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    Giocare il gioco per riscoprire la vita



    Mario Pollo

    (NPG 1980-5-44)


    Nella cultura giovanile odierna si sta assistendo ad una valorizzazione della dimensione ludica della esistenza. Prima di entrare nel merito di questo fenomeno mi sembra necessaria una riflessione preliminare sul significato da attribuire al termine ludico ed al ruolo che ciò che esso designa svolge nella economia della vita umana.

    Lavoro e gioco nelle società industriali

    Nella cultura dominante all'interno delle società industriali si considera il gioco come una manifestazione marginale, un po' regressiva e comunque inferiore della natura umana. In ogni caso la sua utilità viene ristretta all'ambito dell'infanzia o al fatto che l'uomo ha bisogno ogni tanto di scaricare le tensioni ed i conflitti che lo affliggono per cui solo in quelle circostanze e per quello scopo ha una sua specifica funzionalità sociale.
    Questa concezione riflette quella dicotomia che si è formata nella nostra società che vede da una parte il lavoro umano, l'impegno dell'uomo nel costruire se stesso e nel trasformare la realtà, e dall'altra parte «il gioco» come termine che designa la classe formata da tutti i comportamenti umani ritenuti se non dannosi perlomeno non costruttivi, la cui necessità per l'esistenza umana è del tutto accessoria. Questa concezione è ben espressa da una serie di stereotipi sociali che tendono ad attribuire ad esempio alle persone cosiddette serie, studiose, gravate di responsabilità la totale estraneità al gioco ed al massimo un loro dedicarsi a passatempi che sono nobili occupazioni dello spirito. I giochi che si pensa facciano queste persone sono in ogni caso incorporei, quasi astratti.
    Personalmente penso che porre in essere nella valutazione dei comportamenti umani una tale dicotomia sia del tutto scorretto perché essa si fonda su una concezione riduttiva del gioco e della sua funzione sociale.

    Il gioco come sistema di comunicazione

    Il gioco può correttamente essere definito un sistema di comunicazione in quanto possiede le caratteristiche peculiari di tali sistemi. Esso infatti è un sistema di interazioni sociali che veicola segni e simboli connessi da particolari strutture di tipo logico, condivise dai partecipanti l'interazione. In altre parole questo significa che il gioco ha una propria struttura logica, veicola significati e attraverso i rapporti che fa stabilire tra le persone condiziona i comportamenti delle stesse.
    Ogni gioco è costituito da un insieme di segni che quasi sempre hanno un elevato contenuto simbolico, in quanto nel senso apparente manifesto del segno è embricato un senso latente o addirittura più sensi latenti. Da questo punto di vista il gioco può essere visto come uno dei fattori responsabili della organizzazione da parte dell'individuo della realtà e delle falsificazioni e dei disvelamenti della coscienza che egli ha di se stesso e del mondo.
    Questa dimensione del gioco anche se maggiormente verificabile a livello di infanzia, dove il contributo del gioco alla formazione nel bambino della coscienza di sé e del mondo è molto evidente, lo è anche, in misura minore, nelle fasi della vita adulta. Ogni gioco, anche quelli individuali, si basano sullo stabilirsi di particolari modalità di comunicazione tra l'individuo, se stesso e gli altri. La pragmatica della comunicazione ha da tempo mostrato che la comunicazione influenza il comportamento non solo attraverso il contenuto manifesto o latente ma anche attraverso la modalità secondo cui si stabilisce il rapporto di comunicazione tra le persone. In altre parole è la relazione di comunicazione più del messaggio ad influenzare il comportamento.
    Nel gioco si ha la sperimentazione, come dirò più avanti a proposito del gioco come funzione, di modalità di comportamento nuove o diverse che tendono a ampliare lo spazio in cui normalmente esse si sviluppano nella vita quotidiana.

