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    Un'umanità da compiere


    Mario Pollo

    (NPG 1994-04-03)

    Il caso del mostro di Gloucester Frederick West ripropone, con i casi meno recenti dell'americano Jeffrey Dahmer e del russo Andrei Chikatilo, fucilato da poco per i suoi crimini, evocati dai mass media in questi giorni, il fenomeno sconvolgente dei delitti in serie, a sfondo sessuale, compiuti da persone apparentemente normali, spesso timide e, magari, dall'aspetto mite.
    È la rivelazione in questi casi che il vicino che non aveva mai dato motivi particolari di sospetto è un terrificante mostro. Proprio per questo motivo queste notizie suscitano in un primo momento una sorta di incredulità sgomenta in chi conosceva il mostro e in cui non riesce a farsi strada un barlume di spiegazione.
    Questi delitti rinviano ancora una volta al mistero profondo in cui affonda le proprie radici la condizione umana. Condizione che in casi come questi si rivela prima di qualsiasi connotato umano e portatrice di una ferinità tale che sembra ingiusto persino l'attribuirla agli animali feroci.
    Qualche studioso di queste forme criminali arriva ad affermare che questi individui «non sono completamente umani perché il loro sviluppo umano è bloccato».
    In questa affermazione di David Canter, un criminologo inglese specializzato nello studio degli omicidi seriali, si ha la conferma del fatto che l'uomo è un essere progettuale, un essere cioè che non è definito alla nascita, in quanto quando viene al mondo è una sorta di progetto aperto che può aprirsi sia al bene che al male.
    La libertà dell'uomo ha come contropartita la possibilità che egli non realizzi quella condizione che viene definita come umana ma, al contrario, la sua radicale negazione.
    Giova forse a questo proposito ricordare la famosa orazione di Pico della Mirandola in cui si dice che Dio al momento di creare l'uomo aveva già impegnato tutti i tesori, gli archetipi, le nicchie del mondo, assegnandoli con natura rigidamente determinata a piante, animali ed angeli. Allora l'uomo fu creato con il più nobile dei doni, come essere né terrestre né celeste, né mortale né immortale, dotato però di libero arbitrio. In tal modo egli è stato posto nella condizione di divenire sia una pianta vegetale o un animale rapace, sia un angelo e un figlio di Dio.
    Le aberrazioni della possibilità della condizione umana che le brutali notizie di cronaca come questa ci mostrano, anche se ridotte a spettacolo, indicano con chiarezza che il mistero della libertà umana è tutt'altro che risolto, o anche solo sfiorato, e che i mostri della distruttivita non sono ancora stati sconfitti.
    Questa riflessione, che più che sconsolata è realistica, mette al centro il ruolo di una progettualità della condizione umana, ovvero dell'educazione, capace di indirizzare le persone verso il compimento della loro umanità lontano dal baratro della distruttività.
    Una educazione di questo tipo è possibile solo se le tre energie alla base dell'agire umano, la violenza, l'eros e il religioso, ritrovano un rapporto corretto.
    La violenza è un'energia di cui ogni uomo è portatore, e che se viene correttamente trasformata diventa la spinta al suo fare e alla sua realizzazione. Mentre se non viene trasformata si trasforma in distruttività.
    L'eros è l'energia che spinge l'uomo a comunicare, a entrare in relazione, a legarsi socialmente ed a unire la differenza. Se questa energia non viene correttamente elaborata e si riduce alle manifestazioni dell'erotismo, diventa anch'essa fonte di separazione dell'uomo da se stesso e dagli altri aliendolo dalla sua umanità.
    Il religioso è l'energia che permette all'uomo di scoprire nella sua vita l'esperienza del dono e la presenza del Totalmente Altro.
    Solo se queste tre energie, che sono in relazione tra di loro, sono poste in una relazione gerarchica in cui al centro vi è quella religiosa, diventano produttrici dell'evoluzione umana verso la realizzazione di una condizione di maturità e di autentica libertà. Se invece al centro vi è l'eros o la violenza, queste due energie conducono alla realizzazione di un progetto umano in cui la probabilità di emersione della distruttività dell'uomo verso gli altri e verso se stesso sarà elevata.
    Solo la scoperta del dono gratuito del Totalmente Altro alla vita umana è in grado di operare la metamorfosi delle energie primordiali che hanno sede nella profondità della condizione umana, rendendole fattori della crescita umana verso l'amore autentico e, quindi, verso il bene.
    Questo significa che occorre reintrodurre nella vita delle persone e perciò nei progetti della loro formazione la scoperta dell'Altro, del senso religioso dell'esistenza umana. Senza questo non si potranno avere garanzie circa l'utilizzo evoluto e corretto del dono della libertà. La stessa religiosità, quando è subordinata all'eros e alla violenza diventa ambigua e produce essa stessa violenza in modo subdolo o manifesto.
    L'uomo che si fa proprio creatore e non riconosce la sua creaturalità, ovvero il mistero del dono della vita e della salvezza gratuito del Totalmente Altro, è un uomo che rischia continuamente la sua umanità camminando sul pericoloso bordo dell'abisso della distruttività.
    L'esistenza umana di Gesù, il Cristo, è la manifestazione compiuta di questa integrazione trasformatrice di tutte le energie umane nell'Amore gratuito di Dio.


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