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    Gli incontri di Gesù

    e l'esperienza giovanile /6



    Introduzione al metodo

    Le pagine del Vangelo che raccontano degli incontri di Gesù, con ogni genere di persone e in ogni circostanza dettata dalla casualità o dalla ricerca intenzionale, sono non soltanto pagine di luce e di splendore narrativo, ma aprono uno squarcio di verità che si dischiude nell'incontro stesso. Questi episodi non restano puri momenti isolati ma determinano una nuova comprensione della vita, e a volte anche un mutamento radicale di essa.
    Possiamo leggerli nelle modalità usuali di un commento esegetico, a partire dalla pagina letta e magari con tanti utili riferimenti ad altre pagine di vangelo o di Sacra Scrittura. In queste pagine vorremmo però proporre un diverso metodo di accesso e di lettura.
    Mettendo da parte l'armamentario storico-critico esegetico, vorremmo leggerli come il racconto di una vera esperienza di incontro, dove la persona esprime qualcosa che non è unicamente sua, o meglio che è sua ma rispecchia anche una condizione comune, una per così dire "struttura universale" dell'essere umano.
    Proponiamo dunque una lettura che si accosta all'esperienza raccontata per "farla parlare" nella sua verità nuda e cruda, e per leggere con queste lenti anche la stessa esperienza soggettiva di Gesù nell'incontro. Non si tratta di ridurre la ricchezza dell'incontro alla "lettura" psicologico-esistenziale di esso, ma di cogliere al suo interno una dimensione costitutiva della persona, là dove soltanto può avvenire un incontro "vero" e una possibile accoglienza del dono "superiore" della salvezza, oltre la "guarigione", o meglio della guarigione come simbolo e apertura della salvezza.
    Questa lettura ha il vantaggio di una maggior facilità di comprensione da parte del giovane, che appunto "vive" un'esperienza particolare e che la pone di fronte a Gesù nella sua verità.
    La prospettiva qui proposta apre scenari ricchissimi per esplorare gli incontri evangelici come luoghi di trasformazione esistenziale. Il metodo richiede di sospendere i giudizi precostituiti per accogliere il fenomeno nella sua purezza; di esplorare la relazione dinamica tra i protagonisti dell'incontro; di cogliere l'essenza universale dell'esperienza umana narrata; infine, di tradurre l'intuizione in percorsi formativi concreti.
    Ogni brano diventa così uno "specchio" in cui i giovani possono riconoscere le proprie domande fondamentali e scoprire possibilità inedite di risposta, in un dialogo tra la propria esperienza e la Parola che si fa presenza educativa.
    I racconti evangelici costituiscono dunque un'autentica "fenomenologia dell'umano": ogni incontro svela dinamiche esistenziali universali che risuonano profondamente nell'esperienza giovanile contemporanea. Ciò che emerge con particolare evidenza è come Gesù non si limiti mai a dare risposte preconfezionate, ma pratichi una vera e propria maieutica spirituale: attraverso domande, gesti, silenzi, fa emergere dall'interlocutore la sua verità più profonda. È un metodo pedagogico di straordinaria modernità.
    Questa prospettiva ci permette di cogliere in questi incontri non solo il contenuto dottrinale, ma soprattutto la forma dell'accompagnamento educativo: come si sta davanti all'altro, come si ascolta, come si sfida senza giudicare, come si fa spazio perché l'altro possa scoprire la propria libertà.
    Tali narrazioni non sono semplici racconti sapienziali, ma eventi di salvezza che si compiono nell'incontro: ogni episodio si tramuta in un mysterium che rivela il volto di Dio e offre concretamente la sua grazia trasformante.
    La mappatura che proponiamo si articola in otto grandi temi: la ricerca di senso e identità; fragilità, fallimenti e ricominciare; relazioni, amore e affettività; vocazione e progetto di vita; dubbi, crisi di fede e ricerca; giustizia sociale e impegno; corpo, salute e integrità; creatività e futuro. In un secondo momento proporremo altre tematiche per completare un quadro significativo.
    Per ognuno dei temi proposti analizzeremo, con una iniziale lettura fenomenologica per aprirci poi a una teologale e pedagogica, alcuni incontri di Gesù particolarmente significativi.


    6. GIUSTIZIA SOCIALE E IMPEGNO

    Nel cuore di ogni giovane pulsa un'inquietudine particolare: quella che nasce dall'incontro con l'ingiustizia del mondo. È come se, crescendo, si aprisse improvvisamente una finestra sulla realtà che prima rimaneva chiusa, e attraverso quella finestra entrassero non solo la luce, ma anche le ombre della società. Il giovane si trova così a fare i conti con povertà, disuguaglianze, oppressioni, guerre, degrado ambientale – tutto un mondo che sembra contraddire i valori più profondi che porta nel cuore.
    Questa scoperta può generare reazioni diverse: c'è chi si rifugia nell'indifferenza, costruendo muri protettivi attorno alla propria sensibilità; chi si lascia travolgere da una rabbia impotente che rischia di trasformarsi in cinismo; chi invece sente nascere dentro di sé una spinta irresistibile all'azione, un desiderio di cambiare le cose, di contribuire a costruire un mondo più giusto.
    Ma come orientare questa energia? Come evitare che l'entusiasmo giovanile si disperda in iniziative episodiche o, peggio ancora, si trasformi in frustrazione davanti alla complessità dei problemi sociali? Come aiutare i giovani a comprendere che l'impegno per la giustizia non è solo una questione di buone intenzioni, ma richiede una trasformazione profonda della persona, una conversione del cuore che precede e accompagna l'azione?
    Il Vangelo ci offre due incontri particolarmente illuminanti per questo percorso di crescita: quello con il giovane ricco, che rappresenta la fatica di liberarsi dalle proprie sicurezze per abbracciare la causa dei poveri, e quello con il centurione romano, che mostra come anche chi occupa posizioni di potere può vivere la giustizia e la compassione in modo autentico.
    Questi due episodi ci aiutano a comprendere che l'impegno sociale non è mai solo una questione esterna, ma coinvolge sempre la totalità della persona: i suoi valori, le sue priorità, il suo modo di concepire i rapporti con gli altri e con Dio. Non si tratta semplicemente di "fare del bene", ma di lasciarsi trasformare dall'incontro con i più fragili e di scoprire che proprio in questo incontro si rivela il volto autentico di Dio.

