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    L'educatore,

    testimone privilegiato

    della verità e del bene

    Vincenzo Bertolone

    Arcivescovo di Catanzaro-Squillace

    bentornati

    Carissimi insegnanti,

    mi rivolgo a voi all’inizio di questo nuovo anno scolastico per ringraziarvi, anzitutto, di quello che fate, del delicato ministero che svolgete con dedizione.

    Voi avete il compito di interessarvi del bene delle persone nella prospettiva di un umanesimo integrale e trascendente, e per questo attraverso la testimonianza dovete sentirvi maestri di vita affinché i vostri allievi siano capaci di donarsi con amore. L’educatore è il testimone privilegiato della verità e del bene. Perciò deve essere credibile nell’esercizio della sua autorità usando passione, preparazione, competenza, dedizione per contrastare le deficienze di una società in cui le cronache raccontano di un’umanità che non solo ha devastato il giardino fiorito del mondo con i suoi forsennati inquinamenti e le sue prepotenze, ma tende a desertificare le coscienze.

    Ecco perché oggi si pensa che per vivere non siano importanti i “famosi” valori, perché – invece – bisogna procurarsi ciò che soddisfa i bisogni non solo primari. L’elemento spirituale, l’amore gratuito e il sacrificio per gli altri vengono accolti solo se ritenuti di una qualche utilità per sé. Spesso accade che ai figli che chiedono di essere guidati alla scoperta della vita, i genitori o chi per essi non sappiano dare risposte adeguate, convincenti. Per questa via si è entrati un po’ alla volta nella fase dell’“emergenza educativa”.

    Di fronte a tanto disimpegno decisiva è la scuola, per due ragioni. La prima: essa in maniera sistematica costruisce gli schemi logici per imparare ad usare la ragione. La seconda: ci libera dal conformismo, “costruendo” persone vere. Da luogo di dialogo e d’incontro tra diverse generazioni e tra studenti di differenti provenienze e culture, non può dunque essere solo una dispensatrice di nozioni: in realtà, è e deve essere sempre più un grande laboratorio dove realizzare un profilo alto del confronto tra linguaggi, segni e significati spirituali e, perché no?, religiosi del patrimonio culturale, artistico, scientifico e tecnologico di ieri e di oggi.

    Essa è una realtà decisiva, anche se il momento storico attuale, nonostante le riforme dell’ultimo quindicennio, ed a volte probabilmente proprio a causa di esse, non è dei migliori. Ma dalla crisi e dalle difficoltà si può uscire imboccando la strada che porta alla riforma delle regole della finanza e a politiche incentivanti che producano un recupero dell’efficienza delle retribuzioni e quindi del tenore di vita, dal quale far partire l’adeguamento dei programmi di istruzione e la relativa motivazione degli insegnanti. Ma, soprattutto, mediante la consapevolezza di dover cambiare prima se stessi e poi il mondo essere protagonisti del presente e padroni del futuro, con una libertà assoluta e una generosità senza limiti fondate proprio sull’amore.

    Di aiuto possono essere alcuni pensieri formulati dalla CEI negli Orientamenti pastorali per questo decennio. «Si parla – è scritto in Educare alla vita buona del Vangelo, al n. 31 - di “infanzia rubata” cioè di una società che rovescia sui bambini messaggi e stimoli pensati per i grandi. La sete di conoscenza e di relazioni amicali caratterizza i ragazzi, che accolgono l’azione educativa quando essa è volta non solo al sapere, ma anche al fare e alla valorizzazione delle loro capacità […]. Per crescere serenamente, il ragazzo ha bisogno di ambienti ricchi di umanità e positività. Gli adolescenti percorrono le tappe della crescita con stati d’animo che oscillano tra l’entusiasmo e lo scoraggiamento. […] In questa fase, hanno bisogno di educatori pazienti e disponibili, che li aiutino a riordinare il loro mondo interiore e gli insegnamenti ricevuti, secondo una progressiva scelta di libertà e responsabilità». E a proposito del ruolo della famiglia, si legge: «Se è vero che la famiglia non è la sola agenzia educatrice, soprattutto nei confronti dei figli adolescenti, dobbiamo ribadire con chiarezza che c’è un’impronta che essa sola può dare e che rimane nel tempo» (n. 36).

    In questo contesto siete chiamati a documentare e a testimoniare verità e valori che non contraddicono le esigenze della ragione umana, ma possono anzi illuminarsi attraverso il confronto critico con le diverse forme del pensiero e presenze nel territorio: se è compito della scuola educare istruendo, è tempo di ravvivare i legami tra scuola, famiglia e comunità per affrontare insieme l’emergenza educativa. «Se devi formare un navigatore», diceva Antoine de Saint-Exupéry nel Piccolo principe, «non devi insegnargli soltanto come si costruisce la barca, ma devi cercare di instillare in lui la nostalgia del mare spazioso e infinito. Solo così ne farai un navigatore». Ciò richiede aggiornamento e formazione permanenti, pensiero e passione, impegno di vita spirituale e coerenza tra ciò che si enuncia e ciò che si vive perché, come osservava lo scrittore Paul Bourget, « chi non vive come pensa, finiosce per pensare come vive».

    Se tutti, ciascuno per la propria parte, sapremo spenderci perché ciò avvenga avremo contribuito anche ad esercitare quella forma speciale di profezia capace di dire il valore della persona e il senso di dedicarsi alla sua maturazione.

    Di cuore, e con sincera stima e profonda vicinanza, buon anno scolastico.

    Catanzaro, 8 Settembre 2013

    + Vincenzo Bertolone

    Lettera indirizzata agli insegnanti della sua Diocesi, in occasione dell’inizio del nuovo Anno Scolastico.

     


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