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    Oratorio «laboratorio» /1


     

    Appunti per una prima esplorazione della Nota CEI «Il laboratorio dei talenti» (2013). Prima parte

    Giuseppe Ruta

    (NPG 2014-02-30)



    «Invece di essere solo una Chiesa che accoglie
    e che riceve tenendo le porte aperte,
    cerchiamo pure di essere una Chiesa che trova nuove strade,
    che è capace di uscire da se stessa
    e andare verso chi non la frequenta, chi se n’è andato o è indifferente.
    Chi se n’è andato, a volte lo ha fatto
    per ragioni che, se ben comprese e valutate,
    possono portare a un ritorno.
    Ma ci vuole audacia, coraggio» (Papa Francesco) [1].

    PER UN'IMMERSIONE SOFT NEL TEMA

    Oltre all’invito di papa Francesco rivolto alla Chiesa e che può essere riferito anche all’Oratorio, due brevi riflessioni possono stimolare ad immergerci nel tema [2], in modo semplice ed efficace.
    La prima. Giochiamo un po’ di fantasia e d’immaginazione. Pensiamo ad un territorio, il nostro, senza Oratorio. Come sarebbe? Proviamo ad elencare ciò che rimarrebbe uguale e ciò che sarebbe diverso. Quali cambiamenti profondi e quali di superficie?
    La seconda. Possiamo, in alternativa, delineare uno spazio urbano con evidente problematica giovanile: proviamo a sognare un Oratorio. Come dovrebbe essere? Con quali caratteristiche? Qual è l’attesa di cambiamento?
    Queste due simulazioni aiutano ad apprezzare il «valore» e la «missione» di questo luogo reale, con tutte le sue risorse e precarietà, o di questo spazio possibile, da progettare per affrontare adeguatamente le urgenze sociali e la «sfida educativa» (LdT, n.1).
    A partire da queste considerazioni, una cosa è certa: da qualche decennio a questa parte, si registra un «crescente interesse» per l’Oratorio (LdT, Introduzione, p. 6) [3], dal nord al sud Italia, dalle congregazioni religiose alle parrocchie [4], a partire, e talora a prescindere, dalla tradizione… Effetti di tale rinnovata sensibilità sono gli «interventi legislativi finalizzati al riconoscimento e al sostegno degli oratori» (LdT, p. 7) [5] e l’«ampia letteratura disponibile» (LdT, p. 8) [6].
    Fatto sta che la Conferenza Episcopale Italiana ha reso pubblico, il 2 febbraio 2013, il documento «Il laboratorio dei talenti» che richiama l’attenzione su questo singolare «luogo educativo», allo scopo di offrire a livello nazionale degli orientamenti per una pastorale integrata degli Oratori.

    CARATTERISTICHE GENERALEI DEL DOCUMENTO

    Il titolo

    Il titolo è suggestivo. Si compone di un sostantivo, «laboratorio», da non intendere in modo statico, bensì come un cantiere sempre aperto, in continuo fermento, pieno di vita e di vitalità, specificato evangelicamente da una sapiente e creativa valorizzazione «dei talenti» [7] in dotazione gratuita di tutti coloro lo frequentano [8]. Rimanda, così, a quella dinamica propria del “saper trafficare” le qualità e le risorse di natura e di grazia di quanti abitano questa «seconda casa» (n.20), prolungamento dell’ambiente familiare, «ponte» tra comunità ecclesiale e società, trampolino di lancio per una vita pienamente realizzata e, senza mancare di realismo, piena di gioia. La circolarità propria della realtà oratoriana è quella della traditio – redditio o, come viene definita dal testo, «della restituzione» (LdT, n. 18) [9] che vi si esperimenta con naturalezza e gradualità, ricevendo tanto e con l’invito a ri-dare ad altri quanto si è ricevuto: «Tutti, in modi e situazioni diverse, hanno ricevuto del bene da qualcuno. Tutti quindi, ognuno secondo le proprie possibilità e capacità, sono chiamati a restituire tale bene diventando dono per altri. L’oratorio deve aiutare ciascuno a scoprire i propri talenti e a metterli a frutto per il bene di tutti» (LdT, n.18). Con questa esplicitazione, il titolo del documento, oltre ad essere fortemente evocativo, risulta chiaro anche dal punto di vista concettuale.

