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    Il filo di Arianna

    Percorso educativo per inserire la propria storia in una storia più grande



    Fondamenti teorici e motivazioni

    L'urgenza antropologica della grande narrazione
    L'essere umano è costitutivamente un homo narrans. Come osserva Alasdair MacIntyre in "Dopo la virtù", la nostra identità si costruisce attraverso la capacità di narrare la nostra vita come una storia unitaria e sensata. I giovani d'oggi vivono però quello che Jean-François Lyotard ha definito "la crisi delle grandi narrazioni": crescono in un tempo frammentato, dove ogni momento sembra scollegato dal precedente e dal successivo.
    Questa frammentazione genera quella che Viktor Frankl chiamava "vuoto esistenziale": l'incapacità di percepire un senso complessivo della propria esistenza. I social media amplificano questo fenomeno, proponendo una vita fatta di istanti isolati, di "storie" che durano 24 ore e poi svaniscono.

    Il bisogno di trascendenza orizzontale e verticale
    La ricerca fenomenologica di Emmanuel Levinas ci insegna che l'io si costituisce nell'incontro con l'altro. Ma questo "altro" ha una duplice dimensione: orizzontale (gli altri esseri umani, la comunità, la storia) e verticale (il senso ultimo, il sacro, l'infinito).
    I giovani hanno bisogno di scoprire che la loro storia personale si inserisce in una rete di relazioni che attraversa il tempo e lo spazio: sono figli di chi li ha preceduti, fratelli di chi cammina accanto a loro, padri e madri di chi verrà dopo. Questa scoperta trasforma l'esistenza da monologo solipsistico in dialogo corale.

    La pedagogia della memoria e della promessa
    Paul Ricoeur, nella sua ermeneutica dell'esistenza, distingue tre dimensioni temporali della narrazione: il passato come memoria, il presente come attenzione, il futuro come attesa. I giovani devono imparare a tessere questi tre fili in un'unica trama esistenziale.
    La memoria non è nostalgia del passato, ma riconoscimento delle radici che nutrono il presente. La promessa non è illusione futura, ma impegno che orienta le scelte presenti. Solo chi sa da dove viene e verso dove va può abitare pienamente l'oggi.

    Coordinate di pensiero

    1. La dialettica tra particolarità e universalità
    Ogni storia personale è unica e irripetibile, ma trova significato solo quando si scopre parte di una storia universale. Come insegna Hans-Georg Gadamer, la comprensione avviene sempre attraverso la "fusione di orizzonti": l'orizzonte del singolo si allarga fino a incontrare l'orizzonte dell'umanità.
    Questo non significa annullamento della particolarità individuale, ma sua valorizzazione attraverso l'inserimento in un contesto più ampio. Il giovane scopre di essere protagonista della propria storia proprio quando comprende di essere co-protagonista della storia comune.

    2. La tensione tra libertà e appartenenza
    La modernità ha enfatizzato la libertà come autonomia, come capacità di autodeterminazione. Ma una libertà senza radici diventa arbitrio, una scelta senza criteri diventa casualità. Charles Taylor, in "Il disagio della modernità", mostra come l'individualismo esasperato produca paradossalmente una perdita di significato.
    La vera libertà nasce dal riconoscimento dell'appartenenza: sono libero non nonostante le mie radici, ma grazie ad esse. L'appartenenza non è prigione, ma dimora; non è limite, ma orizzonte.

    3. La circolarità tra interpretazione e trasformazione
    Inserire la propria storia in una storia più grande non è operazione meramente intellettuale, ma pratica trasformativa. Come indica la filosofia pratica di Aristotele, il sapere etico si acquisisce attraverso l'azione virtuosa, non attraverso la mera conoscenza teorica.
    I giovani comprendono il senso della loro appartenenza alla storia grande quando iniziano a trasformarla attraverso le proprie scelte. Sono chiamati non solo a ricevere un'eredità, ma a riconsegnarla arricchita alle generazioni future.

