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    Presentazione a «Celebrare la vita»


    Carmine Di Sante, CELEBRARE LA VITA. Viaggio nel mondo dei sacramenti, Elledici 


    PRESENTAZIONE

    I sacramenti come il sorriso solare, non più ambiguo, del mondo, come un pensiero interrotto a metà che prosegue il suo cammino fin sull'altra sponda della realtà, o ancora come le grandi vocali che riempiono di suoni l'enigma delle consonanti che attendono di essere pronunciate con senso compiuto.
    Queste alcune metafore attraverso cui l'Autore evoca la realtà dei sacramenti e da cui prende avvio il viaggio verso il pieno svelamento di senso dell'esistenza.
    Eppure non sono essi a contenere il senso.
    «C'è una cosa che si può trovare in un unico luogo del mondo: - afferma Martin Buber commentando un racconto qui riportato - è un grande tesoro, lo si può chiamare il compimento dell'esistenza. E il luogo in cui si trova questo tesoro è il luogo in cui ci si trova. La maggior parte di noi giunge solo in rari momenti alla piena coscienza del fatto che non abbiamo assaporato il compimento dell'esistenza. Eppure non cessiamo mai di avvertirne la mancanza, ci sforziamo sempre, in un modo o in un altro, di trovare da qualche parte quello che ci manca. Da qualche parte, in una zona qualsiasi del mondo o dello spirito, ovunque tranne là dove siamo, là dove siamo posti: ma è proprio là (cioè "qui e ora" nel tempo, nel luogo e nelle relazioni che fanno il tessuto della esistenza quotidiana), e da nessun'altra parte, che si trova il tesoro... È qui, nel luogo preciso in cui ci troviamo, che si tratta di far risplendere la luce della vita divina nascosta. Nell'ambiente che avverto come il mio ambiente naturale, nella situazione che mi è toccata in sorte, in quello che mi capita giorno dopo giorno, in quello che la vita quotidiana mi richiede: proprio in questo risiede il compimento dell'esistenza messo alla mia portata».
    I sacramenti, queste grandi parole, gesti e riti di cui si parla nel libro, non sono il tesoro.
    Esso si trova già al centro del quotidiano più ordinario e banale.
    Essi «rimandano», in quanto linguaggio (simbolico) e linguaggio religioso in particolare (mito), alla sua esistenza, parlano della sua potenza di arricchimento, lo indicano (molto più che il dito la luna) con i nomi più vari e colorati della vita: amore, agape, compagnia, perdono, libertà e responsabilità, servizio o, con una parola che tutti li riassume, «grazia», cioè presenza gratuita e principio di rinnovamento del soggetto, amore di Dio che si offre non come oggetto, ma come soggetto, che non dice «prendimi» ma «obbediscimi».
    L'Autore ci permette così di ripercorrere il cammino del senso: cioè che la mia vita, qualunque essa sia e in qualunque situazione precipiti, è bella e vale la pena di viverla. Essa è dono e per-dono da accogliere nella responsabilità, lungo tutto l'arco dell'esistenza umana: dal venire al mondo di un bimbo fino alla lotta e all'assunzione del dolore e della morte, sua figura suprema. Un cammino che passa at traverso quelle tappe della vita dell'uomo, quelle figure della sua crescita in responsabilità di fronte all'altro che, di volta in volta, esprimono il nuovo della vita e lo tematizzano nella sua celebrazione.
    È un percorso di riscoperta di simboli e riti della fede cristiana che diventa percorso di riappropriazione dell'umano nella sua verità più profonda, incontro felice con le sue radici: la memoria ebraico- cristiana.
    Un libro non solo per riscoprire i sacramenti, ma per ritessere una spiritualità, per ricostruire un'antropologia dell'alterità radicata nella Parola.

     


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