Un commento agli Orientamenti per la Pastorale Giovanile della Commissione Pastorale dei Vescovi tedeschi
Martin Lechner
(NPG 1993-02-56)
Gli interventi dei Vescovi sulla pastorale giovanile hanno una lunga tradizione nella Chiesa tedesca. Nel 1936 i vescovi si videro spinti per la prima volta a presen tare «Direttive per la cura pastorale della gioventù tedesca».
Erano la risposta della Chiesa alla limitazione alla pastorale giovanile imposta dai dittatori nazionalsocialisti.
TRADIZIONE DI PG NELLA CHIESA TEDESCA
Questi avevano poco prima vietato le associazioni cattoliche giovanili e in questo modo avevano duramente colpito l'organo centrale della pastorale giovanile cattolica. Le Direttive illustravano alla pastorale giovanile l'impegnativo compito di tutti i parroci e cappellani. Nello stesso tempo specificavano che la cura pastorale dei giovani doveva essere svolta in duplice modo: con una generale forma di sollecitudine nei confronti di tutti i giovani e con una forma speciale di lavoro di gruppo, con cui si doveva tendere alla formazione di giovani cristiani apostoli.
Già poco dopo la fine della guerra nel 1945 i Vescovi tedeschi pubblicarono nuovamente «Direttive per la cura pastorale ecclesiale dei giovani e per l'organizzazione giovanile». Concettualmente corrispondevano alle direttive del 1936, tuttavia erano adattate alla nuova situazione dell'epoca. Principalmente trattavano la questione di come dovesse essere regolato il rapporto tra la cura pastorale dei giovani nelle parrocchie e i movimenti laici ora di nuovo ammessi. La risposta era la seguente:
- attraverso una guida ecclesiale unitaria, che il prete assume;
- attraverso una organizzazione della gioventù cattolica corrispondente alla struttura organizzativa della Chiesa (parrocchia, decanato, diocesi);
- attraverso un lavoro di pastorale giovanile diviso per sessi, in forma di gioventù maschile e femminile.
Quando già erano visibili i sintomi della crisi di questa pastorale giovanile fondata su una ecclesiologia preconciliare, i Vescovi nel 1957 emanarono le «Nuove Direttive di pastorale giovanile in Germania».
Non sono altro che l'attuazione e la stesura del tradizionale progetto e contenuti della pastorale giovanile secondo le direttive del 1936 e del 1945.
Il cambiamento radicale conciliare nell'ambito della teologia e della pastorale, come anche le correnti emancipatrici nelle scienze dell'educazione, hanno presto sostituito questo tradizionale modello di pastorale giovanile cattolica. Dal 1965 ci si accinse a concepire in maniera nuova l'opera di pastorale giovanile della Chiesa.
Questo avvenne in diversi documenti ufficiali di associazioni giovanili, ma soprattutto nel documento «Obiettivi e compiti della cura ecclesiale dei giovani» del Sinodo Generale delle diocesi nella Repubblica Federale Tedesca, che si svolse dal 1971 al 1975 a Würzburg. In questo testo la pastorale giovanile della Chiesa venne strutturata e organizzata mettendo in primo piano la dimensione diaconica. Il suo obiettivo non doveva più consistere anzitutto nell'intenzione catechetica, bensì in un servizio disinteressato per la formazione e la crescita attiva dei giovani nell'orizzonte del Vangelo e della Chiesa. Le «Direttive per la Pastorale giovanile» qui esaminate, che vennero promulgate nel 1991 dalla Commissione Pastorale dei Vescovi tedeschi, si richiamano nel primo paragrafo tanto a questi testi ufficiali della Chiesa tedesco-occidentale, come anche a quelli che avevano validità nell'allora Repubblica Democratica Tedesca. A causa della nuova situazione che si è venuta a creare con l'unificazione dei due stati tedeschi, e a motivo del progresso della ricerca nel campo della pastorale giovanile, i Vescovi ritengono che sia giunto il momento di tracciare nuove linee direttive per la pastorale giovanile: «Esse devono fornire un orientamento e una base di lavoro... nei prossimi anni» (cf Documento «Linee direttive», qui di seguito presentato, I. 1).