    Percorso Pratico: "Il Filo di Arianna"
    12 Incontri per Adolescenti e Giovani

    PRIMO MODULO: RISCOPRIRE LE RADICI (Incontri 1-4)

    Incontro 1: "Chi sono io?"
    L'arte dell'autobiografia

    Obiettivo: Aiutare i partecipanti a prendere coscienza della propria storia personale come narrazione sensata.
    Attività principale: Ogni partecipante costruisce la propria "linea della vita", identificando momenti significativi, persone importanti, scelte decisive. Non una semplice cronologia, ma una mappa di senso.
    Metodologia: Lavoro individuale di scrittura autobiografica, seguito da condivisione in piccoli gruppi. Utilizzo di tecniche narrative derivate dalla biblioterapia.
    Domande guida: Quali eventi hanno segnato la mia crescita? Quali persone mi hanno formato? Quali scelte mi hanno definito? Che cosa rende unica la mia storia?
    Testimonianza: Lettura di brani autobiografici di personaggi significativi che hanno saputo narrare la propria vita (Agostino, Rousseau, Gandhi, Anna Frank).

    Incontro 2: "Da dove vengo?"
    La memoria generazionale

    Obiettivo: Far scoprire ai giovani le radici familiari e culturali che li hanno formati.
    Attività principale: Ogni partecipante intervista un anziano della propria famiglia o della comunità, raccogliendo storie, tradizioni, valori trasmessi. Creazione di un "albero narrativo" che non si limita alla genealogia, ma ricostruisce la trasmissione di senso.
    Metodologia: Preparazione dell'intervista attraverso role-playing, realizzazione dell'intervista a casa, rielaborazione narrativa in gruppo.
    Domande guida: Che cosa mi hanno trasmesso le generazioni precedenti? Quali valori ho ereditato? Di quale tradizione sono figlio? Che cosa della mia eredità voglio conservare e che cosa voglio trasformare?
    Testimonianza: Incontro con un testimone che racconta come ha saputo valorizzare la propria eredità culturale trasformandola creativamente.

    Incontro 3: "Il mio posto nel mondo"
    Geografia esistenziale

    Obiettivo: Aiutare i giovani a comprendere il proprio inserimento nello spazio e nel tempo storico.
    Attività principale: Costruzione di una "mappa esistenziale" che colloca la propria storia nell'intreccio delle storie contemporanee: la propria città, la propria nazione, la propria epoca storica, l'umanità nel suo insieme.
    Metodologia: Utilizzo di mappe fisiche e simboliche, lavoro di ricerca storica sulla propria epoca, confronto con coetanei di altre culture attraverso testimonianze o collegamenti digitali.
    Domande guida: In quale momento storico sto vivendo? Quali sono le sfide del mio tempo? Che cosa caratterizza la mia generazione? Come la mia storia si intreccia con quella dell'umanità?
    Testimonianza: Racconto di giovani che hanno saputo leggere i segni dei tempi e hanno risposto alle sfide della loro epoca.

    Incontro 4: "I miei maestri invisibili"
    La tradizione culturale

    Obiettivo: Far scoprire ai partecipanti i "maestri invisibili" che li hanno formati attraverso libri, musica, arte, esempi di vita.
    Attività principale: Ogni partecipante identifica le figure (reali o immaginarie, contemporanee o del passato) che hanno influenzato la propria visione del mondo. Creazione de "Il mio pantheon personale" con spiegazione del perché ciascuna figura è significativa.
    Metodologia: Ricerca individuale, presentazione creativa (attraverso immagini, musica, citazioni), discussione sui criteri di scelta.
    Domande guida: Chi mi ha insegnato a vedere il mondo? Quali libri, film, canzoni mi hanno formato? Quali esempi di vita mi ispirano? Che cosa rende una figura degna di essere maestra?
    Testimonianza: Un intellettuale, artista o educatore racconta i propri maestri e come hanno influenzato il suo cammino.

    SECONDO MODULO: ABITARE IL PRESENTE (Incontri 5-8)

    Incontro 5: "Leggere i segni dei tempi"
    Ermeneutica del presente

    Obiettivo: Sviluppare nei giovani la capacità di interpretare la propria epoca con sguardo critico e costruttivo.
    Attività principale: Analisi dei fenomeni caratteristici dell'epoca contemporanea (digitalizzazione, globalizzazione, crisi ambientale, nuove povertà) attraverso la metodologia del "vedere-giudicare-agire".
    Metodologia: Lavoro di gruppo su diversi aspetti del presente, utilizzo di fonti multiple (giornali, social media, documenti ufficiali, testimonianze), confronto critico tra diverse interpretazioni.
    Domande guida: Che cosa caratterizza il nostro tempo? Quali sono le opportunità e i rischi dell'epoca contemporanea? Come posso contribuire a orientare positivamente la storia presente?
    Testimonianza: Incontro con un analista sociale, giornalista o sociologo che aiuti a decifrare la complessità del presente.