    Il contenuto e la composizione delle parti

    Come declina il sottotitolo, la Nota CEI intende soffermarsi sul «valore» e sulla «missione» degli Oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo.
    Ponendosi nel raggio degli Orientamenti pastorali del presente decennio [10], il documento si compone di tre parti, comprese tra l’Introduzione e la Conclusione.
    La prima parte (LdT, nn. 1-5) considera il “codice genetico” dell’Oratorio esaminandone la memoria e l’attualità, i modelli del passato e del presente, la tradizione e le innovazioni richieste oggi, il solco educativo sul quale si colloca e si muove.
    La seconda parte (LdT, nn. 6-21) costituisce il corpo centrale della Nota e si compone di due sezioni: la prima espone i fondamenti della tradizione oratoriana (LdT, nn. 6-12) [11], mentre la seconda tratteggia le dinamiche e lo stile che caratterizzano questo singolare ambiente educativo (LdT, nn. 13-21) [12].
    La terza parte (LdT, nn. 22-27) invita all’impegno e richiama alla responsabilità ecclesiale quanti sono implicati in questo progetto di promozione umana e cristiana.
    La Conclusione (LdT, n.28) riconduce tutte le riflessioni e gli orientamenti precedentemente delineati in una consegna aperta, prospettando l’Oratorio come «permanente laboratorio educativo».

    Gli estensori

    La paternità della Nota pastorale è frutto dell’intesa e della collaborazione della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali e della Commissione Episcopale per la famiglia e la vita della Conferenza Episcopale Italiana. L'introduzione congiunta dei due Presidenti, i vescovi Mons. Enrico Solmi e Mons. Claudio Giuliodori, ne dichiara gli intenti e ne mostra il percorso di elaborazione congiunta delle due Commissioni episcopali.

    I destinatari

    In modo esplicito, lo stesso Documento CEI dichiara la destinazione plurima: «Destinatari primari della Nota sono tutti coloro che attraverso l’oratorio svolgono la loro missione educativa a partire dalla comunità ecclesiale, di cui è emanazione, dalla famiglia – da cui non si può mai prescindere in ogni attività educativa – per arrivare agli educatori e agli animatori che sono i protagonisti, assieme ai ragazzi e ai giovani, della vita dell’oratorio» (LdT, Introduzione, pp. 8-9).

    La forma e il linguaggio

    Il testo si presenta essenziale, mai prolisso, agile nella forma e abbordabile da parte di tutti coloro a cui è destinato. Costituisce una buona piattaforma per la progettazione educativo-pastorale dell’Oratorio e per una sua attenta valutazione e verifica.
    La tessitura e l’articolazione richiamano il cammino magisteriale dal Vaticano II in poi. Il Concilio viene citato due volte [13], mentre il magistero pontificio è rappresentato con sedici citazioni, oltre che da Paolo VI [14], da Giovanni Paolo II [15] e Benedetto XVI [16]. Delle Congregazioni romane viene citata unicamente quella per la Dottrina Cattolica [17]. Più numerosi sono i riferimenti al magistero episcopale italiano [18]. Il testo della Conferenza Episcopale a cui si fa maggior riferimento è quello degli Orientamenti pastorali 2010-2020 [19], ben dieci volte su venti riferimenti complessivi.
    Senza nulla togliere ai pregi e alla ricchezza del documento (edito il 2 febbraio 2013), per i «nuovi» segni che si colgono in questo momento storico e per il «senso» educativo-pastorale complessivo che si sta delineando, al testo manca l’«afflato» e l’«impronta» di Papa Francesco (eletto il 13 marzo 2013). Non si tratta di una “omissione voluta” né tanto meno di una “colpa” ma di una costatazione legittima e dovuta, che ci spinge a domandarci: il documento redatto tre o quattro mesi dopo o successivamente la GMG brasiliana, sarebbe rimasto identico; e se non, con quali variazioni sul tema, sui contenuti e sullo «stile» oratoriano?