    giovane ricco
    Il giovane ricco (Mc 10,17-22)

    Analisi del brano

    L'episodio del giovane ricco si apre con una scena di grande intensità emotiva: un uomo corre verso Gesù, si getta in ginocchio davanti a lui e gli rivolge una domanda che sembra sgorgare dalle profondità del suo essere: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?".
    Il testo di Marco ci presenta un personaggio complesso, che porta in sé una tensione irrisolta. È un uomo religioso, che ha osservato tutti i comandamenti fin dalla giovinezza, eppure sente che qualcosa manca ancora. La sua ricchezza non è riuscita a colmare il vuoto esistenziale che lo abita, quella sete di senso e di pienezza che lo spinge a cercare la "vita eterna".
    La risposta di Gesù si sviluppa in due momenti. Prima richiama i comandamenti tradizionali, quelli che regolano i rapporti interpersonali: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre. Il giovane può rispondere con sincerità: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza".
    È a questo punto che Marco inserisce un particolare di straordinaria bellezza: "Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse...". Questo sguardo amoroso di Gesù è il cuore dell'episodio. Non è uno sguardo di giudizio o di condanna, ma di profonda comprensione e tenerezza. Gesù vede oltre la ricchezza esteriore, coglie la sincerità della ricerca di quest'uomo, la sua autentica sete di vita piena.
    Proprio perché lo ama, Gesù gli offre il dono più grande: "Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!". Non si tratta di una punizione o di una condanna della ricchezza in sé, ma di un invito alla libertà più profonda. Gesù propone a questo giovane di passare da una religiosità formale a una sequela radicale, da un'osservanza esteriore a una trasformazione del cuore.
    La proposta di Gesù contiene tre movimenti: vendere, dare ai poveri, seguire. Non basta liberarsi dei propri beni; è necessario che questi diventino strumento di giustizia per i più bisognosi. E questo gesto di giustizia diventa la porta d'ingresso per una relazione personale con Gesù, per un cammino di sequela che trasforma tutta l'esistenza.
    La reazione del giovane è drammatica: "Ma a queste parole egli si fece scuro e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni". Il testo greco usa il verbo "stygnàzo", che indica un volto che si fa cupo come il cielo prima di una tempesta. La tristezza del giovane non è capriccio o dispetto, ma dolore autentico: ha intuito la bellezza della proposta di Gesù, ma non riesce a liberarsi dalle catene dorate che lo tengono prigioniero.

    Dimensione teologico-spirituale

    Questo incontro rivela una verità fondamentale sulla natura del rapporto tra fede e giustizia sociale. Il giovane ricco rappresenta tutti coloro che si accontentano di una religiosità che non tocca le strutture profonde della vita, che non mette in discussione i privilegi e le sicurezze accumulate.
    La proposta di Gesù non è innanzitutto un comando morale, ma un invito alla libertà. Il problema non sono i beni in sé, ma l'attaccamento a essi, quella forma di idolatria sottile che fa dipendere la propria sicurezza e la propria identità da ciò che si possiede. Quando i beni diventano idoli, non solo impediscono la relazione autentica con Dio, ma rendono ciechi davanti ai bisogni degli altri.
    Lo sguardo amoroso di Gesù ci ricorda che Dio non condanna mai la ricchezza dall'esterno, ma invita sempre a una conversione del cuore. La vera povertà evangelica non è miseria o privazione, ma libertà interiore, capacità di usare i beni senza esserne posseduti, di condividerli senza calcoli egoistici.
    L'invito a dare ai poveri non è solo gesto di carità, ma atto di giustizia. I beni della terra sono destinati a tutti i figli di Dio, e chi ne possiede in abbondanza ha la responsabilità di farli circolare perché raggiungano chi ne ha bisogno. Non si tratta di elemosina condiscendente, ma di riconoscimento della comune dignità umana.
    Il collegamento tra vendere, dare ai poveri e seguire Gesù rivela inoltre che l'impegno per la giustizia sociale non è opzionale nella vita cristiana, ma costituisce una dimensione essenziale della sequela. Non si può seguire Gesù, che "non aveva dove posare il capo", rimanendo attaccati alle proprie sicurezze materiali.
    La tristezza del giovane ricco diventa un monito per ogni credente: è possibile conoscere la verità, essere toccati dall'amore di Dio, intuire la bellezza della proposta evangelica, e tuttavia non avere il coraggio di compiere il passo decisivo. La libertà umana rimane sempre rispettata, ma questo non toglie che il rifiuto generi sofferenza autentica.

    Dimensione pedagogico-educativa

    Dal punto di vista educativo, questo episodio offre spunti preziosi per accompagnare i giovani nel loro cammino di crescita verso l'impegno sociale.
    Innanzitutto, mostra l'importanza di partire dalle domande autentiche che abitano il cuore giovanile. Il giovane ricco non è mosso da senso del dovere o da pressioni esterne, ma da una ricerca sincera di senso e pienezza. L'educatore deve saper riconoscere e valorizzare questa sete di assoluto che spesso si nasconde dietro comportamenti apparentemente superficiali o materialistici.
    In secondo luogo, l'episodio rivela che la crescita spirituale e sociale procede per tappe. Gesù non condanna l'osservanza dei comandamenti del giovane, ma la riconosce come base necessaria per il passo successivo. Anche nell'educazione all'impegno sociale è importante rispettare i tempi di maturazione di ciascuno, evitando di bruciare le tappe o di creare sensi di colpa.
    Lo sguardo amoroso di Gesù indica inoltre lo stile educativo più efficace: non il giudizio o la condanna, ma l'accoglienza e la comprensione. Solo chi si sente amato e accettato trova il coraggio di mettersi in discussione e di cambiare. L'educatore deve saper guardare oltre le apparenze e cogliere le potenzialità di bene che abitano ogni giovane.
    La proposta concreta di Gesù ("va', vendi...") suggerisce che l'educazione all'impegno sociale non può limitarsi a belle parole o a principi astratti, ma deve tradursi in gesti concreti, in esperienze che mettano in gioco la persona nella sua totalità. Solo attraverso l'azione si impara davvero cosa significa solidarietà e giustizia.
    Infine, il rispetto per la libertà del giovane, anche quando questi sceglie di allontanarsi, indica che l'educazione autentica non può mai essere manipolazione o costrizione. L'educatore può proporre, testimoniare, accompagnare, ma deve sempre rispettare i tempi e le scelte di ciascuno, confidando che il seme gettato con amore prima o poi porterà frutto.

