Educare alla preghiera /1
Gianfranco Venturi
(NPG 2010-01-67)
Al giovane di oggi si presenta in tutti i settori della vita, per tutti i suoi interessi e le sue esigenze, un’ampia possibilità di scelta; egli è come in un continuo bazar dove c’è di tutto, dove fare shopping sembra essere una delle attività più gradite e impegnative, anche se talora alla fine si finisce per non acquistare nulla o lasciare subito da parte ciò che si è comperato per cercare e provare altro.
Qualcosa del genere sta avvenendo anche in quel particolare settore che si chiama «preghiera». Questo ricco «bazar» offre luoghi, maestri, scuole, stili, gruppi, tempi, libri, tutti con particolari e allettanti attrattive, specialità, originalità, attualità; anche ciò che è vecchio o tradizionale viene rivisitato in modo da parlare al giovane di oggi, da intercettarlo nella sua ricerca, nel suo gusto e nella sua sensibilità.
Sia pur brevemente, prendiamoci un po’ di tempo per visitare qualche angolo di questo «bazar» e porci alcuni conseguenti interrogativi.
Luoghi di preghiera
Secondo la tradizione ogni chiesa era indicata come «luogo di preghiera». Oggi sembra che questa qualifica si debba riservare ad alcune chiese, cappelle, monasteri - vecchi e nuovi -, santuari… Qui ci si incontra per pregare, si trovano luoghi di silenzio, la possibilità di preghiera personale, una liturgia ben curata e adatta alle esigenze di chi vi partecipa. Questi luoghi sono cercati, frequentati, reclamizzati. C’è al riguardo un passaparola: «Tu ci sei stato? È bello?... voglio andarci anch’io!». Su Internet troviamo tutte le informazioni necessarie.
Alcuni luoghi sono diventati ormai famosi, maggiormente ricercati, diremo «gettonati»: Taizè, Bose, Spello, Centro di Spiritualità di Padre Gasparino…
A Taizè viene proposta una preghiera accessibile («noi ci sforziamo di rendere il più semplice possibile l’espressione della fede, senza per questo appiattirla o edulcorarla»), meditativa, (attraverso la ripetizione di uno o due versetti, il canto apre ai giovani un accesso diretto verso la Parola di Dio e permette loro di interiorizzare, d’incorporare la bellezza e persino la «asprezza» delle parole della Bibbia), del cuore (il lungo momento di silenzio nel mezzo della liturgia dona loro l’occasione di prendere in esame ciò che li abita: «fare il punto», «ascoltare il proprio cuore», «riflettere sui propri problemi», «svuotare la mente», «fare un break», «ritornare in se stessi», «far cadere le proprie maschere»).
Nel monastero di Bose, i giovani vengono a contatto con una comunità ecumenica con la sua preghiera dei salmi («Il salterio di Bose» è il libro guida) e si avviano alla lectio divina, partecipando alla vita dei monaci e condividendo la loro spiritualità.
La fraternità di Spello, oltre ai suoi orari di preghiera, mette a disposizione anche degli eremi per fare l’esperienza del «deserto», della preghiera in solitudine; al sabato, o al venerdì (in luglio e agosto), c’è una giornata di «deserto»-preghiera, sul monte Subasio preceduta da una veglia di preghiera nella notte e conclusa con la celebrazione della Riconciliazione.
Nel Centro Missionario P. De Foucauld di Padre Andrea Gasparino a Cuneo viene proposta la preghiera contemplativa che si coniuga con l’impegno caritativo e missionario secondo la spiritualità del beato Charles De Foucauld.
L’elencazione potrebbe continuare e le pagine di questa rivista non basterebbero per accennare ai tanti luoghi che ospitano i giovani desiderosi di pregare.
Prima di chiudere questo punto però mi permetto di accennare ad luogo di preghiera, forse non sufficientemente valutato come tale: quello della casa e quello della chiesa dove ogni domenica si celebra la messa. Forse si giudica che qui c’è una preghiera «povera», da non prendere in considerazione, ma è un «cibo feriale», quotidiano, necessario per vivere. Tutti i luoghi «lontani», «eccezionali» dovrebbero portare a questo «vicino», «abituale», «ordinario», dove la maggioranza dei cristiani trova l’unico luogo della loro preghiera «ordinaria».
Maestri di preghiera
Non mancano nel nostro «bazar» i maestri di preghiera. Se guardiamo al passato troviamo tanti maestri, a cominciare dai padri del deserto che ci hanno lasciato tante testimonianze attraverso i loro discepoli, fino ai santi moderni che hanno dato inizio a nuove scuole di spiritualità.
Oggi non mancano i maestri: sono singole persone dotate di un particolare carisma, o intere comunità che mettono a disposizione dei giovani la loro esperienza quotidiana dell’incontro con Dio. Si trovano nei luoghi a cui abbiamo accennato sopra, nei centri di spiritualità, nei monasteri... Non è infrequente il caso di giovani che trovano il loro maestro di preghiera in un direttore spirituale o in un amico con cui condivide alcuni momenti di vita. A contatto con questi veri maestri il giovane fa l’esperienza di Rosanna, di Spello, che parla poco, ma ti dice: «Con fratel Carlo (Carretto) sono andata all’università della preghiera. Era uno che ti insegnava l’essenziale».
