Pillole letterarie /3
Paolo Alliata
(NPG 2026-03-2)
Quando sono stato messo in isolamento, fui affidato a cinque guardie: a turno, due di loro erano sempre con me. Ì capi avevano detto loro: «Vi sostituiremo ogni due settimane con un altro gruppo, perché non siate “contaminati” da questo pericoloso vescovo».
In seguito hanno deciso: «Non vi cambieremo più; altrimenti questo vescovo contaminerà tutti i poliziotti».
All’inizio le guardie non parlavano con me. Rispondevano solo sì e no.
Era veramente triste. Volevo essere gentile e cortese con loro, ma era impossibile. Evitavano di parlare con me.
Una notte mi è venuto un pensiero: «Francesco, tu sei ancora molto ricco, hai l’amore di Cristo nel tuo cuore; amali come Gesù ti ha amato».
L'indomani ho cominciato a voler loro ancora più bene, ad amare Gesù in loro, sorridendo, scambiando con loro parole gentili. Ho cominciato a raccontare storie sui miei viaggi all’estero, su come vivono i popoli in America, in Canada, in Giappone, nelle Filippine..., sull'economia, sulla libertà, sulla tecnologia.
Questo ha stimolato la loro curiosità e li ha spinti a pormi moltissime domande. Pian piano siamo diventati amici. Hanno voluto imparare le lingue straniere: il francese, l’inglese... Le mie guardie sono diventate miei scolari!
(F.X. Nguyen Van Thuan).
È spesso rimarcata, soprattutto dall’evangelista Giovanni, la solitudine di Gesù, l’incapacità dei suoi interlocutori (discepoli compresi) a intendere in profondità il senso dei suoi discorsi. Gesù è impegnato ad aprire orizzonti davanti a chi lo ascolta, a spalancare il loro sguardo verso un altro modo di stare al mondo; vuole accompagnare chi gli sta davanti e gli accorda almeno un credito iniziale dentro un mondo più vasto, il mondo di Dio, il regno del Padre suo: dentro un modo di vivere, cioè, in cui le energie profonde sono quelle che Dio continuamente riversa nella sua creazione, per farla maturare al meglio. “La tua testimonianza non è vera”, lo accusano scribi e farisei lì presenti. “Voi non conoscete né me né il Padre mio”, constata desolatamente Gesù.
La stessa triste solitudine è raccontata anche dal cardinale vietnamita Van Thuan, segregato nelle carceri comuniste in durissimo isolamento per dodici anni. La pagina su riportata è tratta dalla sua predicazione a Giovanni Paolo II e alla Curia romana, durante un corso di Esercizi. I suoi ricordi raccontano di un isolamento gradualmente attenuato dall’avvicinarsi delle sue guardie, attirate dal suo modo di vivere. In sua presenza respirano aria nuova, sentono vibrare orizzonti dilatati. “Ho cominciato a raccontare storie sui miei viaggi all’estero… sull’economia, sulla libertà, sulla tecnologia […] questo ha stimolato la loro curiosità e li ha spinti a pormi moltissime domande. Pian piano siamo diventati amici”.
È quello che Gesù cerca di fare nei Vangeli: raccontare di un altro modo di stare al mondo. È quello che continua a fare al fondo di noi, nelle parole dello Spirito e per le pagine della Scrittura.
Ce ne lasceremo fecondare?
Con il gentile permesso del blog Caffestoria e del suo ideatore Simone Varisco.



















































