioni: 1) non scoraggiarti; 2) ascolta con calma; 3) prega il Signore; 4) chiedi consiglio a qualcuno saggio; 5) fai ciò che pensi sia necessario fare; 6) abbi fiducia nella Divina Provvidenza.[31]
    Quest’ultima cosa è molto importante per Francesco di Sales: la protezione di Dio in queste situazioni non mancherà mai per colui che crede.[32] Scrive a una signora italiana in italiano: “Se nascerà qualche calomnia, la divina Providentia la farà presto finire, che così tratta ella ordinariamente con suoi servi”.[33]


    NOTE

    [1] Lettre DCCCXVII, Œuvres: Tome XV, Lettres: Vol V, 288.
    [2] Francesco di Sales, Filotea. Introduzione alla vita devota, R. Balboni (a cura di), Roma, Città Nuova, 2009, 200. (=IVD) (IVD III, 27)
    [3] Francesco di Sales, I trattenimenti. Colloqui con le sue Figlie, R. Balboni (a cura di), Roma, Città Nuova, 21993, 285-286 nota 43.
    [4] IVD III, 27.
    [5] IVD III, 29.
    [6] IVD III, 29.
    [7] IVD III, 28.
    [8] CXLI. Sermon pour le jeudi après le premier Dimanche de Carême, Œuvres: Tome VIIII, Sermons: Vol II, 351.
    [9] Lettre DCCCXVII, Œuvres: Tome XV, Lettres: Vol V, 288.
    [10] IVD III, 27
    [11] Cfr. IVD III, 27.
    [12] IVD III, 28; Cfr. Institution des Religieuses de Sainte Marie par Mr de Genesve, Œuvres: Tome XXV, Opuscules: Vol IV, 521vv.
    [13] XLIII. Autres avis spirituels a une personne vivant dans le monde, Œuvres: Tome XXVI, Opuscules: Vol V, 353.
    [14] Lettre DCCCXVII, Œuvres: Tome XV, Lettres: Vol V, 288.
    [15] XLIII. Autres avis spirituels a une personne vivant dans le monde, Œuvres: Tome XXVI, Opuscules: Vol V, 353.
    [16] Troisiesme entretien. Sur la fuite de Nostre Seigneur en Egypte, Œuvres: Tome VI, Les vraies entretiens spirituels: 46.
    [17] Lettre MMLXXXV, Œuvres: Tome XXI, Lettres: Vol XI, 169.
    [18] Cfr. XXXI. Avis a une Religieuse de la Visitation sur les vertus qu’elle doit surtout pratiquer, Œuvres: Tome XXVI, Opuscules: Vol V, 322-323.
    [19] IVD III, 29.
    [20] LII. Sermon pour la fête de la Circoncision, Œuvres: Tome X, Sermons: Vol IV, 150.
    [21] IVD III, 27.
    [22] Cfr. Lettre DXXXV, Œuvres: Tome XIV, Lettres: Vol IV, 168; Lettre DLXXXIX, Œuvres: Tome XIV, Lettres: Vol IV, 284.
    [23] Lettre DCCCXVII, Œuvres: Tome XV, Lettres: Vol V, 288.
    [24] IVD, III, 7; cfr. Lettre LXXII, Œuvres: Tome XI, Lettres: Vol I, 203; Lettre MDCCCLXXVI, Œuvres: Tome XX, Lettres: Vol X, 230.
    [25] Lettre CMXXX, Œuvres: Tome XVI, Lettres: Vol VI, 22.
    [26] IVD III, 7.
    [27] IVD III, 7.
    [28] Lettre MXCIII, Œuvres: Tome XVII, Lettres: Vol VII, 14; cfr. Lettre DCCCLXXXIV, Œuvres: Tome XVI, Lettres: Vol VI, 22; Lettre MMV, Œuvres: Tome XXI, Lettres: Vol XI, 57;
    [29] Lettre MDXXIX, Œuvres: Tome XVIII, Lettres: Vol VIII, 400. 
    [30] Lettre MDCCCLXXVI, Œuvres: Tome XX, Lettres: Vol X, 230; cfr. IVD III, 7.
    [31] Lettre MDLIX, Œuvres: Tome XIX, Lettres: Vol IX, 34-35.
    [32] Lettre MXCIII, Œuvres: Tome XVII, Lettres: Vol VII, 15.
    [33] Lettre MCDXCIX, Œuvres: Tome XVIII, Lettres: Vol VIII, 337. Trad. “E se nascerà qualche calunnia, o qualcuno parlerà male di te, la Divina Provvidenza presto porrà fine a ciò, perché così fa la Divina verso coloro che credono”.


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