IL CONTESTO IN CUI NASCONO LE LINEE DIRETTIVE
Le «Linee direttive per la pastorale giovanile» hanno una lunga gestazione. I primi lavori preliminari al riguardo risalgono già all'anno 1982.
Dapprima è stato un movimento proveniente dal basso che - con la collaborazione dell'Istituto di pastorale giovanile Don Bosco di Benediktbeuern - produsse un abbozzo per un progetto di Pastorale giovanile.
Da queste prime riflessioni sorse poi a Düsseldorf nel 1987, sotto la direzione dell'Ufficio vescovile competente, un progetto di pastorale giovanile ecclesiale. Questo tuttavia non ottenne un vasto consenso, cosicché i vescovi si accinsero per conto proprio a delineare un breve ma pregnante orientamento per la pastorale giovanile. Un gruppo di lavoro composto da vescovi e teologi, che facevano parte della sottocommissione «Giovani» della Conferenza episcopale tedesca, produsse in breve tempo e con discreta autonomia le direttive qui riportate. Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale ha preso atto di tali direttive, le ha approvate e promulgate.
Già dal termine appare chiaro che le «linee direttive» non hanno alcuna obbligatorietà per legge, bensì vogliono rappresentare un orientamento per la pastorale giovanile delle diocesi, delle comunità religiose e degli altri responsabili della pastorale giovanile ecclesiale.
Tenendo conto della situazione, molto diversa tra loro, delle due Germanie, è desiderio dei vescovi che i singoli progetti di pastorale giovanile seguano una linea unitaria, orientata secondo le direttive emesse. Queste definiscono infatti ciò che i vescovi possono e vogliono dire collettivamente alla pastorale giovanile.
IMPORTANTI ASPETTI DEL CONTENUTO DELLE DIRETTIVE
Le «Linee direttive per la pastorale giovanile» si dividono in cinque parti. Ognuna di esse ha un particolare significato per la situazione nel paese.
Vorrei in modo particolare evidenziare i seguenti aspetti.
Il concetto di pastorale giovanile
Negli anni scorsi in Germania si è recepito il concetto di pastorale del Concilio nel modo in cui esso è stato esposto soprattutto nella costituzione pastorale «Gaudium et spes». I cristiani devono interessarsi delle gioie e speranze, dolori e paure, preoccupazioni e bisogni di tutti gli uomini, soprattutto dei poveri e oppressi (cf GS1). L'obiettivo della missione della Chiesa è la salvezza della persona umana e la retta costruzione della società umana (cf GS3). Per la concezione della pastorale giovanile questo ha una triplice conseguenza:
- la pastorale giovanile deve partire dalla situazione reale di vita dei giovani, e perciò studiare continuamente la realtà di vita dei giovani;
- la pastorale giovanile non può limitarsi solo ai giovani credenti o frequentanti; deve aprirsi a tutti i giovani e assumere una particolare opzione per i giovani meno abbienti. Per questo motivo la pastorale giovanile è in primo luogo un'attività non catechetica, ma diaconica della Chiesa;
- i giovani che sono battezzati e cresimati non sono solo destinatari, ma anche soggetti attivi della pastorale giovanile.
Questi tre princìpi sono presi in considerazione nelle «Linee direttive per la pastorale giovanile». Questa viene definita come «servizio della Chiesa attraverso i giovani, con loro e per loro». Questa è la situazione attuale della discussione. Inoltre i vescovi definiscono la pastorale giovanile come parte della pastorale globale della Chiesa. Con questo essi vogliono evitare da un lato un frazionamento dell'attività della pastorale giovanile e dall'altro un divario ancora più accentuato tra le generazioni.
