Mario Pollo
(NPG 1969-06/07-65)
Il discorso sulla funzione catalizzatrice ed attivizzante dell'animatore nella circolazione delle idee deve essere necessariamente collegato ad un discorso che definisca la posizione dell'animatore come essere umano di fronte ad una sua funzione.
L'animatore tecnocrate
L'animatore è stato e viene ancora considerato da molti come un tecnico il quale si avvale dell'uso sistematico di determinati strumenti e metodi per realizzare le finalità connesse allo svolgimento del suo ruolo professionale.
La visione tecnica del ruolo dell'animatore ha comportato e comporta ancora una sua strumentalizzazione in quanto lo fa distaccato e diviso dai processi che professionalmente genera. Si afferma poi che l'animatore deve svolgere il suo ruolo dimenticando la propria ideologia, il proprio modo di essere, di comprendere e mediare la realtà. Dimenticare se stesso per identificarsi in una azione tecnica che deve rimanere estranea e non influire in alcun modo sul piano delle idee e dei valori che nascono e si sviluppano all'interno del gruppo nel quale opera. Questo modo di porsi del tecnico è il frutto di una tecnologia che tende a realizzare le sue finalità attraverso una serie di processi che implicano azioni fredde, distaccate e parziali; è in poche parole il separare l'uomo dal prodotto del suo lavoro.
Ma non è solamente l'organizzazione scientifica del lavoro che tende a conformare secondo questo modello la figura dell'animatore, è la stessa struttura del consumo che tende a relegarlo al ruolo di elemento di tramite tra il consumo di cultura e l'industria che la produce.
La giustificazione di questa tecnocrazia viene identificata nella necessità di essere obiettivi e di non influire, condizionando, l'ambiente sociale in cui si opera. Si è qui in presenza di uno dei miti principali della nostra età, l'asetticità come garanzia di neutralità e obiettività, che non è assolutamente credibile da un punto di vista scientifico. Infatti tutte le espressioni dell'uomo, a prescindere dal tipo di linguaggio usato, sono manifestazioni di opinione non intervenendo nel processo l'oggetto ma una sua rappresentazione che è sempre influenzata da molteplici fattori individuali e sociali.
L'animatore militante
Restituire alla funzione dell'animatore una dimensione umana globale garantendo in termini critici il rifiuto della cultura consumistica e del metodo tecnocratico, significa configurare la figura dell'animatore come quella di un militante. Le caratteristiche principali di questa nuova figura si identificano in:
* essere unito, far parte dell'ambiente in cui opera
* vivere lo stesso stato spirituale dell'ambiente
* essere portatore dei bisogni, dei valori, delle tensioni dell'ambiente
* possedere il linguaggio in uso nell'ambiente.
Queste caratteristiche possono far nascere l'osservazione che, in fondo, l'animatore non è che un apostolo, un missionario, un attivista, ecc. e lo si vuole differenziare solamente attraverso il nome. L'osservazione è vera solo in parte in quanto l'animatore conserva il possesso e l'uso della sua «tecnica sociale» che gli permette di operare con un certo grado di approssimazione scientifica, che viene però resa più incisiva e potenziata dalla carica di amore e di impegno del militante. Ma quali garanzie l'animatore militante può offrire sul piano della libera scelta dei soggetti con i quali opera?
La sincerità e la criticità come strategie di libertà
La risposta a questo interrogativo la si ha sostituendo al binomio «asetticità - obiettività» quello formato da «criticità - sincerità».
Il rispetto della libertà degli altri, il non condizionamento nella circolazione delle idee e dei valori lo si può ottenere stimolando la criticità dell'ambiente e dichiarando la propria ideologia, i valori in cui si crede, facendo vedere onestamente che essi non sono lo scopo dell'intervento, che rispetta sempre le idee degli altri e non vuole dare che un metodo e uno strumento utili alla comunità per riconoscersi e comprendersi. Non è questo sicuramente l'antidoto perfetto, ma una misura che può attenuare i rischi del condizionamento. Infatti se si esamina la propaganda attraverso un approccio scientifico si nota che la più subdola e pericolosa è quella che tiene nascosta, non manifesta chiaramente l'ideologia che la promuove, e che si avvale perciò di un discorso in termini di obiettività per contrabbandare un'ideologia ben precisa. Mettere gli altri al corrente del proprio modo di pensare significa metterli in grado di difendersi.
