Le équipe educative
Un approfondimento
Servizio di pastorale giovanile
Diocesi di Pavia
Dall’assemblea diocesana degli oratori tenutasi a settembre 2024 è scaturita l’indicazione di formare, negli oratori e nelle zone pastorali, le equipe educative. La domanda è: che cosa sono? A che cosa servono?
Come scritto nella Lettera all’oratorio dello scorso anno, le equipe di regia sono composte da giovani e adulti che si affianchino al sacerdote e/o al coordinatore per la progettazione e la realizzazione delle attività di pastorale giovanile della parrocchia/unità pastorale. Con questa proposta vogliamo sostenere la comunità cristiana nel farsi prossima all’educazione delle giovani generazioni e promuovere la corresponsabilità di laici che siano formati e appassionati.
A un anno di distanza, sollecitati da molti di voi, si rende necessario qualche chiarimento.
Come ha detto don Stefano Guidi, direttore della FOM, nel suo intervento alla nostra assemblea diocesana, esse non vogliono essere “un piano in più del condominio, ma deve pensarsi come lievito”.
Le equipe educative che la nostra Diocesi auspica di vedere fiorire in sempre più oratori hanno il compito prezioso e delicato di assumere la regia educativa delle nostre comunità oratoriane. Esse rappresentano il cuore vivo e pensante di una comunità che sceglie di prendersi cura dei ragazzi, accompagnandoli con sguardo attento e misericordioso nel loro cammino di crescita umana e di fede. Cosa fanno? Pensano alle azioni pastorali ed educative da mettere in campo, si mettono in ascolto e si fanno prossime ai ragazzi.
Non si tratta di semplici gruppi di lavoro, ma di spazi di relazione, corresponsabilità e discernimento, dove sacerdoti, educatori, giovani, figure professionali e adulti di riferimento imparano a camminare insieme, uniti da un unico desiderio: far crescere i ragazzi e annunciare loro il Vangelo con la vita, e con uno stile prima ancora che con le parole.
Come spesso ricorda il nostro Vescovo Corrado, queste équipe nascono da un’idea di oratorio che non si riduce all’organizzazione di attività, ma che si fa comunità educativa, comunità casa, capace di pensare, progettare e custodire insieme la crescita dei ragazzi.
Si rende quindi necessario un cambiamento culturale da parte soprattutto dei laici: il passare dal consigliare all’assumersi la responsabilità in prima persona.
È una visione che intreccia profondamente la sapienza pastorale e psicopedagogica con l’annuncio del Vangelo, riconoscendo che oggi, più che mai, l’oratorio ha bisogno di cambiare paradigma: non può più limitarsi a “fare cose”, ma deve diventare luogo generativo di relazioni, di ascolto e di senso.
Un aspetto centrale del primato del “noi” è la corresponsabilità. La comunità educativa non può essere pensata come un’entità gerarchica in cui pochi decidono per molti. Al contrario, essa è un tessuto intrecciato in cui ognuno è chiamato ad offrire il proprio contributo, secondo i doni ricevuti.
Questo richiede un cambio di paradigma, dalla centralità dell’io alla centralità del noi. La corresponsabilità non significa livellamento, ma riconoscimento e valorizzazione delle differenze all’interno di un progetto comune. (A. Bozzolo, Il valore della comunità nell’ultimo Sinodo della Chiesa Universale, NPG LIX 2025)
In questa prospettiva, l’équipe educativa è il segno concreto di un oratorio che si rinnova con coraggio, assumendo anche uno sguardo capace di leggere i segni dei tempi e di comprendere le nuove fatiche e fragilità dei ragazzi e degli adolescenti di oggi.
I tempi sono cambiati, e cambiare sguardo non è un’opzione, ma un dovere: un atto di fedeltà al Vangelo e alle nuove generazioni che ci sono affidate.
In questo lavoro comune, il sacerdote custodisce il senso e la direzione spirituale del cammino ma non può essere l’unico riferimento; è fondamentale in ogni equipe la costituzione di un coordinatore che tenga insieme le persone e i processi, offrendo una visione educativa, pastorale e psicopedagogica coerente e condivisa; gli educatori si fanno presenza costante accanto ai ragazzi, con ascolto, prossimità e autenticità. Ognuno ha il proprio posto, e il rispetto dei ruoli diventa la condizione essenziale per costruire fiducia e generare vita. È un’equipe con un compito alto ma con i piedi ben piantati per terra. Non è semplicemente un gruppo di giovani e adulti che “funziona bene” o che “dirige l’oratorio”: è una testimonianza vivente di comunione, un piccolo segno del Regno di Dio. Nel suo modo di lavorare, di ascoltarsi e di confrontarsi, essa già annuncia un modello educativo nuovo, fondato sulla collaborazione, sulla reciprocità e sulla cura. Un modello che dice ai più giovani, con la forza dei gesti più che con le parole, che la fede cresce solo dentro relazioni vere, e che insieme si può imparare a diventare più umani, più credenti e più liberi.
Questa riflessione sui nuovi modelli di regia è in atto in tutte le Diocesi Lombarde. Odielle sta conducendo un lavoro proprio sulle tre forme più diffuse (educatore retribuito, equipe educative e guida dell’oratorio) a partire da quelle che sono le prospettive future che tutti conosciamo (calo del numero dei sacerdoti e superamento del modello parrocchia). È più che mai necessaria quindi una conversione da parte di tutti, sacerdoti e laici, con il superamento del modello parroco o vicario parrocchiale = oratorio in favore di una responsabilizzazione sempre maggiore dei laici.
Le equipe educative si pongono dunque in modo nuovo. Non sono un doppione del consiglio dell’oratorio, la differenza sta nell’oggetto della discussione, più educativa e meno organizzativa.
Tutto ciò rimanda per forza di cose al secondo esito dell’assemblea diocesana del 2024, ovvero l’impegno nella formazione. Non si può educare chi non si conosce. Ogni generazione porta con sé nuove forme di fragilità e di forza, nuovi linguaggi, nuove ferite, nuove domande di senso. Per questo la formazione non è un dovere o un optional, ma una forma di cura verso i ragazzi e verso se stessi come educatori.
Lo scorso anno il Servizio di Pastorale Giovanile diocesano ha avviato un percorso di formazione stabile per educatori e volontari d’oratorio che continua anche quest’anno. È un’opportunità da non lasciar cadere nel vuoto.
Per il futuro si potrebbe pensare ad un mandato diocesano o parrocchiale/di zona all’equipe per sottolineare il legame con il vescovo e tutta la comunità diocesana e per legittimare il loro operato davanti alla gente.



















