    Il gioco come funzione del sistema sociale

    Il gioco svolge nel sistema sociale alcune funzioni estremamente interessanti e rilevanti, che non sempre si realizzano, perché nelle società a forte controllo sociale, autoritarie o fortemente impregnate dal mito della produzione esse vengono inibite e trasformate in funzioni di distensione, compensazione e sospensione e quindi in pure valvole di scarico sociale.
    La prima funzione del gioco è in effetti quella di laboratorio per l'apprendimento dei comportamenti sociali ammessi e l'inibizione non traumatica di quelli vietati, dopo una esperienza simulata.
    La seconda funzione è quella di consentire l'esplorazione dei limiti del comportamento umano e delle combinazioni possibili, a partire dalla realtà concreta e mentale, su cui potenzialmente può declinarsi la vita umana presente e futura, senza che questa esplorazione comporti danni e conseguenze reali alla vita dell'individuo e del sistema sociale nel suo complesso.
    La terza per qualche verso simile alla seconda riguarda la liberazione del fantastico, della capacità cioè di trascendere i limiti della utilità e della finalità biologica da parte di individui e di gruppi sociali.
    La quarta funzione è quella di dare stabilità al sistema sociale delle interazioni, impedendo che attraverso interazioni di tipo cumulativo siano violati i limiti di compatibilità del sistema stesso.
    La quinta è ultima funzione è quella che consente di recuperare il valore gratuito della vita e dei rapporti umani, di apprezzare l'esistenza e le sue combinazioni per se stessa senza subordinazioni ad ideologie o punti di vista centrati sulla finalizzazione della vita umana al perseguimento di determinati obiettivi teorici e pratici.
    Da questa descrizione emerge con una certa evidenza come il gioco abbia a livello del sistema sociale una funzione complessa che si esercita a più livelli.
    Concludendo questa sin troppo schematica premessa, il cui scopo è di fornire una breve concettualizzazione di ciò che personalmente intendo con il termine gioco, mi sembra di poter affermare che il gioco è un sistema di comunicazione che svolge nel sistema sociale una importante funzione di apprendimento e di creatività circa la verifica del limite dei comportamenti umani ammessi od inibiti a livello individuale e sociale.
    Nel nostro sistema sociale questa importante funzione non è riconosciuta pienamente per l'ampio potere destabilizzante che essa ha nei confronti dei modelli e dei valori dominanti, che sono il frutto maturo della società industriale dei consumi.
    Ad esempio, il valore di ricerca della gratuità contenuta nel gioco, è negata dal tentativo di trasformazione di alcune sfere del gioco in lavoro o peggio ancora in un suo simulacro.
    A tutto questo si aggiunga il caustico potere dissacrante che il gioco ha nei confronti dei dogmi, delle certezze e delle perenni (presunte) stabilità del potere, e si avrà meglio la percezione del perché stenti a svilupparsi nella vita quotidiana dei più la dimensione ludica e per associazione quella fantastica. Sul fantastico ritornerò un'altra volta vista la brevità dello spazio a disposizione.

    Cultura giovanile tra ludismo e disperazione

    La crisi delle istituzioni, la crisi economica, le trasformazioni sintattiche e semantiche del linguaggio, la crisi dei grandi sistemi ideologici e di pensiero e la crisi dei meccanismi di trasmissione culturale, per non citare che alcuni degli eventi sociali attuali rilevanti per la condizione giovanile, sono indubbiamente alla origine di quella crisi di identità del giovane che è connessa al senso di estraneità che egli prova nei confronti dei riti, dei comportamenti, dei valori e del vivere la vita ed i rapporti umani, che sono dominanti in quanto in uso ed attuali nel mondo degli adulti.
    Ora all'interno di una situazione di questo genere vi sono poche alternative praticabili per superare l'angoscia o l'abulia che essa crea. Vi è l'evasione, che nelle sue forme più crudeli confina con la disperazione, la rivoluzione distruttrice, l'integrazione alienata... e l'integrazione attraverso il gioco, la creatività e la poesia.
    Il gioco o meglio la dimensione ludica dell'esistenza rappresenta nella condizione giovanile attuale un antidoto, non miracoloso ma efficace, ai temi della disperazione che il mondo degli adulti ha regalato ai giovani e che attraversano quindi la cultura giovanile attuale. Ecco allora comparire nella cultura giovanile attuale anche se a livello di fenomeni ancora rari, non maggioritari ma forti per il loro potere di trasformazione della realtà, i segni della riscoperta della gratuità liberante della funzione ludica, della gratuita dello stare insieme e del comunicare per provare e migliorare se stessi e gli altri, della gratuità della violazione incruenta dei limiti e della norma e dell'apprendimento attraverso il gioco.
    La dimensione ludica sta crescendo nella cultura giovanile ed essa ha il sapore di una speranza in un progresso morale, civile e sociale senza passare attraverso il filtro della barbarie e della negazione distruttrice.
    Ludismo come utopia, come libertà come autonomia, come antidogmatismo, come falsificazioni dei miti, delle false certezze e come recupero dei valori antichi della cultura superando i disturbi di comunicazione da una generazione all'altra. Gioco che attraverso l'inutile calcolo combinatorio svela l'inconsistenza probabilistica di molte affermazioni intorno all'essere che sono alla base del disperante narcisismo solitario dell'uomo contemporaneo.

    Giocare con gratuità

    Mi accorgo di aver caricato di significati un po' troppo ampi il gioco, forse per reazione alla svalutazione ed alla riduzione che è in atto, ma comunque sono convinto che esso ha un elevata probabilità di contribuire alla formazione di una cultura giovanile emancipata da alcune delle distorsioni che affliggono il nostro sistema sociale e la nostra cultura, oltre al nostro divenire, trascendendo i limiti angusti della utilità biologica e dei determinismi legati alla sfera più arcaica del nostro essere.
    Quando l'educatore aiuta il giovane a giocare con gratuità e creatività, aiuta il giovane a costruire nuovi valori e nuovi modelli di comportamento individuale e sociale.



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