Amore alla vita
Spunti letterari
A cura di Giancarlo De Nicolò
Alla vita (Nazim Hikmet)
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.
Non vivere come un inquilino (Nazim Hikmet)
Ragazzo mio,
io non ho paura di morire.
Tuttavia, ogni tanto
mentre lavoro
nella solitudine della notte,
ho un sussulto nel cuore,
saziarsi della vita, figlio mio,
è impossibile.
Non vivere su questa terra come un inquilino,
o come un villeggiante stagionale.
Ricorda:
in questo mondo devi vivere saldo,
vivere
come nella casa paterna.
Credi al grano,
alla terra,
al mare
ma prima di tutto - all'uomo.
Ama la nuvola,
il libro
la macchina,
ma prima di tutto - l'uomo.
Senti in fondo al tuo cuore
il dolore del ramo che secca,
della stella che si spegne,
della bestia ferita,
ma prima di tutto - il dolore dell'uomo.
Godi di tutti i beni terrestri,
del sole,
della pioggia
e della neve,
dell'inverno e dell'estate,
del buio e della luce,
ma prima di tutto -
godi dell'uomo
«Viviamo per dire chi siamo» (José Saramago)
Domanda.
I tuoi lettori sono particolarmente presenti nelle nostre conversazioni,quindi potrebbe essere interessante ricordare qui la tua affermazione: “Viviamo per dire chi siamo”. Se non ti sei pentito di aver dichiarato che si vive perché gli altri ci conoscano, potresti dirci chi sei?
José Saramago
Ritengo che tutte queste frasi vadano viste nel contesto in cui sono state espresse, perché non possono essere considerate espressioni assolute. A noi scrittori capita, e non è certo la cosa migliore, di cercare sempre frasi interessanti, e quando ci rivolgono delle domande complesse siamo portati a dare una risposta che sia, o possa apparire,originale, intelligente e perfino divertente. Ma sì, è vero che ho detto: “Viviamo per dire chi siamo”, e l’ho detto con la massima serietà, ma è anche vero che forse, alla fin fine, si tratta del tentativo di mascherare l’impossibilità di dire chi siamo e perché viviamo, anche se non sono sicuro neppure del motivo per cui viviamo, e non c’è altro. Allora vuol dire che queste frasi non hanno senso? Oppure è evidente che ce l’hanno?
Domanda.
Ma, se hanno senso, cosa volevi dire affermando che viviamo per dire agli altri che cosa siamo?
José Saramago.
Ritengo che questo senso abbia le sue radici in qualcosa che possiamo avvertire in ogni momento ed è il tentativo continuo di conoscere gli altri. E se in modo diretto o indiretto, conscio o inconscio cerchiamo di conoscere gli altri, cerchiamo anche di dire chi siamo. Ma realmente cosa significa dire chi siamo? Forse molto meno di quanto emerge in quella frase,perché la verità è che in noi esistono porte che sono e continueranno a rimanere chiuse.
Ci sta a cuore (Natalia Ginzburg)
Quello che deve starci a cuore, nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore alla vita. Esso può prendere diverse forme, e a volte un ragazzo svogliato, solitario e schivo non è senza amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato di attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione.
E che cos’è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita? Noi dobbiamo allora aspettare, accanto a lui, che la sua vocazione si svegli, e prenda corpo. Il suo atteggiamento può assomigliare a quello della talpa o della lucertola, che se ne sta immobile, fingendosi morta: ma in realtà fiuta e spia la traccia dell’insetto, sul quale si getterà con un balzo. Accanto a lui, ma in silenzio e un poco in disparte, noi dobbiamo aspettare lo scatto del suo spirito. Non dobbiamo pretendere nulla: non dobbiamo chiedere o sperare che sia un genio, un artista, un eroe o un santo; eppure dobbiamo essere disposti a tutto; la nostra attesa e la nostra pazienza deve contenere la possibilità del più alto e dl più modesto destino.
Una vocazione, una passione ardente ed esclusiva per qualcosa che non abbia nulla da vedere col denaro, la consapevolezza di poter fare una cosa meglio degli altri, e amare questa cosa al di sopra di tutto, è la sola e unica possibilità, per un ragazzo ricco, di non essere per nulla condizionato dal denaro, di essere libero di fronte al denaro: di non sentire, fra gli altri, né l’orgoglio della ricchezza né la sua vergogna. Egli non s’accorgerà neppure degli abiti che porta, dei costumi che lo circondano, e domani sarà capace di qualunque privazione, perché l’unica fame e l’unica sete sarà in lui la sua passione stessa, che avrà divorato tutto quanto è futile e provvisorio, l’avrà spogliato di ogni abitudine o atteggiamento contratto nell’infanzia, e regnerà sola sul suo spirito.
Una vocazione è l’unica vera salute e ricchezza dell’uomo.
Per amore alla vita (Zé Vicente)
È per amore.