Un quadro della situazione dei giovani
Nella seconda parte i vescovi tentano con un breve schizzo di rappresentare le condizioni di vita dei giovani in Germania. Si può discutere sul fatto se questo sia possibile mantenendo una tale concisione. In ogni caso mi sembra di grande significato teologico-pastorale il fatto che i vescovi per lo meno prendano in considerazione questo tipo di analisi della situazione. Ciò risponde all'imperativo del Conci lio, e allo stesso tempo critica tutti quei progetti di pastorale giovanile che tracciano obiettivi e compiti della pastorale giovanile solo basandosi su fonti teologiche. La situazione delineata dalle Direttive richiama in particolare l'attenzione su tre aspetti, che vengono sottolineati nella discussione sociologica sul mondo giovanile di oggi:
- il prolungamento della fase giovanile attraverso la formazione scolastica e la sua conseguente trasformazione in una fase a sé stante della vita, paragonabile ad infanzia ed età adulta;
- l'individuazione della vita del giovane, che è conseguenza della modernizzazione sociale e del dissolvimento del tradizionale contesto sociale o confessionale. I giovani da una parte hanno maggiore libertà di decisione riguardo alla pianificazione della loro vita, d'altra parte la loro esistenza sta diventando più rischiosa e il suo corso più instabile;
- la religiosità selettiva; recenti indagini stabiliscono che in una parte dei giovani è presente una ricerca religiosa che tuttavia rifiuta il legame con la Chiesa. Cresce l'importanza della religione, ma diminuisce quella della Chiesa. Molti giovani soddisfano il loro desiderio religioso con «una `religione' modellata secondo il proprio gusto» - una specie di cocktail di fedi (2.7).
Con queste tre accentuazioni le «Linee direttive per la pastorale giovanile» colgono importanti aspetti della situazione giovanile contemporanea. Altri aspetti hanno un significato minore, ma nell'insieme danno origine ad un piccolo mosaico della realtà che ha bisogno di essere completata. I vescovi tuttavia segnalano quanto sia irrinunciabile una analisi cairologica della situazione giovanile per l'agire della Chiesa.
Obiettivi dell'azione pastorale giovanile della Chiesa
Questo terzo paragrafo delle «Direttive» viene introdotto con una dichiarazione teologica degna di nota, che fonda l'obiettivo globale della pastorale giovanile: «Affinché essi abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza». Partendo da una riflessione sul mistero della Trinità, che esiste nella relazione reciproca e nella quale si trova «la vita nella sua pienezza», i vescovi sottolineato come l'uomo realizzi il suo essere a immagine e somiglianza di Dio: cioè soprattutto nell'incontro e nella comunità, attraverso un quadruplice rapporto con se stesso, il prossimo, il creato e Dio. L'essere uomo come tale, che in primo luogo è comunicazione, ci viene mostrato in maniera autentica da Gesù Cristo. La missione della Chiesa è quella di essere, per e con i giovani, un modello e strumento per una vita similmente ricca di rapporti secondo il modo di essere di Dio.
Da ciò derivano per la pastorale giovanile i seguenti obiettivi (3.2):
- essa mira a far sì che i giovani diventino capaci di relazione;
- si pone al servizio dei giovani nella ricerca della propria identità;
- esercita una libertà solidale e forma la coscienza dei giovani secondo valori e norme stabiliti;
- sensibilizza i giovani verso il mistero della loro vita e predispone gli spazi in cui possa svilupparsi un rapporto con Dio e dove i giovani possano sperimentare la comunità ecclesiale;
- coltiva il comportamento sessuale dei giovani e lo integra in un rapporto di coppia. Nello stesso tempo parla a favore di una cultura dell'amore nel celibato cristiano;
- abilita alla costruzione comune di un mondo solidale e di una società degna dell'uomo;
- offre motivazioni per l'impegno di custodire e difendere il creato, apre prospettive per il futuro e speranza.
Con questi obiettivi di azione pastorale nei confronti dei giovani le Direttive dei vescovi toccano il nucleo della discussione attuale. Non si avverte ecclesiocentrismo o ansiosa preoccupazione per la fede. Piuttosto l'agire di pastorale giovanile della Chiesa viene posto al servizio della crescita e maturazione dei giovani. La Chiesa stessa vuole essere modello e strumento per una vita ricca di rapporti se condo l'esempio di Dio e di Gesù Cristo. Per poterlo essere, ha bisogno in particolare anche dei giovani.
