Il presente è di Dio
Riflessione sull'abitare la realtà
C'è qualcosa di strano nel modo in cui gli esseri umani stanno nel presente. Il presente è l'unico tempo che esiste davvero – il passato non c'è più, il futuro non c'è ancora – eppure è il tempo in cui si riesce a stare meno. La mente vaga continuamente: rimpiange il passato, teme o desidera il futuro, progetta, ricorda, anticipa. Stare nel presente – davvero nel presente, con tutto il cuore e tutta la carne – è una delle cose più difficili che un essere umano possa fare.
E insieme è la cosa più necessaria. Perché la realtà accade nel presente – solo nel presente. L'incontro reale con una persona avviene adesso, non nel ricordo di ieri né nell'aspettativa di domani. La grazia – se si usa questa parola – arriva adesso. Il dolore si sente adesso. La bellezza si incontra adesso. Dio – se Dio parla – parla adesso.
Questo paradosso – il presente come il tempo più reale e insieme il tempo in cui si sta meno – è il punto di partenza di questa riflessione. E la domanda che pone non è solo filosofica: è la domanda più pratica che esista. Come si abita il presente? Come si sta nella realtà senza saltarla, senza evaderla, senza ridurla a un problema da gestire nel minor tempo possibile?
Itinerario della riflessione
Prologo
Il paradosso del presente
I. La realtà come eccesso
Perché ci sorprende sempre
II. Cosa ci chiede la realtà
Tre esigenze fondamentali
III. Come si salta la realtà
Le forme della fuga
IV. Come si abita il presente
L'arte dello stare
V. La normalità e la drammaticità
Due facce dello stesso presente
VI. Il presente come luogo teologico
Dio nel tempo
VII. Perché non saltare il presente
L'argomento decisivo
VIII. Il sacramento del presente
Una proposta spirituale
IX. Il presente drammatico
Quando Dio sembra assente
Epilogo
Il presente come dono e come compito





















