Il mercato offre ai giovani anche maestri che vengono da lontano, che portano con sé il fascino delle filosofie o religioni orientali, che spesso rispondono alla loro ricerca di pacificazione e armonia interiore.
Tra i maestri non possiamo non elencare i genitori sulle cui ginocchia anche oggi alcuni giovani hanno imparato a pregare. Sembra però che oggi il numero di questi maestri vada riducendosi.
Ci sono infine maestri che possono guidare su vie non solo poco ortodosse dal punto di vista teologico, ma capaci di «sformare», destabilizzare psicologicamente.
Scuole di preghiera
Nel nostro «bazar» troviamo anche molte «scuole di preghiera»; pare che oggi vadano moltiplicandosi, non sappiamo se per rispondere ad una reale esigenza dei giovani o (qualche volta) per introdurre qualcosa di nuovo come espediente per attirare i giovani.
Ci sono scuole che si rifanno ad antiche e nuove spiritualità; alcune però sono proprie del nostro tempo come quella della «lectio divina» o del «Rinnovamento dello Spirito» (RdS).
La prima – che si rifà ad antiche tradizioni monastiche – pone al centro la Parola di Dio e si propone di introdurre all’ascolto della parola per arrivare alla preghiera e alle sue ripercussioni nella vita. In molte diocesi se ne fa maestro il vescovo stesso (scuole diocesane di «lectio divina») e ad essa partecipano spesso molti giovani. Una edizione in minore è proposta nelle parrocchie, negli oratori, nei gruppi.
La seconda pone al centro l’azione dello Spirito, il vero maestro della preghiera che suscita la lode e porta a cambiare la vita. Non si propone tanto come scuola, ma come incontro di preghiera aperta a tutti a cui partecipano spesso anche giovani. Vengono proposti incontri di preghiera locali e anche grandi raduni.
Stili e forme di preghiera
Come è ampia le proposta di preghiera così sono vari gli stili, le fonti a cui si attinge, gli atteggiamenti che si assumono.
Permangono le «orazioni» tradizionali del «buon cristiano» anche se un po’ in disuso presso i giovani, il rosario, ma spesso si lascia spazio all’espressione libera e a tanti sussidi che dovrebbero aiutare a pregare nelle varie situazioni della vita. In molte parrocchie viene proposta, la preghiera delle liturgia delle ore.
Accanto all’inginocchiarsi viene introdotto il sedersi per terra, alle mani giunte il battere e l’alzare delle mani; il corpo non è più «rigido», ma va sciogliendosi fino a dare origine a tentativi di danza sacra così inusuale nella nostra cultura.
Certamente la proposta della preghiera comune è vasta e varia, ma dalle inchieste sembra che la forma di preghiera preferita dai giovani, anche da quelli che non sono molto vicini alla chiesa, sia quella individuale, spontanea, non legata a schemi, colloquiale.
Vanno moltiplicandosi le proposte di adorazione eucaristiche. Per questo sono predisposte chiese o cappelle per l’adorazione perpetua, anche di notte.
Gruppi di preghiera
Stanno crescendo i gruppi di preghiera come quelli che si riferiscono ad apparizioni («gruppi di preghiera del movimento spirituale mariano» di Medjugorje), ai santi (gruppi di preghiera di Padre Pio), o a movimenti (gruppi di preghiera del Rinnovamento dello Spirito), ciascuno con proprie caratteristiche, con scadenze ora settimanali ora mensili, legati ad alcuni luoghi di culto, alle parrocchie, a sale disposte per questi incontri.
Tutti sono espressione di una pietà popolare che a volte si armonizza con la liturgia ma spesso ciascuno ha un suo proprio cammino autonomo, con accentuazioni caratterizzanti. La partecipazione è libera con la presenza non di rado anche i giovani. È un fenomeno guardato con simpatia o sospetto, promosso o osteggiato, comunque vivace.
Nati come espressione spontanea, questi gruppi si sono poi dati una struttura, stabiliti rapporti, organizzati raduni, sviluppati incontri di riflessione con interventi anche magisteriali.
Tempi di preghiera
La tradizione ci ha tramandato alcuni tempi per la preghiera: mattino, sera, lungo il giorno, prima o dopo un lavoro, il pranzo; il modello di riferimento è la liturgia della ore. In generale si tratta di tempi brevi. Forse tutto questo, per una serie di cause, oggi è meno avvertito e cercato.
Tuttavia non pochi giovani amano sostare in tempi prolungati di preghiera silenziosa; guidati da veri maestri fanno anche l’esperienza della «preghiera profonda», della «preghiera contemplativa», specialmente davanti al Santissimo.
La preghiera notturna che sembrava essere propria dei monaci, ora viene scelta anche dai giovani che partecipano alle veglie nella notte, prolungate, in solitudine o in gruppo.