Elementi costitutivi della pastorale giovanile ecclesiale
Il quarto paragrafo delle Direttive accenna a quattro elementi costitutivi della pastorale giovanile ecclesiale. Essi sono i princìpi metodologici.
Il primo è l'impostazione dell'evangelizzazione secondo il documento apostolico di Papa Paolo VI «Evangelii nuntiandi» (1975). Con esso viene nuovamente legittimata l'impostazione diaconica della pastorale giovanile: dapprima la semplice testimonianza, a cui prima o poi seguono gli altri livelli di evangelizzazione: la parola, il sacramento, la comunità. Rifacendosi alla «Evangelii nuntiandi» i Vescovi convalidano la discussione teoretica sulla pastorale giovanile che è stata condotta in Germania negli ultimi tempi. Nello stesso tempo procedono oltre e scrivono la deliberazione sinodale, tuttora valida, del 1975, dal titolo «Obiettivi e compiti dell'agire ecclesiale nei confronti dei giovani», che aveva trattato quasi esclusivamente l'aspetto diaconico della pastorale giovanile.
Ciò viene confermato anche dal secondo principio metodologico, in cui l'integrazione di diaconia, annuncio e liturgia viene richiesta nel segno di una pedagogia e pastorale globale.
Come terzo principio operativo i Vescovi formulano l'unità di mistica e politica, di «ora et labora».
Sono quei poli di spiritualità cristiana che ci vengono tramandati dalla tradizione e che nella pastorale giovanile hanno sempre avuto il loro significato particolare.
Come quarto elemento di metodo infine viene ricordata l'unità nella molteplicità, un principio che ha proprio la sua storia nella pastorale giovanile della Chiesa tedesca. I Vescovi si augurano che i giovani nella pastorale giovanile possano speri-mentare un'immagine della Chiesa come «comunità di comunità».
Strutture della pastorale giovanile
Di particolare significato per la situazione della pastorale giovanile in Germania sono le indicazioni contenute nell'ultimo capitolo, dal titolo «Strutture».
Questo perché da un lato nello sviluppo storico posteriore al 1945 le associazioni giovanili rivendicarono una posizione di predominio nella Chiesa e un rapporto stretto con la cura pastorale «ufficiale» dei giovani, così da essere gli unici a farsi effettivamente carico della pastorale giovanile. Comunità religiose varie e anche altre iniziative non avevano un legame strutturale e possibilità di collaborazione in questo sistema.
Le «Linee direttive per la pastorale giovanile» affermano ora per la prima volta che accanto alle associazioni giovanili cattoliche anche «gli altri operatori della pastorale giovanile (ad esempio congregazioni religiose, comunità spirituali)» partecipano al compito di pastorale giovanile della Chiesa e offrono «un contributo valido alla pastorale giovanile nell'ambito dell'ordinamento ecclesiastico e ... in conformità all'obiettivo e alla concezione pedagogica loro propria» (5.1).
Questo significa che ora c'è la possibilità di creare nuove strutture di cooperazione all'interno della pastorale giovanile. Da un lato esse vanno concepite in modo tale che tutti gli operatori della pastorale giovanile ne tengano conto a livello strutturale, le portino a una «tavola rotonda» e le coordinino alla pastorale giovanile ufficiale. D'altro lato queste strutture devono essere formate in modo tale da rispondere all'imperativo ecclesiologico di una «communio». Una Chiesa infatti che si definisce «communio» ha bisogno di strutture di comunicazione che promuovano il dialogo, la partecipazione e la cooperazione. Si può anche mettere in dubbio il fatto che ai Vescovi fosse chiara la forza esplosiva delle loro riflessioni, poiché senza dubbio anche la Chiesa tedesca corre il rischio di fissarsi su strutture gerarchiche a carattere monologico. Nell'ultimo paragrafo in ogni caso le Direttive assegnano ai vescovi delle diocesi la responsabilità globale della pastorale giovanile e li esortano a sostenere tutti gli operatori della pastorale giovanile nella loro autonomia, a promuovere la loro reciproca cooperazione e a offrire loro direttive pastorali vincolanti.








































