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    I principali temi

    del prologo

    di Giovanni

    Bruno Maggioni

    Il tema del prologo è senza dubbio la rivelazione. Non la rivelazione in senso astratto ma in concreto: la persona di Gesù. Che il tema sia la rivelazione è provato dal vocabolario, che è tutto di rivelazione: manifestare, inviare, vedere, comprendere, credere, testimoniare, e dalle tematiche sviluppate, cioè la fede e l'incredulità. Lo stesso termine Logos è chiaro in proposito. Detto così, il tema è però ancora generico. Dobbiamo precisarlo.
    Il tema è la rivelazione e la fede: da una parte il Logos che si manifesta, dall'altra l'uomo che risponde. Ma per ben tre volte, lo si noti, la risposta dell'uomo è presentata in forma negativa: le tenebre, il mondo, i suoi. Gesù è colto dunque soprattutto nel suo aspetto di rivelazione, ma in questo aspetto di rivelazione è incluso quello soteriologico: egli dà la vita. Si noti la presenza di un vocabolario soteriologico accanto al vocabolario di rivelazione: grazia, vita. filiazione divina, nascere da Dio.
    Abbiamo già detto che il tema non è la rivelazione in astratto ma Gesù. Ora precisiamo ulteriormente che si tratta della storia della rivelazione. Ma quale storia? Quali le leggi che ne guidano lo svolgimento? Si è visto che tre sono i piani sui quali si svolge il discorso: la storia universale, la storia dì Israele, la vicenda di Gesù. Tre vicende che costituiscono un progressivo approfondimento, ma la dialettica è identica in tutte e tre: rivelazione e rifiuto. In questo senso la storia della salvezza è tipo della storia generale: più precisamente la vicenda della storia di Gesù è la chiave dell'interpretazione della storia universale.
    Gesù non è soltanto rivelazione, ma è la rivelazione unica e definitiva. Ciò è chiaro in 1,17 (in contrapposizione ai Giudei) e in 1,18 (dove probabilmente la contrapposizione è più generale). Dunque la vicenda di Gesù non è soltanto un luogo ermeneutico per capire chi è Gesù, ma per capire chi è Dio. Lo scontro costante fra rivelazione e incredulità è la cornice entro la quale si svolge il dramma del racconto evangelico. Ma il prologo non è neppure tutto qui. Svela - portando a conclusione, o anticipando, i temi evangelici -  il fondo del mistero di Cristo, il costitutivo della persona, cioè quel duplice paradosso che rappresenta il centro della cristologia di Giovanni e della fede cristiana: il rapporto, di unità e distinzione, tra il Figlio e il Padre (il Logos è chiamato Gesù nel v. 11 e Figlio nel v. 18), la relazione Logos-carne, cioè la umanità e la divinità di Gesù.

    Quanto al secondo motivo, Giovanni sottolinea la serietà e della divinità e dell'umanità: l'una e l'altra sono da intendere in senso reale, pieno. Quanto al primo, Giovanni già lascia intravedere il rapporto di totale appartenenza del Figlio al Padre, la cui trascrizione storica nella vicenda di Gesù sarà il costante atteggiamento di obbedienza.
    Il prologo ci ha infine posti di fronte ad aggiunte redazionali, le quali sono il segno di uno sforzo di rilettura e rielaborazione di un materiale preesistente. Questo pone il problema dell'origine del prologo, ma ci rivela anche l'intenzione e l'originalità di Giovanni.
    Anzitutto uno sforzo di storicizzazione: i dati preesistenti, per esempio riguardanti la Parola o la Sapienza, sono applicati allo storico Gesù. Poi un processo di riduzione cristologica: il Battista, ad esempio, viene spogliato di tutti i caratteri, anche i più tradizionali, per lasciare in vista unicamente la sua qualità di testimone di Gesù.

    (Vangelo di Giovanni. Testo e commento, Cittadella 2011, pp. 1567-9)



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