    Incontro 6: "La mia vocazione"
    Scoprire la propria missione

    Obiettivo: Aiutare i giovani a scoprire il proprio contributo specifico alla storia comune.
    Attività principale: Attraverso un percorso di discernimento, ogni partecipante identifica i propri talenti, le proprie passioni e i bisogni del mondo per individuare la propria "vocazione" nel senso più ampio del termine.
    Metodologia: Test attitudinali, momenti di silenzio e riflessione, confronto con figure significative, elaborazione di un "progetto di vita" provvisorio.
    Domande guida: Quali sono i miei talenti? Che cosa mi appassiona veramente? Di che cosa ha bisogno il mondo? Come posso mettere in connessione questi tre elementi?
    Testimonianza: Giovani adulti che raccontano come hanno scoperto e stanno vivendo la propria vocazione professionale, sociale o religiosa.

    Incontro 7: "Costruire ponti"
    L'arte della relazione

    Obiettivo: Formare i giovani alla capacità di tessere relazioni significative che superino le barriere generazionali, culturali, sociali.
    Attività principale: Organizzazione di incontri intergenerazionali, interculturali o inter-sociali dove i giovani imparano l'arte dell'ascolto, del dialogo, della costruzione di ponti.
    Metodologia: Preparazione attraverso tecniche di comunicazione non violenta, realizzazione di incontri strutturati, valutazione dell'esperienza attraverso il racconto narrativo.
    Domande guida: Come posso superare le barriere che mi separano dagli altri? Che cosa posso imparare da chi è diverso da me? Come posso contribuire a costruire una società più unita?
    Testimonianza: Mediatori culturali, operatori sociali o educatori che raccontano la loro esperienza di costruzione di ponti.

    Incontro 8: "La responsabilità per il futuro"
    Etica intergenerazionale

    Obiettivo: Sviluppare nei giovani la consapevolezza della propria responsabilità verso le generazioni future.
    Attività principale: Simulazione di una "assemblea del futuro" dove i partecipanti rappresentano diverse generazioni e devono prendere decisioni che influenzeranno il lungo termine.
    Metodologia: Role-playing, utilizzo di scenari futuri, confronto tra diverse prospettive temporali, elaborazione di un "patto intergenerazionale".
    Domande guida: Che mondo stiamo consegnando alle generazioni future? Quali responsabilità abbiamo verso chi verrà dopo di noi? Come le nostre scelte presenti influenzano il futuro?
    Testimonianza: Attivisti ambientali, ricercatori o imprenditori sociali che lavorano per la sostenibilità a lungo termine.

    TERZO MODULO: PROGETTARE IL FUTURO (Incontri 9-12)

    Incontro 9: "Sognatori realisti"
    Utopia e progettualità

    Obiettivo: Insegnare ai giovani a coniugare idealità e concretezza, sogno e progetto.
    Attività principale: Ogni partecipante elabora un "sogno realizzabile" per migliorare un aspetto del mondo (locale o globale) e lo trasforma in un progetto concreto con obiettivi, tempi, risorse.
    Metodologia: Tecniche di progettazione sociale, utilizzo del metodo del "design thinking", presentazione dei progetti al gruppo per feedback e miglioramenti.
    Domande guida: Quale mondo sogno? Come posso contribuire a realizzarlo? Quali sono i primi passi concreti che posso compiere? Chi può aiutarmi in questo percorso?
    Testimonianza: Giovani imprenditori sociali o attivisti che raccontano come hanno trasformato i loro sogni in realtà.