    centurione
    Il centurione romano (Mt 8,5-13; Lc 7,1-10)

    Analisi del brano

    L'episodio del centurione romano ci presenta un personaggio completamente diverso dal giovane ricco, eppure ugualmente significativo per il nostro tema. Si tratta di un uomo che rappresenta il potere politico-militare dell'impero romano, quindi potenzialmente un oppressore per il popolo ebraico, eppure i Vangeli ne parlano con grande rispetto e ammirazione.
    Il racconto di Luca è particolarmente ricco di dettagli. Il centurione ha un servo malato, "che gli stava molto a cuore". Questo particolare è già rivelatore: nonostante la distanza sociale che separava un ufficiale romano da un servo, quest'uomo ha sviluppato un rapporto di autentica cura e preoccupazione per chi dipende da lui.
    Invece di recarsi personalmente da Gesù, il centurione invia prima alcuni anziani dei Giudei. Questo gesto rivela insieme umiltà e rispetto: umiltà perché riconosce di non essere degno di avvicinare personalmente il maestro ebreo; rispetto perché evita di mettere Gesù in imbarazzo costringendolo a entrare nella casa di un pagano.
    La testimonianza degli anziani è straordinaria: "È degno che tu gli conceda quello che chiede: egli ama il nostro popolo ed è lui che ci ha costruito la sinagoga". Questo uomo di potere ha usato la propria posizione e le proprie ricchezze non per opprimere, ma per servire. Ha dimostrato il suo amore per il popolo ebraico costruendo loro il luogo di culto, gesto che rivela una comprensione profonda dell'importanza della dimensione religiosa nella vita delle persone.
    Quando Gesù si avvicina alla casa, il centurione manda altri messaggeri con parole che rivelano una fede straordinaria: "Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito".
    La motivazione di questa fede è profondamente radicata nell'esperienza professionale del centurione: "Anch'io infatti sono nella condizione di subire ordini e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: 'Va'!' ed egli va; e a un altro: 'Vieni!' ed egli viene; e al mio servo: 'Fa' questo!' ed egli lo fa".
    Questa analogia rivela una comprensione profonda dell'autorità di Gesù. Il centurione ha capito che Gesù non è semplicemente un guaritore tra i tanti, ma qualcuno che possiede un'autorità che deriva direttamente da Dio. Come lui esercita l'autorità nell'ambito militare, così Gesù può esercitare la sua autorità sul male e sulla sofferenza.
    La reazione di Gesù è di autentico stupore: "All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: 'Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!'". È uno dei pochissimi episodi in cui i Vangeli parlano di Gesù che si meraviglia. La fede del centurione supera quella di molti membri del popolo eletto, rivelando che la disponibilità al regno di Dio può fiorire nei cuori più inaspettati.

    Dimensione teologico-spirituale

    L'episodio del centurione rivela dimensioni fondamentali del rapporto tra fede e impegno sociale che completano e arricchiscono quanto emerso dall'incontro con il giovane ricco.
    Innanzitutto, mostra che l'appartenenza religiosa o culturale non è determinante per vivere autenticamente la giustizia e la compassione. Il centurione è pagano, rappresentante di un potere occupante, eppure la sua fede viene proclamata da Gesù come modello per tutti. Questo significa che lo Spirito di Dio può operare ovunque ci sia un cuore aperto alla verità e alla giustizia.
    In secondo luogo, l'episodio rivela che è possibile esercitare il potere in modo giusto e compassionevole. Il centurione non abbandona la sua posizione di responsabilità, come viene chiesto al giovane ricco con le sue ricchezze, ma la trasforma dall'interno. Usa la sua autorità per servire, le sue risorse per costruire, la sua influenza per proteggere i più deboli.
    La cura per il servo malato va oltre ogni logica sociale del tempo. Un servo era considerato poco più di una cosa, eppure questo uomo sviluppa per lui un affetto autentico, si preoccupa della sua sofferenza, mobilita tutte le sue energie per salvarlo. È un esempio concreto di come l'amore possa attraversare e superare le barriere sociali.
    L'humilitas del centurione ("non sono degno") non è falsa modestia, ma riconoscimento autentico della propria condizione davanti a Dio. Paradossalmente, proprio questa umiltà lo rende capace di una fede straordinaria. Chi sa riconoscere i propri limiti è anche capace di aprirsi all'azione di Dio nella propria vita.
    La costruzione della sinagoga rivela una comprensione profonda dell'importanza della dimensione spirituale per il benessere di una comunità. Non si tratta solo di beneficenza materiale, ma di riconoscimento del fatto che l'essere umano ha bisogno anche di spazi e tempi sacri per coltivare la propria relazione con l'Assoluto.
    La fede del centurione diventa così modello di un impegno sociale che nasce dalla contemplazione e si nutre continuamente di essa. Non si tratta di attivismo, ma di azione che scaturisce dalla preghiera e dalla fiducia in Dio.