Sì, è per amore alla vita
che cantiamo
e, tante volte,
piangiamo.
È per amore alla vita
che stiamo lottando
e andiamo lentamente
per cercare la luce
e la libertà dei mattini di sole.
È per amore,
sì, è per amore alla vita
evidentemente
che affrontiamo direttamente
questo immenso dolore
che ci si impone
in questo regno amaro
di odio presente.
È per amore alla vita
che stiamo nelle strade,
nelle piazze, nelle vie...
e gridando parole di un nuovo ordine!
Sì, è per amore alla vita
che marciamo nelle notti
di luna nuova
alzando le braccia
contro la furia della tempesta,
pronti a riconquistare la terra che ci rubarono.
Andiamo a piantare i fiori
e le sementi
che per secoli sono rimasti inattivi.
È per amore,
sì, è per amore alla vita
che, profondamente sofferenti,
raccogliamo nelle nostre braccia
coloro che sono stati feriti
e quando non possiamo piú restituirgli il respiro
noi riceviamo l'Eucarestia del loro sangue
e facciamo risuscitare
in migliaia di vite e sorrisi!
È per amore,
sì è per amore alla vita,
che scriviamo nelle pietre
i poemi della speranza ribelle,
che scriviamo nei muri e nelle porte
messaggi coraggiosi di un nuovo futuro,
nel suono allegro di un carnevale di un popolo libero.
È per amore
che ci abbracciamo,
che ci baciamo negli angoli di strada
che non abbiamo paura di andare di man data,
seguendo la bandiera della pace
e della tenerezza derivante.
È per amore
sì per amore alla vita
che disperatamente ci amiamo!
La vita ha un senso solo se si ama (Annalena Tonelli)
Volevo seguire Gesù e scelsi di essere per i poveri. Da allora vivo al servizio dei poveri. Per Lui feci una scelta radicale, anche se povera come un vero povero io non potrò mai esserlo. Vivo il mio servizio senza un nome, senza la sicurezza di un ordine, senza appartenere a nessuna organizzazione, senza uno stipendio, senza versamenti di contributi per quando sarò vecchia.
Quella dell’«Ut unum sint» è stata ed è l’agonia d’amore di tutta la mia vita, lo struggimento del mio essere. È una vita che combatto per essere buona e veritiera, mai violenta, nei pensieri, nell’azione, nella parola. Ed è una vita che combatto perché gli uomini siano una cosa sola.
Dobbiamo imparare a perdonare. Oh, com’è difficile il perdono. I miei musulmani fanno tanta fatica ad apprezzarlo, a volerlo nella loro vita… eppure la vita ha un senso solo se si ama.
Nulla ha senso fuori dell’amore.
La mia vita ha conosciuto tanti e tanti pericoli, ho rischiato la morte tante volte. E ne sono uscita con la convinzione incrollabile che ciò che conta è solo amare. Ed è allora che la vita diventa degna di essere vissuta. Perdo la testa per i brandelli di umanità ferita: più sono feriti, maltrattati, disprezzati, senza voce, di nessun conto agli occhi del mondo, più io li amo. E questo amore è tenerezza, comprensione, tolleranza, assenza di paura, audacia.
Nei martiri, l'amore alla Vita vince l'amore della vita (S. Agostino)
Fratelli miei, se ci riuscirò con l'aiuto del Signore, voglio dire quello che è il mio pensiero: nei santi martiri l'amore della vita è stato vinto dall'amore alla vita. Quanti avete applaudito avete compreso: ma per un riguardo a coloro che non hanno capito, lasciate - voi che avete capito - che io spieghi un poco quello che ho detto: nei santi martiri l'amore della vita è stato vinto dall'amore alla vita; per amore della vita, hanno disprezzato la vita. Chi disprezza l'argento per amore dell'argento? Chi disprezza l'oro per amore dell'oro? Chi disprezza i poderi per amore dei poderi? Nessuno disprezza quel che ama. Scopriamo che i martiri hanno persino disprezzato la vita, essi che hanno amato la vita. Non avrebbero raggiunto quella se non avessero disprezzato questa. Sapevano quel che facevano costoro che acquistavano sacrificando. Non crediate, carissimi, che abbiano perduto la ragione amando e disprezzando la vita ad un tempo; non avevano perduto la ragione. Spargevano i semi e si attendevano la messe. Alla vista della prudenza dell'agricoltore, allora scorgo la sapienza nei martiri. L'agricoltore sparge il frumento proprio perché ama il frumento. Tu che ignori quale intento guidi l'azione del seminatore, forse lo rimproveri e dici: che fai, insensato? Quel che hai raccolto con tanta fatica lo tiri fuori, lo spargi, lo sottrai al tuo sguardo, lo getti a terra, lo ricopri? Egli ti risponde: Mi è caro il frumento, perciò lo getto, se non mi fosse caro, non lo getterei; io voglio che cresca non che vada perduto. Ecco che cosa fecero i nostri martiri, incomparabilmente più saggi degli agricoltori. Infatti, i seminatori spargono pochi granelli e i mietitori ne raccolgono molti. Ma ha pur sempre una fine sia quel che spargono che quel che raccolgono: quel che viene sparso non è gran cosa, quel che si raccoglie è molto, tuttavia ha una fine l'uno e l'altro. E non volevate voi che i martiri nostri spargessero la vita che ha pur sempre un termine, per ricevere quella vita che non muore mai? Sono buoni tesoreggiatori i buoni seminatori; chi dà il crescere è Dio. Egli è che moltiplica anche le messi del campo; egli è che nutre tutto ciò che germoglia dalla terra. Dio che può moltiplicare dei granelli, non può conservare i suoi martiri? Ecco, dico a voi: Ascoltate quel che essi hanno ascoltato.
