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    9. Vivere nella carità per diventare adulti


     

    A cura di Riccardo Tonelli

    (NPG 2009-09-53)

    IL TEMA

    Il testo paolino su cui stiamo riflettendo, è tra i più noti e più citati: l’inno alla carità, contenuto al capitolo 13 della prima Lettera ai Corinti. Sembra quasi inutile un commento, tanto la pagina è limpida e conosciuta. Ma non è così: le annotazioni di Biguzzi sono davvero preziose, per evitare il facile rischio delle affermazioni ad effetto. Per i discepoli di Gesù è troppo impegnativo il tema, da accontentarsi dei richiami vaghi.

    Seguendo la riflessione dell’autore, è importante concentrata la nostra attenzione sulle tre dimensioni della proposta di Paolo, senza lasciarsi sviare da indicazioni che risentano del clima culturale (per esempio: il confronto tra la carità e alcuni «carismi» diffusi nei primi secoli della vita della Chiesa) o dalla questione dell’eventuale primato della carità sulla fede e sulla sua permanenza. Abbiamo tanti elementi concreti su cui meditare, pensando alla quotidianità dell’amore rispetto ai grandi gesti eroici (prima parte), alla concretezza della vita nella carità (seconda parte), alla continuità della carità, persino oltre la morte (terza parte).

    Nel suo commento, esegetico e pastorale, l’autore ci offre anche alcuni spunti originali, che porgono all’operatore di pastorale giovanile suggerimenti preziosi per il suo servizio. Queste indicazioni rilanciano il richiamo, tante volte ricordato, di fondare la pastorale giovanile su un ascolto meditato e approfondito della Parola di Dio.

    LA PROPOSTA

    Per aiutare tutti coloro che sono impegnati nella pastorale giovanile, soprattutto su queste ultime dimensioni si concentra l’attenzione della scheda.

    Le ricordo con l’invito ad ogni lettore di verificarle personalmente.

    Prima di tutto, colpisce l’affermazione decisa e impegnativa: «il testo di Paolo va interrogato con cura per ricostruire i percorsi che portano un giovane o una ragazza alla realizzazione della propria persona e quelli che invece trattengono sul binario morto dell’immaturità». Lo stesso tema viene riproposto a conclusione dell’articolo: «più che ai Corinzi, Paolo sembra aver indicato nell’agape la via maestra proprio al giovane in cerca di percorsi su cui realizzare la propria persona, e che non vuole restare un eterno adolescente».

    In secondo luogo, fa pensare la puntigliosa concretezza (dal negativo e dal positivo) con cui Paolo descrive uno stile di esistenza «nella carità». Non possiamo trincerarci dentro la buona volontà senza frutti né le discussioni accalorate di confine, per dire cosa è e cosa non è carità. Il ritratto è preciso ed esigente. Rappresenta certamente un ideale e non un ritratto esportabile. Ma su questo ideale ciascuno è chiamato a confrontarsi. La ragione più radicale l’autore la propone con una intuizione formidabile e documentata: «Nelle sue lettere Paolo cita raramente le parole di Gesù, e del suo ministero pubblico non rievoca alcun episodio. Ma le quindici azioni dell’agape equivalgono ad altrettanti episodi dei quattro vangeli canonici. Sono il vangelo in miniatura scritto da Paolo».

    Tutto questo significa che il cammino verso la maturazione personale, che tanto sta a cuore a chi si impegna nella pastorale, possiede decisamente un parametro sicuro e affidabile: un esercizio concreto e quotidiano di carità, il cui volto è Gesù stesso. La maturazione personale comporta l’incontro personale con Gesù e l’impegno quotidiano di far proprio il suo stile di vita.

    Il suggerimento non esclude il confronto con le strumentazioni culturali e relazionali che possediamo. Offre però un parametro esigente per valutarle e orientarle tutte.

    E OGGI?

    Suggerisco un… esperimento, da gente furba come siamo noi.

    Siamo tutti, a titoli diversi e con consapevolezza differenziata, inquietati da un interrogativo che attraversa la nostra quotidiana esistenza, anche se raramente ce lo poniamo.

    Lo dico con le mie parole, senza costringere nessuno a condividerle: io, chi sono? Quando ho diritto di essere felice di quello che sono, con la sicurezza coraggiosa di chi non permette a nessuno di varcare le soglie della propria intimità e identità? Quale sogno investe la mia esistenza… per la cui realizzazione sono disposto a pagare anche i prezzi più alti?

    Le domande valgono per la vita cristiana e per la vita quotidiana, culturale, sportiva, politica, economica…

    Una volta, le risposte le conoscevamo già. Al massimo entravamo in crisi quando constatavamo la distanza tra sogno e realizzazione. Oggi, la questione sembra risolta, almeno nel senso tragico di non porsi più la questione stessa. Ma l’inquietudine diventa sempre più tragica: siamo costretti a pagare tasse alte per raggiungere il sogno, oppure ci addormentiamo per non essere più costretti a sognare.

    Per questo, veramente, l’inno alla carità di Paolo e i frammenti di esistenza quotidiana che lo compongono sono di una attualità formidabile. Va scoperta, verificata e condivisa, fatta oggetto di confronto e di scelta.

    UNA BUONA NOTIZIA

    Paolo ci offre un sogno sulla nostra esistenza. Accoglie i nostri progetti più profondi e contesta violentemente tutti quei modi di essere uomini o donne, che spesso ci vengono ammanniti a tutti i livelli, e che producono tristezza (per chi non riesce a raggiungerli), violenza (come condizione per accaparrare il necessario), disperazione o rassegnazione nel consumo.

    Non è un sogno irraggiungibile. L’elogio della carità è il ritratto di Gesù: dunque un modo di essere, concreto e raggiungibile per chi si affida a lui, e in Gesù il ritratto di tanti nostri fratelli e sorelle che hanno saputo donare la vita (anche fisicamente) per essere segno concreto di un amore che sa donarsi.

    Questa è la bella notizia. È bella notizia perché non ci indica una meta irraggiungibile, utile solo a colpevolizzare… ma perché ci solleva in braccio, per farci arrivare là dove stiamo sognando di essere.

    DALLA PAROLA ALLA VITA

    La preghiera

    Prova a pregare, in uno spazio di silenzio e di interiorità pensosa, con le stesse parole su cui abbiamo meditato (soprattutto nei versetti 1-7).

    L’impegno

    Questo lo devi scegliere tu… con i tuoi amici… per verificare fino a che punto condividi veramente quello su cui abbiamo pensato.



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