    Dimensione pedagogico-educativa

    Dal punto di vista educativo, l'episodio del centurione offre spunti complementari a quelli emersi dall'incontro con il giovane ricco.
    Innanzitutto, mostra che l'impegno per la giustizia sociale può essere vissuto a partire da qualsiasi condizione di vita. Non è necessario abbandonare tutto per servire i poveri; è possibile trasformare dall'interno la propria situazione, qualunque essa sia. Questo è particolarmente importante per quei giovani che si trovano in condizioni privilegiate e rischiano di vivere sensi di colpa paralizzanti.
    La figura del centurione rivela inoltre l'importanza della competenza professionale nell'impegno sociale. Quest'uomo è efficace nel suo servizio proprio perché conosce bene il proprio mestiere, sa come funziona l'autorità, comprende le dinamiche del potere. L'impegno per la giustizia non richiede improvvisazione o dilettantismo, ma preparazione seria e competenza specifica.
    L'attenzione per il servo malato suggerisce che l'impegno sociale autentico nasce sempre dall'incontro personale con la sofferenza concreta. Non si tratta di amare l'umanità in astratto, ma di prendersi cura delle persone che la vita mette sulla nostra strada, soprattutto quelle che dipendono da noi in qualche modo.
    L'umiltà del centurione indica uno stile di servizio che evita ogni forma di paternalismo o di superiorità. Chi vuole servire davvero deve essere disposto a imparare, a riconoscere i propri limiti, a lasciarsi mettere in discussione da coloro che vuole aiutare.
    La costruzione della sinagoga rivela infine l'importanza di un impegno sociale che non trascuri la dimensione spirituale e culturale delle persone. Non basta provvedere ai bisogni materiali; è necessario rispettare e favorire anche la crescita umana integrale, che include sempre la dimensione del sacro.

    Sintesi comparativa dei due episodi

    I due incontri che abbiamo analizzato rappresentano due modalità diverse di rapportarsi alla questione della giustizia sociale, entrambe significative per il cammino di crescita dei giovani.
    Il giovane ricco rappresenta la difficoltà di chi possiede molto nel liberarsi dalle proprie sicurezze per abbracciare la causa dei poveri. La sua storia è paradigmatica di tutti coloro che si trovano in condizioni privilegiate e faticano a tradurre i propri ideali in scelte concrete. Il suo dramma non è la cattiveria o l'egoismo, ma l'attaccamento, quella forma sottile di schiavitù che impedisce la libertà autentica.
    Il centurione romano, al contrario, rappresenta la possibilità di vivere l'impegno sociale a partire dalla propria condizione, trasformandola dall'interno senza necessariamente abbandonarla. La sua storia rivela che non sempre il cambiamento richiede rotture drammatiche; a volte può realizzarsi attraverso una conversione graduale che porta a usare diversamente le proprie risorse e la propria posizione.
    Entrambi gli episodi mostrano che l'impegno per la giustizia sociale non è mai solo questione di buona volontà o di generosità, ma coinvolge sempre la totalità della persona: i suoi valori, le sue priorità, la sua concezione della vita e di Dio.
    Nel primo caso, l'ostacolo principale è l'attaccamento ai beni; nel secondo, la barriera da superare è quella culturale e religiosa. Il giovane ricco deve imparare a condividere; il centurione deve imparare a fidarsi di un Dio diverso da quello che conosceva.
    Entrambi gli incontri rivelano inoltre l'importanza dello sguardo di Gesù: uno sguardo che non giudica mai dall'esterno, ma va sempre al cuore delle persone, coglie le loro potenzialità di bene, rispetta i loro tempi di crescita.
    La differenza principale tra i due episodi sta nell'esito: il giovane ricco si allontana tristemente, incapace di accogliere la proposta di Gesù; il centurione invece diventa modello di fede per tutti. Questo ci ricorda che la libertà umana rimane sempre in gioco, che non ci sono garanzie automatiche di successo nell'educazione, ma che ogni persona conserva fino all'ultimo la possibilità di scegliere.
    Dal punto di vista pedagogico, i due episodi suggeriscono che l'educazione all'impegno sociale deve essere personalizzata, capace di adattarsi alla condizione specifica di ciascuno. Non esiste un modello unico di santità sociale; esistono tanti cammini quante sono le persone chiamate a percorrerli.


    PROPOSTE ESPERIENZIALI CONCRETE

    Incontro 1: "Il peso delle cose"
    Sul giovane ricco

    Obiettivo: Aiutare i partecipanti a riflettere sul rapporto tra possesso e libertà, scoprendo come l'attaccamento ai beni possa ostacolare l'impegno per la giustizia sociale.
    Durata: 2 ore
    Materiali: Brani del Vangelo, fogli, penne, scatole di cartone, oggetti vari, musica di sottofondo.
    Svolgimento:
    1. Apertura - "Il mio tesoro" (15 minuti) Ogni partecipante riceve un foglio e viene invitato a scrivere tre cose a cui tiene di più nella vita (possono essere oggetti, persone, esperienze, etc.). Condivisione libera in cerchio.
    2. Lettura del Vangelo e risonanze (20 minuti) Lettura drammatizzata del brano di Marco 10,17-22 con tre voci: narratore, giovane ricco, Gesù. Momento di silenzio. Condivisione delle prime impressioni e risonanze personali.
    3. Attività esperienziale - "Il peso delle cose" (30 minuti) I partecipanti vengono invitati a raccogliere dal centro della stanza vari oggetti (libri, scarpe, zaini, etc.) rappresentando simbolicamente le proprie "ricchezze" (materiali, affettive, culturali). Devono poi camminare per la stanza portando tutti questi oggetti. Gradualmente vengono proposte attività sempre più difficili da compiere con le mani occupate: abbracciare qualcuno, aiutare chi è caduto, condividere del cibo, etc.
    Debriefing: Come ti sei sentito? Quando è diventato difficile muoversi? Cosa hai dovuto lasciare per poter aiutare gli altri?
    4. Approfondimento - "Lo sguardo di Gesù" (25 minuti) Rilettura del versetto "Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò". Riflessione guidata: Cosa significa essere guardati con amore? Come cambia la percezione di sé quando ci si sente amati incondizionatamente?
    Lavoro a coppie: ognuno racconta all'altro un momento in cui si è sentito davvero compreso e accettato per quello che era.
    5. Riflessione personale - "Una cosa sola ti manca" (20 minuti) Momento di riflessione personale scritta su queste domande:
    • Quale potrebbe essere la "una cosa che mi manca" per vivere più liberamente?
    • A cosa faccio più fatica a rinunciare nella mia vita?
    • Come potrei utilizzare le mie risorse per aiutare chi ha bisogno?
    6. Impegno concreto (15 minuti) Ogni partecipante sceglie un piccolo gesto concreto da compiere nella settimana successiva per praticare la condivisione o il distacco da qualcosa a cui è attaccato. Condivisione volontaria.
    7. Preghiera finale (5 minuti) Preghiera spontanea di intercessione per tutti coloro che sono schiavi delle proprie ricchezze e per chi soffre a causa della povertà.