    Incontro 10: "Alleanze per il cambiamento"
    Costruire reti di senso

    Obiettivo: Formare i giovani alla capacità di costruire alleanze e reti per realizzare progetti di cambiamento sociale.
    Attività principale: Mappatura delle realtà del territorio che lavorano per il bene comune e costruzione di possibili alleanze per realizzare i progetti elaborati nell'incontro precedente.
    Metodologia: Ricerca sul territorio, incontri con rappresentanti di organizzazioni sociali, elaborazione di strategie di collaborazione.
    Domande guida: Chi condivide i miei ideali? Come posso costruire alleanze efficaci? Che cosa posso offrire e che cosa posso ricevere dalle collaborazioni?
    Testimonianza: Coordinatori di reti sociali o animatori di movimenti che spiegano l'arte della costruzione di alleanze.

    Incontro 11: "La forza della tradizione innovativa"
    Conservare trasformando

    Obiettivo: Insegnare ai giovani a valorizzare la tradizione come fonte di innovazione, non come peso del passato.
    Attività principale: Studio di esempi storici di figure che hanno saputo innovare rimanendo fedeli alle radici profonde della loro tradizione. Elaborazione di proposte per "tradizione innovativa" nel proprio contesto.
    Metodologia: Ricerca storica, analisi di casi esemplari, applicazione creativa ai contesti contemporanei.
    Domande guida: Come posso essere fedele alle radici e allo stesso tempo innovativo? Quali elementi della tradizione meritano di essere conservati e quali trasformati? Come posso contribuire all'evoluzione della mia comunità?
    Testimonianza: Intellettuali, artisti o leader religiosi che raccontano la loro esperienza di rinnovamento nella continuità.

    Incontro 12: "Il mio posto nella storia grande"
    Sintesi e impegno

    Obiettivo: Aiutare i giovani a sintetizzare il percorso compiuto e ad assumere impegni concreti per il futuro.
    Attività principale: Ogni partecipante elabora una "carta di identità esistenziale" che sintetizza la propria storia, la propria vocazione, il proprio contributo alla storia comune. Cerimonia finale di impegno reciproco.
    Metodologia: Lavoro di sintesi individuale, condivisione in gruppo, elaborazione di un "patto" comunitario per sostenere reciprocamente la crescita di ciascuno.
    Domande guida: Chi sono diventato attraverso questo percorso? Qual è il mio posto nella storia grande? Quali impegni concreti assumo per il futuro? Come possiamo sostenerci reciprocamente?
    Testimonianza: Una figura adulta significativa che benedice il cammino compiuto e incoraggia per il futuro.

    Metodologie trasversali

    L'arte del racconto
    Ogni incontro integra la dimensione narrativa: racconti di testimoni, autobiografie condivise, storie esemplari. Il racconto non è decorazione, ma struttura portante dell'apprendimento esistenziale.

    La pedagogia dell'incontro
    Privilegiare sempre la dimensione relazionale dell'apprendimento. I giovani imparano più dall'incontro con persone significative che dallo studio di contenuti astratti.

    Il metodo laboratoriale
    Coniugare sempre riflessione e azione, teoria e pratica, pensiero e impegno. L'apprendimento autentico è sempre trasformativo.

    La dimensione comunitaria
    Il percorso si compie in gruppo perché è nella comunità che si scopre il proprio posto nella storia grande. Il gruppo stesso diventa laboratorio di storia comune.

    Obiettivi formativi trasversali

    Al termine del percorso, i giovani partecipanti dovrebbero aver sviluppato:
    • Identità narrativa: Capacità di narrare la propria vita come storia sensata e orientata
    • Coscienza storica: Consapevolezza del proprio inserimento nel flusso della storia umana
    • Responsabilità generazionale: Senso della propria responsabilità verso passato e futuro
    • Competenza relazionale: Abilità nel tessere relazioni significative attraverso le differenze
    • Progettualità trasformativa: Capacità di trasformare ideali in progetti concreti
    • Sapienza tradizionale: Abilità nel valorizzare creativamente l'eredità culturale ricevuta
    Questo percorso non offre risposte preconfezionate, ma strumenti per elaborare le proprie risposte. Non indottrina, ma forma. Non risolve la crisi giovanile, ma la trasforma in opportunità di crescita e di servizio.
    Il giovane che completa questo cammino non avrà tutte le certezze, ma avrà una bussola per orientarsi nel mare dell'esistenza. Avrà scoperto che la sua piccola storia, per quanto fragile e incerta, ha senso perché si inserisce nella Storia grande dell'umanità in cammino verso la verità, la giustizia e la pace.


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