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    Una nuova rubrica di NPG

    PAROLE ADOLESCENTI

    Virginia e il professore 


    3. Una scuola per amica

    Virgi rubricaCaro Prof,
    siamo ancora a settembre, la mia scuola è cominciata da poco, e suppongo anche Lei con la sua. Non so come l’ha cominciata, con quale spirito (ogni anno sempre le stesse cose, gli stessi affanni, ragazzi con i loro quotidiani eterni problemi. A proposito, non si stufa mai della scuola?).
    Quale argomento migliore dunque toccare nella nostra corrispondenza che quell’ambiente scolastico “di vita” che occupa tanto del nostro (mio e suo) tempo, preoccupazioni, energie?
    La scuola, dunque. Il luogo temuto da tanti miei coetanei e amato (sì, “amato”, poi le dirò perché) da tanti altri, anche se spesso non lo ammettono. Il luogo delle interrogazioni, delle insufficienze dei compiti in classe... ma anche della comunità, del confronto, della conoscenza.
    Io ho appena iniziato il primo anno di liceo classico (chissà perché lo chiamano – anche – la quarta ginnasio!) e mi sono catapultata in un ambiente completamente diverso da quello che ormai conoscevo bene alle scuole medie. Gente diversa, materie diverse, prof diversi, libertà e obblighi diversi, orari di studio diversi (molto più impegnativi, certo: ormai è un vecchio ricordo stare solo attenti a scuola e ripetere qualcosina a casa... Qui ci vogliono ore, e concentrazione, e suddivisione precisa dei tempi per le tante materie).
    Da quando ho iniziato a frequentare questa scuola, tanti miei amici mi hanno chiesto: “perché studi il greco e il latino, due lingue morte?”, oppure: “sei pazza a fare il classico?”, quasi come mi fossi auto-mandata al patibolo. Beh, quando sento questi commenti, delle critiche velate, a dire il vero un po’ mi arrabbio. Cosa ne sanno i compagni dei gusti che mi piace coltivare, dei miei desideri per il futuro, delle mie “consonanze” interiori? E poi, come si fa a parlare di “lingue morte” per il greco e il latino, con tutto l’influsso che hanno avuto e la storia che hanno prodotto, di cultura, di civiltà? Come fa a morire quello che una lingua (anche “morta”) ha prodotto? Non siamo figli di una cultura “classica”, proprio come siamo figli dei nostri progenitori, e la nostra “eredità” non è quella classica? Ecco, io voglio conoscerla e gustarla! Certo, le scelte di una scuola a cui affidare la mia formazione intellettuale e sociale potevano essere diverse, e non dico che non ne sia stata tentata, pensando al futuro (ma il mio futuro non è solo un “posto di lavoro” forse più sicuro e retribuito!). In effetti io sono dell’idea che se si sceglie la scuola giusta e si trova un bell’ambiente, lo studio possa diventare - oltre che un dovere - anche un piacere.
    Ecco, adesso le voglio dire quello che penso, qualcosa della mia esperienza e riflessione. Poi Lei mi dirà se condivide o no, e forse potrà aiutarmi a capire meglio.
    Dicevo di una buona scuola e di un buon ambiente.
    Ma che cos’è che può creare un buon ambiente? Penso prima di tutto che bisogna trovare dei buoni amici, pronti ad aiutare nel momento del bisogno ma anche così “umili” da chiedere aiuto. A proposito, c’è fermento nel gruppo whatsapp della classe, dunque devo salutarla. Buona scuola.
    Virginia

    marcoCarissima Virginia,
    è sempre bello leggere i tuoi pensieri e, per quanto a distanza, lo faccio con piacere come per i miei alunni vicini. Iniziare un nuovo anno scolastico è stimolante, poi dopo le vacanze non ci si può lamentare! Tu cominci per la nona volta, io ripeto questo “rito” per la 31esima tra i miei anni sui banchi e quelli da prof, per quanto continui a stare sui banchi, tra i banchi, per i banchi. «Anche i Prof. sognano. Quindi dormono. E la mattina fanno pure fatica ad alzarsi per andare a scuola!», così inizia il libro che ho scritto due anni fa sulla scuola, il mio “Diario (quasi segreto) di un Prof.”, per dirti che ci sono momenti non facili pure per me e ancora: «Ci sono risvegli da "Alba dei morti viventi" che col tempo rischiano di peggiorare, altri - non solo quelli del giorno libero e della domenica - in cui mi sento il leone che ogni giorno nella savana corre per inseguire la gazzella». Forse provi la stessa sensazione quando i tuoi amici ti giudicano per la scelta del liceo classico, ti parlano di lingue morte, soprattutto perché sembrano non comprendere le tue passioni. Ti capisco, ho compiuto gli stessi tuoi studi superiori e ho continuato a sentire giudizi negativi una volta iscrittomi all’università in Lettere Classiche, anzi più duri, poiché riguardavano il mio futuro, un futuro lavorativo senza sbocchi a loro dire. Ogni volta, ad ogni colpo ricevuto, diventavo più forte e, grazie al sostegno di tanti altri amici e della mia famiglia, ho raggiunto tutti gli obiettivi. Sta’ serena, se ce l’ho fatta io, tu realizzerai i tuoi sogni alla grande! Inoltre, il latino e il greco non mi hanno impedito di coltivare la mia passione per il giornalismo e la scrittura, di trovare il lavoro che mi piace e di trasformare persino le passioni in un lavoro. Lo auguro anche a te e ai tuoi compagni. Sì, perché – come scrivi – tutto diventa più appassionante all’interno di un buon ambiente e con una bella compagnia, anzi se l’ambiente non fosse il massimo, la compagnia offrirebbe ad ogni membro un motivo per alzarsi ogni mattina e recarsi a scuola. Questo dipende anche da te, da come sei e vorrai essere “pronta ad aiutare” e “umile nel chiedere aiuto”, prima ancora che lo siano gli altri. Se puoi, tieni presente – pensando ai tuoi compagni - questa semplice frase tratta da “Il Signore degli Anelli”, che Frodo rivolge al fedele Sam: «Sam, sono contento che tu sia con me»; ma pure l’esempio che viene – a partire dalla diversità – dall’elfo Legolas e dal nano Gimli che danno vita «alla più profonda amicizia mai sorta tra un elfo e un nano». Coraggio!
    Un abbraccio, tuo prof.



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