    Incontro 2: "Autorità che serve"
    Sul centurione romano

    Obiettivo: Scoprire come sia possibile esercitare il potere e l'autorità in modo giusto e compassionevole, al servizio dei più deboli.
    Durata: 2 ore
    Materiali: Brani del Vangelo, cartelloni, pennarelli, schede con situazioni, cappelli o distintivi per i ruoli.
    Svolgimento:
    1. Apertura - "Potere e servizio" (15 minuti) Brainstorming collettivo: quando sentiamo la parola "autorità" o "potere", quali immagini ci vengono in mente? Scriviamo tutto su un cartellone, distinguendo tra immagini positive e negative.
    2. Lettura del Vangelo (15 minuti) Lettura del brano di Luca 7,1-10 con distribuzione dei ruoli: narratore, centurione, anziani dei Giudei, Gesù, messaggeri. Momento di silenzio per lasciare risuonare il testo.
    3. Analisi del personaggio (25 minuti) Lavoro in piccoli gruppi: ogni gruppo riceve una "carta d'identità" del centurione da completare analizzando il testo:
    • Chi è (ruolo sociale, nazionalità, religione)
    • Cosa fa di speciale
    • Come si relaziona con i subordinati
    • Come si relaziona con Gesù
    • Cosa rivela del suo carattere
    Condivisione in plenaria dei ritratti elaborati.
    4. Gioco di ruolo - "Situazioni di potere" (35 minuti) I partecipanti vengono divisi in gruppi da 4-5 persone. Ogni gruppo riceve una scheda con una situazione in cui qualcuno ha una posizione di autorità o privilegio:
    • Un rappresentante di classe che deve gestire un conflitto
    • Un figlio di famiglia benestante che scopre l'ingiustizia sociale
    • Un giovane con particolari talenti che viene molto apprezzato
    • Una studentessa molto brava che potrebbe aiutare i compagni in difficoltà
    • Un ragazzo con molti seguaci sui social media
    Ogni gruppo deve improvvisare due scenette: nella prima il potere viene utilizzato in modo egoistico, nella seconda in modo giusto e compassionevole come il centurione.
    Debriefing: Cosa è cambiato tra le due scenette? Quali atteggiamenti hanno fatto la differenza?
    5. Approfondimento - "La fede che stupisce Gesù" (20 minuti) Rilettura del versetto sulla meraviglia di Gesù. Discussione guidata:
    • Cosa colpisce Gesù nella fede del centurione?
    • Perché questa fede è così speciale?
    • Come si collega la fede del centurione al suo modo di esercitare l'autorità?
    6. Laboratorio - "La sinagoga oggi" (20 minuti) Lavoro in piccoli gruppi: se fossimo noi il centurione oggi, cosa "costruiremmo" per la nostra comunità? Quali "sinagoghe" moderne servirebbero ai giovani della nostra città? Ogni gruppo elabora una proposta concreta e realizzabile.
    7. Impegno personale (10 minuti) Riflessione personale: In quali ambiti della mia vita ho una qualche forma di "autorità" o privilegio? Come posso utilizzare queste posizioni per servire gli altri, soprattutto i più deboli?
    8. Preghiera finale (5 minuti) Preghiera di ringraziamento per tutti coloro che usano il loro potere per servire e proteggere, e invocazione dello Spirito per imparare a fare lo stesso.

    Incontro 3: "Due strade verso la giustizia"
    Sintesi comparativa

    Obiettivo: Confrontare i due modelli di impegno sociale emersi dai due episodi evangelici e aiutare i partecipanti a individuare il proprio cammino verso la giustizia.
    Durata: 2 ore e 30 minuti
    Materiali: Cartelloni, post-it colorati, pennarelli, schede per il lavoro di gruppo, candele.
    Svolgimento:
    1. Apertura - "Due volti" (15 minuti) I partecipanti vengono invitati a disegnare su un foglio due volti: quello del giovane ricco e quello del centurione, così come li immaginano dopo aver ascoltato i loro racconti. Condivisione dei disegni e delle impressioni.
    2. Ripresa dei due episodi (20 minuti) Breve riassunto dei due incontri precedenti attraverso testimonianze dei partecipanti: chi vuole può raccontare cosa lo ha colpito di più e cosa ha imparato.
    3. Attività comparativa - "Due strade" (40 minuti) La stanza viene divisa in due metà con una linea immaginaria. Da una parte la "strada del giovane ricco", dall'altra la "strada del centurione".
    I partecipanti ricevono post-it colorati e devono scrivere:
    • Post-it rossi: le difficoltà/ostacoli presenti in ciascuna strada
    • Post-it verdi: le opportunità/risorse presenti in ciascuna strada
    • Post-it blu: le qualità umane richieste per percorrere ciascuna strada
    Vengono attaccati sui rispettivi cartelloni e poi discussi insieme.
    4. Testimonianze moderne (25 minuti) Vengono presentate brevemente alcune testimonianze di giovani che hanno scelto strade diverse nell'impegno sociale:
    • Un giovane che ha rinunciato a una carriera prestigiosa per lavorare con i migranti
    • Una studentessa che usa i social media per sensibilizzare sui temi ambientali
    • Un gruppo di ragazzi che ha trasformato un locale abbandonato in centro di aggregazione
    • Una giovane imprenditrice che ha creato un'azienda con finalità sociali
    Discussione: In quale dei due modelli evangelici si riconoscono di più queste esperienze?
    5. Laboratorio personale - "La mia strada" (30 minuti) Ogni partecipante riceve una scheda per riflettere personalmente:
    "Partendo dalla mia situazione attuale (famiglia, scuola, risorse, talenti, limiti...):"
    • Quali "ricchezze" (materiali, culturali, relazionali) ho a disposizione?
    • Come potrei utilizzarle per l'impegno sociale?
    • Quali "attaccamenti" potrebbero impedirmi di essere davvero libero nel servizio agli altri?
    • In quale ambito della mia vita ho già una qualche forma di "autorità" o influenza che potrei usare meglio?
    • Quale dei due personaggi evangelici mi assomiglia di più in questo momento della mia vita?
    6. Progettazione concreta - "Il primo passo" (20 minuti) Lavoro a piccoli gruppi: ogni gruppo progetta un'iniziativa concreta di impegno sociale che possa essere realizzata dai giovani della comunità, ispirandosi ai due modelli evangelici:
    • Stile "giovane ricco": iniziative che richiedano una rinuncia significativa per condividere con chi ha meno
    • Stile "centurione": iniziative che utilizzino le competenze e le risorse già disponibili per servire i più deboli
    Presentazione dei progetti in plenaria.
    7. Momento di decisione - "Dove mi posiziono" (15 minuti) I partecipanti vengono invitati a posizionarsi fisicamente lungo la linea immaginaria che divide le due "strade", scegliendo il punto che meglio rappresenta il loro cammino attuale. Chi vuole può spiegare brevemente la propria scelta.
    8. Impegno comune (10 minuti) Il gruppo sceglie una delle iniziative progettate per realizzarla concretamente nelle settimane successive, definendo tempi e responsabilità.
    9. Preghiera finale (5 minuti) Preghiera corale con invocazione dello Spirito Santo per avere la saggezza di discernere la propria strada e il coraggio di percorrerla fino in fondo.