La funzione attivizzante e catalizzante dell'animatore
Per svolgere questa funzione l'animatore deve avvalersi di una strategia che faccia scaturire la circolazione dei valori e delle idee dall'interno del gruppo, senza porle autoritariamente dall'esterno. Una tale strategia la si può identificare nei seguenti punti:
1) Stimolo all'ambiente a riconoscersi e a comprendersi meglio attraverso la razionalizzazione del proprio linguaggio.
2) Stimolo a razionalizzare i bisogni, i problemi dell'ambiente.
3) Stimolo alla comunicazione delle idee attraverso interazioni che seguano modelli democratici.
4) Stimolo alla creatività come espressione e come antidoto.
- Il primo punto riguarda gli atti linguistici che le persone compiono nell'ambiente e nel gruppo.
Il termine «atto linguistico» è preso qui nella sua accezione più estensiva riguardando ogni specie e genere di segni che vengono usati come elementi significanti all'interno dell'ambiente o del gruppo. Si tratta di inviare lo stimolo in due direzioni.
L'una al fine di catalizzare la comprensione che tutti i gesti, che tutti i riti, sono segni facenti parte di un patrimonio linguistico inserito in una cultura propria e specifica del gruppo o dell'ambiente più vasto. La seconda direzione è quella che deve portare ad un controllo, ad una analisi dei segni che hanno perso il loro significato, che non hanno più un rapporto preciso e normale con il senso che dovrebbero rappresentare e sono divenuti perciò privi di significato o linguisticamente distorti. Per esemplificare si prenda una funzione religiosa nella quale tutti i segni attraverso cui la celebrazione si manifesta hanno o avevano un rapporto con un senso e quindi un significato. Per molte persone che partecipano a tale funzione essi sono segni familiari di cui tuttavia non si comprende l'esatto significato. Questo è senz'altro un disturbo di comunicazione che impedisce di partecipare realmente all'atto religioso. Un controllo linguistico mira a stabilire, a riscoprire l'esatto significato di questi segni ed a valorizzare quelli propri della cultura dei fedeli. Un altro controllo lo si può esercitare per distinguere tra i segni che hanno un rapporto razionale con un senso e quindi un significato stabile, e quelli in cui questo rapporto è soltanto di natura emotiva per cui il significato è profondamente instabile. Si prenda ad esempio un rito religioso celebrato in una particolare situazione ambientale e spirituale e le persone che vi partecipano siano contagiate emotivamente: si vedrà che tale rito ha suscitato forti entusiasmi che solitamente si spengono in un breve arco di tempo lasciando un che di vuoto e di amaro. Il controllo della correttezza degli atti linguistici è una garanzia affinché si abbia una vera presa di coscienza e una partecipazione solida alla vita. Occorre ricordare che la presa di coscienza di sé come unità linguistica porta automaticamente alla presa di coscienza di sé come gruppo o insieme sociale unitario, quindi ad identificarsi e a riconoscersi in un particolare momento della vita sociale.
- Stimolo a razionalizzare i bisogni.
Quando il gruppo ha preso coscienza di se stesso, porta più facilmente a razionalizzare e a comprendere i bisogni, le tensioni che si agitano all'interno di esso. La risposta a questa necessità di chiarimento e di razionalizzazione la si ha attraverso la comunicazione e perciò l'interazione dei membri al gruppo o all'insieme sociale.
- Stimolo alla comunicazione delle idee.