Contro una cultura della morte (Catechismo della Chiesa Cattolica)
Una libertà male intesa e, soprattutto, un diffuso clima di materialismo, mentre esaltano alcuni aspetti della vita, rischiano per molti versi di soffocarla, rendendo possibile perfino una “cultura di morte”. Solo una visione integrale della vita, in tutto il suo valore e la sua piena dignità, consente di poterne esprimere ogni virtualità, e di amarla e rispettarla in ogni condizione. L’amore alla vita, fondato sulla relazione filiale con Dio, si traduce per il cristiano in una relazione nuova con sé e con gli altri, ispirata dalla carità.
Siamo passati dalla morte alla vita (1 Giovanni 3, 14.18)
Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna. Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità.
QUALCHE NOTA PER IL LAVORO DI GRUPPO
Quelle riportate sono solo alcuni veloci brani su un tema che occupa praticamente tutte le domande (e i tentativi di risposta) che l'uomo vive e la letteratura mette in scena.
Per cui invitiamo anche a fare ricerche tra i libri di studio, i libri letti, e Internet per individuare i brani o le trame che maggiormente aiutano la riflessione, il dialogo, lo scambio, l'interrogarsi. A volte proprio da alcune situazioni o frasi di libri letti, possono nascere dialoghi e approfondimenti decisamente più consoni e vicini alla vita dei ragazzi e dei giovani.
Per un approccio al tema, suggeriamo alcuni ambiti di approfondimento per il brano scelto come traccia.
Anzitutto – metodologicamente – è necessario chiarire bene la frase «amore alla vita», e in particolare il concetto di vita, per non cadere in un superficiale atteggiamento biologistico o naturalistico (per quanto ovvia base di qualunque amore alla vita: la vita tende sempre a difendersi, a diffondersi, arricchirsi).
Alcune possibili domande di avvio al dialogo: cosa è vita; cosa è vita per te; perché si ama la vita; perché vita è meglio di morte.
Un suggerimento è quello di partire dall'opposizione "vita-morte" (o situazioni di non-vita) per far emergere la positività dal negativo, e poi vedere cosa implica positivamente il concetto di vita
Un ulteriore passo è quello di approfondire da un'altra prospettiva: la vita come qualcosa che ci supera, non ci appartiene del tutto, è un dono, una "partecipazione" di una Vita che ci sovrasta, ed è assoluta, espressiva al massimo di quanto concepiamo come vita.
Viene bene qui (per comprendere la trascendenza del concetto) qualche citazione anche evangelica: («Io sono venuto perché abbiate la vita in abbondanza» (Gv 10.10).
All'interno di questo tracciato, indichiamo alcuni passaggi contenutistici, come gradini successivi di approfondimento e comprensione:
- vale la pena vivere (la vita come bellezza e ricchezza, la vita ha le sue ragioni sufficienti)
- "viviamo per dire chi siamo": nella vita e attraverso la vita si scopre e si raggiunge il proprio nome, la propria identità
- la vita è ricca delle cose che mi stanno a cuore, nella quotidianità prima che negli eventi eccezionali
- la vita è un dono che è insieme mio (per me) e mi sovrasta (viene da fuori di me, dono di un'altra Vita, frutto di un Altro Amore
- la vita nella sua bellezza e ricchezza è fragile e minacciata dalle circostanti e invadenti ombre della morte
- la vita è un dono che deve essere coltivato: la vita si arricchisce entrando nel flusso della vita (il mondo, gli altri, la cultura…): se la si vive "per sé", avvizzisce e muore
- la vita ha un suo senso: la si realizza donandola ("vita: vedi alla voce amore")
- la vita piena non è racchiusa negli orizzonti di questa vita
- lo Spirito della vita e la vita per sempre
Un ulteriore schema di possibile costruzione di lavoro di gruppo può essere preso sia dalla rubrica su canzoni che cinema, come anche dalla testimonianza di Etty Hillesum, riportate in questa stessa Newsletter..











