    Indicazioni per l'educatore

    L'accompagnamento dei giovani nel delicato cammino verso l'impegno sociale richiede da parte dell'educatore una particolare attenzione a diversi aspetti che emergono chiaramente dai due episodi evangelici che abbiamo analizzato.

    La pazienza dello sguardo amoroso
    Come Gesù di fronte al giovane ricco, l'educatore deve imparare a guardare ogni ragazzo con occhi di amore, andando oltre le apparenze per cogliere il cuore autentico delle sue ricerche. Spesso i giovani esprimono la loro sete di giustizia in modi che possono apparire ingenui, radicali o contraddittori. L'educatore maturo sa riconoscere in queste manifestazioni apparentemente confuse i germogli di una sensibilità autentica che ha bisogno di tempo per maturare.
    È fondamentale evitare due tentazioni opposte ma ugualmente dannose: da una parte il cinismo di chi liquida l'entusiasmo giovanile come superficiale o destinato a spegnersi; dall'altra l'idealizzazione di chi pretende dai giovani una coerenza perfetta senza tener conto dei loro tempi di crescita. Lo sguardo amoroso sa essere insieme comprensivo e esigente, paziente e provocatorio.

    Il rispetto dei tempi personali
    I due episodi evangelici ci mostrano che non esiste un unico cammino verso l'impegno sociale. Il giovane ricco viene chiamato a una rottura radicale con il proprio passato; il centurione è invitato a trasformare dall'interno la propria condizione. L'educatore deve saper riconoscere quale tipo di cammino è più adatto a ciascuno dei suoi ragazzi, evitando di imporre modelli standardizzati.
    Alcuni giovani hanno bisogno di gesti forti, di rotture significative che li aiutino a liberarsi da condizionamenti familiari o sociali che li soffocano. Altri maturano meglio attraverso trasformazioni graduali che permettano loro di integrare progressivamente i valori della giustizia nella loro vita quotidiana.
    L'educatore deve inoltre accettare che non tutti i giovani raggiungeranno lo stesso livello di impegno nello stesso tempo. Come il giovane ricco che si allontana rattristato, alcuni potrebbero aver bisogno di anni per maturare le scelte che altri compiono più rapidamente. Il rispetto per questi tempi diversi non è permissivismo, ma fiducia profonda nell'azione dello Spirito che opera nel cuore di ciascuno secondo ritmi misteriosi.

    L'equilibrio tra ideale e reale
    Una delle sfide più delicate nell'educazione all'impegno sociale è aiutare i giovani a mantenere viva la tensione ideale senza cadere né nell'utopismo paralizzante né nel pragmatismo cinico. L'esempio del centurione è particolarmente illuminante in questo senso: quest'uomo riesce a vivere la compassione e la giustizia pur rimanendo inserito in un sistema (quello dell'esercito romano) che non era certamente improntato ai valori evangelici.
    L'educatore deve aiutare i giovani a comprendere che il cambiamento sociale non si realizza solo attraverso gesti eroici o scelte alternative, ma anche e soprattutto attraverso la trasformazione paziente delle strutture quotidiane. Questo non significa accettare compromessi al ribasso, ma imparare l'arte difficile di essere "nel mondo senza essere del mondo", sale che da sapore senza perdere la propria identità.
    È importante inoltre aiutare i giovani a sviluppare competenze concrete per l'impegno sociale. L'entusiasmo da solo non basta; servono anche preparazione, studio, capacità di analisi delle situazioni complesse. Il centurione è efficace nel suo servizio proprio perché conosce bene il proprio mestiere e sa come muoversi nei meccanismi del potere.

    La dimensione comunitaria dell'impegno
    Né il giovane ricco né il centurione affrontano da soli la questione della giustizia sociale. Il primo viene chiamato a entrare nel gruppo dei discepoli ("vieni! seguimi!"); il secondo è sostenuto dalla stima e dall'affetto della comunità ebraica che intercede per lui presso Gesù.
    L'educatore deve aiutare i giovani a comprendere che l'impegno sociale autentico è sempre comunitario. Non si tratta di eroismi individuali, ma di costruire insieme reti di solidarietà, di sostegno reciproco, di verifica fraterna. La comunità educativa deve diventare essa stessa palestra di giustizia, luogo dove si sperimenta concretamente la condivisione, l'attenzione ai più fragili, la gestione non violenta dei conflitti.
    È importante inoltre aiutare i giovani a inserire il proprio impegno in reti più ampie, evitando l'autoreferenzialità di gruppo. L'apertura alla chiesa locale, alle associazioni del territorio, alle istituzioni pubbliche è essenziale per un impegno sociale maturo ed efficace.