La funzione dell'animatore ha qui un suo ruolo proprio e specifico in quanto deve continuamente stimolare la comunicazione secondo un modello democratico e controllare che essa non sia manipolata né dall'interno né dall'esterno. L'animatore deve poi controllare che essa non si centralizzi né intorno ad alcuni membri del gruppo o dell'insieme sociale né intorno alla sua persona, perché la centralizzazione della comunicazione crea immediatamente un centro di potere e di prestigio che distrugge il clima di libertà e di rispetto.
L'animatore non deve accentrare su di sé le risposte agli stimoli che lancia ma fare in modo che esse si traducano in interazione tra i membri del gruppo. Questo implica anche un continuo controllo alla leadership del gruppo affinché non centralizzi e ponga perciò in modo autoritario la comunicazione tra i membri del gruppo.
- Stimolo alla creatività.
Tutto quanto è stato detto finora presuppone la capacità di esprimersi delle persone con cui l'animatore opera. Presuppone altresì una capacità del gruppo a reagire alle manipolazioni che i centri di potere della società operano continuamente, e a compensare le frustrazioni del mondo del lavoro.
Questo può avvenire nella misura in cui si stimolano le persone alla creatività, che è l'antidoto più efficace contro le manipolazioni e gli influssi traumatizzanti della tecnologia. Creare una attitudine alla creatività significa svolgere un lavoro profondo che deve far comprendere come ad ogni gesto umano corrisponde un valore profondo nella misura in cui questo ha un significato genuino ed è intessuto d'amore.
La creatività non è niente altro che il riscoprire giorno dopo giorno i propri gesti in rapporto a sé ed agli altri, il rinnovare in ogni momento la sorpresa o lo sgomento, la fiducia o la paura di fronte al procedere della vita e di esprimersi con un gesto cosciente di amore che rifiuta il conformismo e il procedere vegetativo.
La creatività come sintesi di un contrasto
Il contrasto profondo tra la soluzione tecnocratica e quella militante può lasciare perplessi parendo che l'accettare il concetto di animatore militante possa portare al rifiuto del metodo scientifico, di tutte le tecniche che finora hanno dato buona prova. Questa dicotomia può essere però superata nell'ambito di una esperienza creativa, perché all'impegno d'amore del militante non nuoce la creatività che anzi ne risulta potenziata. La creatività, si sa, ha poi bisogno di tecniche appropriate per manifestarsi, per cui la dicotomia viene senz'altro superata nella dimensione dell'attività dell'animatore come esperienza creativa.
Schematizzando si può così rappresentare:
Amore - tecnica = Creatività = Animatore militante
L'animatore come modello di comportamento
Oltre agli stimoli, alla sua azione tecnica specifica, l'animatore può avvalersi della sua figura ponendosi come modello di comportamento, suscitare attraverso un esempio vivente un atteggiamento nel gruppo. I modi con cui è opportuno per l'animatore porsi sono i seguenti:
* modello di amore
* modello di criticità
* modello di creatività
* modello di rigore metodologico.
L'animatore non può e non deve porsi come modello delle proprie particolari convinzioni perché il suo compito è rispettare la libera scelta delle persone. Egli deve porre dei modelli di carattere universale in quanto accettabili da persone che pur possono professare ideologie diverse. Modelli che permettono a chi li acquisisce di realizzare più compiutamente il suo rapporto con sé e il mondo. Questo modo di porsi è profondamente diverso da quello del leader, che mira piuttosto a evidenziare il bagaglio di idee e valori di cui è portatore. La funzione dell'animatore, ponendo questi modelli, è quella di attenuare il condizionamento ed il trascinamento da parte del leader che è sempre di carattere autoritario anche se involontario.
Nella misura in cui il gruppo accetta i modelli di comportamento proposti dall'animatore, diventa capace di reagire criticamente a tutte le spinte trascinanti e condizionanti e tradurre gli apporti esterni in una spinta interna cosciente che consenta una reale partecipazione alla vita.



















