Di qui nasce anche l’invito ad essere le «sentinelle del mattino», quasi per dire che la preghiera porta vigilare fino ad arrivo del giorno per portarvi la «vera luce» trovata e fatta propria nella notte.
La preghiera liturgica
L’offerta della preghiera liturgica è molto ampia; non è da dire che i giovani la ignorino. Subito dopo il concilio furono proprio loro – almeno in Italia – a dare un forte contributo pratico all’attuazione della riforma, proprio perché avevano intravisto nella nuova liturgia il luogo per una preghiera anche giovanile.
Tuttavia non si può nascondere che oggi essi manifestino delle disaffezioni e alcune difficoltà, probabilmente per come è proposta; partecipano con piacere alla preghiera liturgica nei luoghi a cui si è accennato sopra e a quella fatta in gruppo.
Secondo gli organizzatori, anche dove si celebra secondo il rito anteriore al Vaticano II, in latino e con canti in gregoriano, vi sarebbe una buona presenza di giovani.
La preghiera virtuale
In questo bazar della preghiera non può mancare la «preghiera virtuale». Su internet troviamo siti dove si possono proporre preghiere oppure chiedere preghiere ai frequentatori di quel sito; alcuni di questi siti offrono un’abbondante scelta per tutte le categorie e tutte le occasioni.
Le radio e le televisioni trasmettono incontri di preghiere, recite di rosari, in diretta o differita; adorazioni eucaristiche. La «preghiera» introdotta in questo mondo pone non pochi problemi, ma certamente essa va incontro ad alcune esigenze.
Perché questo bazar?
Se esiste questa offerta di preghiera – questo bazar - significa che esso risponde ad una domanda di preghiera, anche se non propria di tutti i giovani. Il fatto che sia vasta e articolata sta ad indicare che tende ad intercettare molte esigenze a volte tra loro disparate o contraddittorie.
Davanti a questo fenomeno il teologo potrebbe vedervi l’azione dello Spirito: è lui infatti che prega in noi (cf Rm 8,26-27) perché noi non sappiamo né come pregare né che cosa dire. La varietà è propria del suo stile, che ama agire liberamente e prodigalmente elargendo doni molteplici.
Il pastoralista e l’educatore, pur non negando questa interpretazione, potrebbero porsi alcune domande: in questa ricerca di luoghi, di maestri, di esperienze il giovane acquista davvero «l’abito della preghiera»? oppure accumula solo un seguito di esperienze, è uno dei tanti modi del suo «mordi e fuggi»? è un nuovo modo di fare turismo, un «turismo spirituale», senza riuscire a dare consistenza e continuità a ciò che egli vive per un breve tempo? La preghiera è una ricerca di sicurezza, è una fuga dalla realtà vista come ostile, oppure è un entrare in questo mondo senza altro fine che quello dell’incontrarsi, del ritrovarsi come gli amanti del Cantico dei Cantici?
Forse tutto questo «bazar» vuole essere una risposta, un po’ caotica se si vuole, all’invito che Tonino Bello ci rivolge: «Difendiamoci con ferocia dalle aggressioni dissipatrici degli affari. Proteggiamoci dalla tragica overdose di impegni. Concediamo al nostro spirito inquieto i pascoli della preghiera, della contemplazione, dell’abbandono in Dio... è sopratutto ricerca di un’autenticità che abbiamo smarrito».
Temi che saranno trattati nella rubrica
Un po’ di teologia e antropologia
1. Nel bazar della preghiera
2. Lui sì che ci sapeva fare – Gesù modello e maestro della nostra preghiera
3. L’incontro che scatena una passione - La preghiera nasce da un incontro con Gesù – Pregare è scoprire di essere figli e dire Padre nostro
4. Ma che cosa ci guadagno a pregare? Solo l’uomo può pregare – pregare fa essere più uomini
Nella prospettiva dell’educazione alla preghiera e alla liturgia
5. Un silenzio che si fa parola: educare al silenzio
6. L’ascolto che si fa (porta al) dialogo: educare all’ascolto
7. Un’intimità che si fa (porta all’) adorazione: educare all’adorazione
8. Il dono che diventa (porta a) ammirazione: educare alla lode
9. Una fiducia che rischia (si fa, porta alla) la domanda: educare alla domanda
10. La solidarietà che porta (diventa) intercessione: educare all’intercedere
Gli amici della preghiera
un tempo per pregare (pregare nel tempo)
un luogo per pregare
un corpo per pregare
un creato (le cose) per pregare (pregare con le cose)
un giornale (una vita, una storia) per pregare
un vicino per pregare
un libro (bibbia) pregare
un cuore per pregare
Espressioni della preghiera
adorazione
lode
ringraziamento
canto
intercessione
domanda
impetrazione
Pregare in particolare situazioni
– nella presenza di Dio
– nella lontananza di Dio
– nell’attesa
– nel dolore
– nella gioia



















