    La spiritualità dell'impegno
    Entrambi gli episodi evangelici rivelano che l'impegno per la giustizia sociale ha sempre una profonda radice spirituale. Il giovane ricco viene chiamato non solo a dare ai poveri, ma anche a seguire Gesù; il centurione unisce alla cura per il servo la costruzione della sinagoga.
    L'educatore deve aiutare i giovani a scoprire che l'impegno sociale senza radici spirituali rischia di trasformarsi in attivismo sterile o in ideologia. È nella preghiera, nella contemplazione, nell'ascolto della Parola di Dio che si attinge la forza per perseverare di fronte alle difficoltà e si purificano le motivazioni da ogni forma di protagonismo.
    Allo stesso tempo, è importante evitare ogni forma di spiritualismo disincarnato. La preghiera autentica spinge sempre verso l'azione concreta; la contemplazione vera apre gli occhi sulla realtà del mondo; l'ascolto della Parola di Dio converte il cuore e trasforma la vita.

    La gestione del fallimento e della frustrazione
    Il cammino verso l'impegno sociale è inevitabilmente segnato da fallimenti, frustrazioni, momenti di scoraggiamento. I giovani, con il loro idealismo generoso, rischiano di essere particolarmente colpiti dalla scoperta della lentezza dei cambiamenti sociali, della resistenza delle strutture ingiuste, della fatica di cambiare anche se stessi.
    L'educatore deve essere preparato ad accompagnare questi momenti difficili, aiutando i giovani a rileggerli non come fallimenti personali, ma come parti inevitabili di ogni cammino di crescita. La tristezza del giovane ricco non è condannata da Gesù, ma accolta con comprensione; allo stesso modo, le crisi e i ripensamenti dei giovani possono diventare occasioni di approfondimento e di purificazione delle motivazioni.
    È importante inoltre aiutare i giovani a sviluppare una spiritualità della perseveranza, che sappia trovare nella preghiera e nella comunione fraterna le risorse per continuare anche quando i risultati tardano ad arrivare. L'impegno sociale è sempre un atto di fede nel futuro, una scommessa sulla possibilità che il mondo possa cambiare.

    L'attenzione alla formazione integrale
    Infine, l'educatore deve sempre tenere presente che l'impegno sociale è solo una dimensione della crescita giovanile, per quanto importante. Come mostra l'esempio del centurione, che sa coniugare efficienza professionale, sensibilità umana e apertura spirituale, la maturità umana richiede sempre un equilibrio armonico tra diverse componenti.
    È importante quindi evitare di assolutizzare l'impegno sociale, trasformandolo nell'unico criterio di valutazione della crescita dei giovani. Alcuni possono essere chiamati a forme di servizio molto visibili e impegnative; altri a testimonianze più silenziose ma ugualmente preziose; altri ancora a prepararsi attraverso lo studio e la formazione per servizi futuri.
    L'educatore maturo sa riconoscere e valorizzare la varietà dei doni e delle chiamate, aiutando ciascun giovane a scoprire la propria strada specifica verso la realizzazione di un mondo più giusto e fraterno.

    Conclusione: La speranza che non delude

    Il cammino verso l'impegno sociale che abbiamo delineato attraverso l'analisi dei due incontri evangelici non è mai facile né scontato. Come il giovane ricco, molti giovani potrebbero sentirsi sopraffatti dalla radicalità delle scelte richieste; come il centurione, altri potrebbero faticare a conciliare le proprie convinzioni con le aspettative dell'ambiente in cui vivono.
    Tuttavia, la bellezza di questi racconti sta proprio nel mostrare che Dio non smette mai di chiamare, di provocare, di invitare a una vita più piena e più libera. Lo sguardo amoroso di Gesù continua a posarsi su ogni giovane del nostro tempo, riconoscendo in ciascuno le potenzialità per diventare costruttore di giustizia e di pace.
    L'educatore che accompagna questo cammino sa di essere solo uno strumento nelle mani di Colui che "fa nuove tutte le cose". La sua missione non è quella di produrre risultati garantiti, ma di seminare con pazienza e fiducia, sapendo che il frutto dipende sempre dall'incontro misterioso tra la grazia di Dio e la libertà umana.
    In un mondo segnato da tante ingiustizie e sofferenze, i giovani rappresentano una risorsa preziosa di speranza e di cambiamento. Il compito dell'educazione cristiana è quello di aiutarli a scoprire che questa speranza non è ingenua utopia, ma forza trasformatrice radicata nell'amore di Dio che "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito".
    Come il giovane ricco e il centurione romano, ogni ragazzo e ogni ragazza del nostro tempo è chiamato a scrivere la propria pagina originale di Vangelo vissuto, contribuendo a costruire quel Regno di giustizia e di pace che Gesù è venuto ad annunciare. L'educatore ha il privilegio di essere testimone e compagno di questo cammino stupendo e sempre sorprendente verso la piena realizzazione della vocazione umana.


    PERCORSO INTEGRATO: "DALLA SPROPORZIONE AL RICONOSCIMENTO"
    6 incontri
    (di 2 ore ciascuno, progettati per gruppi di 12-15 educatori, con possibilità di adattamento per gruppi di giovani)

    Incontro 1: "L'EPOCHÉ DEL CUORE"
    Obiettivo: Imparare a mettere tra parentesi i propri pregiudizi su ricchezza e giustizia
    Primo momento (30'): Meditazione guidata sui due brani evangelici con la tecnica dell'epoché fenomenologica. I partecipanti sono invitati a "sospendere" le loro interpretazioni immediate per accogliere i testi nella loro immediatezza.
    Secondo momento (45'): Laboratorio autobiografico "Le mie ricchezze nascoste". Ogni partecipante identifica le proprie "ricchezze" (non solo materiali) e riflette su come queste influenzano il suo modo di relazionarsi con gli altri.
    Terzo momento (30'): Circle time di condivisione con la regola del "parlare dal cuore, ascoltare con il cuore".
    Conclusione (15'): Consegna del "diario della sproporzione" per le annotazioni settimanali.

