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    De pulchritudine



    Virginia Di Cicco

    (NPG 1999-08-11)


    Entra sole dalle finestre. La Primavera arriva e la voglia di studiare se ne va. In classe, tutti rilassati, ascoltano il professore d’italiano. È uno forte, dicono.
    Oggi però è entrato in classe con una strana intenzione: parlare del bello. E perché? Si sono domandati tutti in cuor loro. Ma non hanno osato ed ora appunto ascoltano.
    Professore: Guardali bene, cuore: fanno proprio spavento! / Simili ai manichini; in qualche modo / ridicoli; come i sonnambuli strani, tremendi come loro.../ e chissà dove dardeggianti quelle palle di buio. / Disertati dalla fiamma divina, i loro occhi / s’alzano, come fissi a una distanza, al cielo: / mai, mai verso il selciato li si vede / abbassare pensierosi la testa di piombo. / È così che camminano nel nero / che non conosce confini, come il silenzio eterno non ha fine. / O città! / Mentre tutt’intorno a noi tu canti, sbraiti e ridi / atrocemente presa dal piacere / anch’io, vedi, mi trascino – ma più ebete di loro / dico: Cosa mai cercheranno tutti quei ciechi, in Cielo?
    Questa è una poesia di Charles Baudelaire. Bella, vero?
    Patrizia: Non lo so.
    Francesco: La potrebbe rileggere? Non ho capito granché!
    Anna Maria: Come si fa a decidere se una cosa così è bella?
    Professore: Potreste cominciare pensando cos’è bello per voi e perché?
    Francesco: La Rover 75. Blu mare. Quando la guardo... così slanciata, morbida nelle linee. Un meccanismo perfetto. Design e tecnologia. È un sogno.
    Anna Maria: Brad Pitt. Un po’ uomo e un po’ bambino. Duro e tenero al tempo stesso. Occhi come la Rover di Francesco. È lui il sogno.
    Patrizia: Tallin. Brugges. Petra, che non vuole morire. Sul limitare del nulla, aggrappata al presente. Così suggestiva, tutta rosa. Bella.
    Professore: Una macchina. Un uomo. Una città. Avete ragione, ma non fermatevi, non accontentatevi di così poco. La bellezza è ovunque. In un gesto che era per voi e solo voi avete visto. In qualcuno che già amate ma ancora non lo sa. In un quadro che vi aspetta per esistere, in uno sperduto museo del mondo. Se imparerete a cogliere il bello, ad inseguirlo nelle cose, come fosse un gioco, allora sarete salvi. Gli strumenti da raffinare sono la testa e il cuore. A loro soltanto infatti parla la bellezza.
    Anna Maria: Perché imparare a cogliere il bello significa essere salvi e salvi da cosa?
    Professore: Salvi dal nulla che cerca di affogare le nostre voglie. Dalle apparenze che distraggono i nostri pensieri. Dal rumore che inghiotte le vostre parole. La bellezza smaschera il male. Lo spoglia e lo lascia nudo, senza più segreti per l’occhio. Riconoscere il male significa non cadere più nella sua rete.
    Patrizia: Allora ciò che è bello, è pure buono. E il male è dove c’è il brutto.
    Professore: Guardate questa foto. È un quadro di Pablo Picasso, si chiama Guernica. Com’è?
    Francesco: Direi bruttino. No? È in bianco e nero. C’è un toro con quattro corna. Personaggi strani con gli occhi a spasso sul viso. Tutti gridano…
    Professore: Picasso dipinge quel quadro nel 1937. Nel suo paese, in Spagna, un colpo di stato ha rovesciato la democrazia appena nata. Il pittore, ospite all’Esposizione Internazionale a Parigi, avrebbe dovuto dipingere un murales su una delle pareti del padiglione spagnolo. Arriva la notizia che i bombardieri di Franco hanno raso al suolo una antica città, Guernica, per seminare il terrore. Una strage. Allora Picasso dipinge un quadro dove il colore e il rilievo sono scomparsi. Come se il mondo non riuscisse più a comunicare con l’uomo. Come se l’uomo, compiuto l’orrore, non riuscisse a vedere che orrore. L’artista chiama ad una scelta: dalla parte del mondo o dalla parte dell’orrore.
    Ora domando: com’è questo quadro?
    Patrizia: Bello. Molto bello.
    Professore: Francesco, perché ora il quadro è bello?
    Francesco: Perché parla.
    Professore: Esatto! Il bello parla di sé. Racconta degli uomini e dei loro sentimenti. Rivela ciò che si nasconde per timidezza. La bellezza non grida. La bellezza sussurra. Ponetevi davanti alle cose con l’intenzione di ascoltare quello che le cose vogliono dirvi. Imparerete storie incredibili su voi stessi e sul mondo in cui vivete.
    Guernica è divenuto un bel quadro perché parla dell’amore, della morte, del dolore. Perché protesta senza voce. Perché s’insinua leggera tra i battiti del nostro cuore e lo culla come una dolce canzone. La bellezza non è altro che un sospiro di languore.
    Ma se un giorno, nel guardare il mondo, dovesse accogliervi il silenzio, quello freddo e denso che si appiccica e sporca, allora state in guardia, qualcosa non va.
    Ciò che non parla è perché ha da nascondere. Chi grida non vuole darvi il tempo di pensare. Non cadete nell’inganno.
    Anna Maria: In questo modo nella vita non ci sarà mai nulla di indifferente. Nulla di trascurabile. Ha l’aria di essere un bel po’ faticoso vivere così.
    Professore: Sarà faticoso ma è questo l’unico modo di vivere. Con le mani. Con la bocca. Con l’anima. La bellezza salva dalla tentazione di lasciarsi andare, distratti, un po’ per caso, come se facessimo parte di un altro mondo e ci trovassimo in questo giusto di passaggio. La bellezza ci offre le nostre responsabilità dopo averci reso come dei sofisticatissimi apparecchi di ricezione. Le nostre orecchie riescono a sentire musica anche lì dove apparentemente c’è silenzio. I nostri occhi scrutano il buio che per loro apre il suo ventre. La nostra anima riconosce gli inganni e non diventerà mai di pietra.
    Patrizia: Allora, se ci rifiutassimo di fare tutto questo, se preferissimo una quiete seppur mediocre a questa continua corrente di emozioni, saremmo come i ciechi di Baudelaire. Ostinati con gli occhi al cielo, immersi nel buio. Ciechi perché hanno rinunciato a vedere per non soffrire. Per non avere responsabilità, rifiutano la terra, il loro mondo. E non è a questo che siamo chiamati.
    Professore: Già. Cosa possono cercare in cielo, i ciechi? Coloro che non sono stati capaci di cogliere la bellezza nelle cose che gli erano intorno, in loro stessi e negli altri uomini, costoro cosa possono cercare in cielo?
    Neppure la salvezza potrà essere lì se prima non l’avranno scovata nel brivido di meraviglia che insegue la bellezza, e la bellezza potrà venire allo scoperto solo se a toccarla saranno le dita commosse del nostro animo. Con rispetto. Con leggerezza. L’uomo commosso diventa veggente e scopre così l’eternità…
    Il suono della campanella interrompe il professore. Sorride, si alza ed esce. Anna Maria lo insegue con lo sguardo: «Lo saprà o no di essere così bello?».


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