    Incontro 2: "L'INTENZIONALITÀ DEL DESIDERIO"
    Obiettivo: Riconoscere l'autenticità del desiderio di giustizia al di là delle motivazioni superficiali
    Primo momento (20'): Ripresa del brano del giovane ricco con focus sull'analisi fenomenologica del desiderio. Domanda guida: "Cosa cerca veramente questo giovane?"
    Secondo momento (50'): Workshop "Archeologia del desiderio". I partecipanti esplorano le motivazioni profonde del loro impegno educativo e sociale attraverso tecniche narrative e simboliche.
    Terzo momento (40'): Esercizio di scrittura riflessiva: "Lettera al mio desiderio più autentico".
    Conclusione (10'): Momento di silenzio contemplativo.

    Incontro 3: "LA LIBERTÀ COME DISTACCO CREATIVO"
    Obiettivo: Sperimentare il distacco come movimento verso maggiore libertà e creatività
    Primo momento (25'): Analisi esistenziale della tristezza del giovane ricco. Riflessione guidata: "Quando la verità fa male, cosa ci sta insegnando?"
    Secondo momento (60'): Esperienza del "peso del dono" (descritta sopra) con approfondimento sulla differenza tra rinuncia e distacco creativo.
    Terzo momento (25'): Condivisione in coppie seguita da sintesi plenaria.
    Conclusione (10'): Preghiera/meditazione sul tema del "lasciar andare per accogliere".

    Incontro 4: "LO SGUARDO CHE RICONOSCE"
    Obiettivo: Sviluppare la capacità fenomenologica di riconoscere l'altro nella sua dignità
    Primo momento (20'): Contemplazione del brano del centurione con focus sulla "qualità dello sguardo". Domanda guida: "Come guarda questo uomo il mondo che lo circonda?"
    Secondo momento (50'): Esperienza "Lo sguardo che riconosce" (descritta sopra) con varianti creative (uso di video, musica, arte).
    Terzo momento (40'): Laboratorio "Gli invisibili del mio territorio": mappatura delle persone e situazioni di ingiustizia nel proprio contesto.
    Conclusione (10'): Momento di riconoscimento reciproco nel gruppo.

    Incontro 5: "LA FEDE COME FORZA TRASFORMATIVA"
    Obiettivo: Comprendere come la fede autentica generi trasformazione sociale
    Primo momento (30'): Studio teologico-esistenziale della fede del centurione. Approfondimento del concetto di "fede che salva" come forza che trasforma la realtà.
    Secondo momento (50'): Testimonianze di "fede trasformativa": incontro con educatori/operatori sociali che raccontano esperienze di trasformazione attraverso l'impegno di giustizia.
    Terzo momento (30'): Progettazione di micro-esperienze di "fede trasformativa" nel proprio contesto educativo.
    Conclusione (10'): Preghiera/meditazione sulla "fede che muove le montagne dell'ingiustizia".

    Incontro 6: "DALLA SPROPORZIONE AL RICONOSCIMENTO"
    Obiettivo: Integrare distacco creativo e riconoscimento dell'altro in un progetto concreto
    Primo momento (20'): Sintesi fenomenologica del percorso: dalle epoché iniziali alla comprensione integrata della giustizia evangelica.
    Secondo momento (60'): Esperienza integrata "La mappa della giustizia personale" (descritta sopra) con elaborazione di progetti concreti individuali e di gruppo.
    Terzo momento (30'): Presentazione e condivisione dei progetti con feedback reciproco.
    Conclusione (10'): Impegno finale e benedizione reciproca per il cammino futuro.

    Metodologia trasversali

    Approccio narrativo: Ogni incontro integra storytelling, scrittura autobiografica e condivisione di esperienze per favorire l'elaborazione esistenziale dei contenuti.
    Fenomenologia applicata: Uso sistematico della metodologia classica della fenomenologia husserliana: l'epoché, l'analisi intenzionale e la riduzione eidetica come strumenti di comprensione spirituale ed educativa.
    Integrazione corpo-mente-spirito: Ogni incontro include momenti di meditazione, movimento corporeo consapevole e elaborazione intellettuale.
    Pedagogia differenziata: Adattamento delle proposte ai diversi stili di apprendimento e alle diverse situazioni esistenziali dei partecipanti.

    Materiali e risorse

    • Quaderno personale del percorso con testi evangelici, tracce per la riflessione e spazi per annotazioni
    • Antologia di testimonianze di educatori e operatori sociali impegnati nella giustizia
    • Guida metodologica per la conduzione dei laboratori
    • Playlist musicale per i momenti meditativi e creativi
    • Kit artistico-espressivo per le attività simboliche e narrative

    Valutazione e verifica

    Il percorso prevede momenti di auto-valutazione esistenziale attraverso:
    • Diario riflessivo personale
    • Feedback reciproco nel gruppo
    • Verifica dell'integrazione teoria-prassi attraverso i progetti concreti
    • Follow-up a distanza di tre mesi per verificare l'impatto duraturo


    CONCLUSIONE: LA GIUSTIZIA COME SINFONIA

    La giustizia sociale evangelica non è una marcia militare che procede a passo uniforme, ma una sinfonia complessa in cui ogni strumento - il distacco creativo del giovane ricco, il riconoscimento amorevole del centurione - contribuisce a creare un'armonia più grande.
    Come educatori chiamati ad accompagnare i giovani su questi sentieri, siamo invitati a diventare direttori d'orchestra dell'umano: non imponiamo il nostro ritmo, ma aiutiamo ciascuno a trovare la sua nota unica nel grande concerto della giustizia che trasforma il mondo.
    La sproporzione tra il nostro desiderio di giustizia e le nostre possibilità concrete non è un limite da superare, ma lo spazio sacro in cui si inserisce la grazia trasformativa. È in questo spazio che i giovani che accompagniamo possono scoprire che la vera ricchezza è la libertà di donare, e che la vera forza è la capacità di riconoscere nell'altro il volto dello stesso mistero che li chiama alla vita.



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