    Lo scopo della Nota CEI

    Nell’Introduzione, la Nota esplicita così lo scopo che si prefigge, richiamandone i punti salienti che si riportano in corsivo:
    «Si intende proporre alle comunità parrocchiali, e in modo particolare agli educatori e animatori, alcuni orientamenti pastorali circa la natura, le finalità e lo stile educativo dell’oratorio nell’attuale contesto ecclesiale e socioculturale. Vengono formulati anche alcuni criteri di discernimento su aspetti della vita e dell’organizzazione dell’oratorio: la formazione e la responsabilità degli educatori; il rapporto con la pastorale giovanile; la catechesi in oratorio; le alleanze educative, in particolare con la famiglia; l’impegno delle aggregazioni ecclesiali; la sfida dell’integrazione sociale e culturale; l’animazione dello sport educativo, del gioco e del tempo libero; la titolarità e la gestione dell’oratorio» (LdT, Introduzione, pp. 7-8).
    Lungi dall’offrire delle formule esatte e delle indicazioni autoritarie, delle cogenti direttive, il Documento intende orientare dal punto di vista educativo e pastorale e offrire criteri per il discernimento e la progettazione, lasciando un ampio margine all’intraprendenza e alla creatività, pur richiamando la fedeltà all’identità ecclesiale e alla missione propria dell’Oratorio.

    DEFINIZIONE/DESCRIZIONE DELL'ORATORIO

    «Realtà ricca di tradizione e nello stesso tempo capace di garantire un continuo rinnovamento per andare incontro alle odierne esigenze educative», l’Oratorio «esprime il volto e la passione educativa della comunità» (LdT, Introduzione, p. 5-6) e costituisce una «via privilegiata per educare alla vita buona del Vangelo» (LdT, p. 7).
    Il testo della CEI, in più punti, è costellato da varie definizioni/descrizioni di “Oratorio”, alcune più “classiche”, altre più “innovative e stimolanti”: se da una parte, infatti, si afferma che è «un’esperienza dinamica, ovvero come uno snodo educativo capace di attivare ricordi, suscitare immagini, creare legami» (LdT, n. 2), dall’altra si auspica in tono di scommessa: «La sfida pertanto è quella di far diventare gli oratori spazi di accoglienza e di dialogo, dei veri ponti tra l’istituzionale e l’informale, tra la ricerca emotiva di Dio e la proposta di un incontro concreto con Lui, tra la realtà locale e le sfide planetarie, tra il virtuale e il reale, tra il tempo della spensieratezza e quello dell’assunzione di responsabilità» (LdT, n.5). Assumendo lo stesso sguardo del Cristo verso le nuove generazioni, l’Oratorio è «l’espressione della comunità ecclesiale che, sospinta dal Vangelo, si prende cura, per tutto l’arco dell’età evolutiva, dell’educazione delle giovani generazioni» (LdT, n.7).
    Un’altra definizione, abbastanza articolata e che consente anche qualche osservazione critica, è offerta al n. 12 del documento: «L’oratorio, che per definizione rimane uno strumento di animazione dei ragazzi e dei giovani, il cui metodo educativo li coinvolge a partire dai loro interessi e dai loro bisogni, inserendoli organicamente in un cammino comunitario, non può essere pensato e non deve costituire una realtà a sé stante, ma è un’espressione qualificata della pastorale giovanile di una comunità parrocchiale». Mentre si condivide metodo, punto di partenza, organicità del percorso educativo e contesto comunitario, il termine «strumento d’animazione» riferito all’Oratorio e la caratterizzazione «parrocchiale» della comunità di riferimento (di «una parrocchia») riduce la gamma degli ambienti oratoriani e dei centri giovanili che non sono legati al territorio parrocchiale propriamente inteso, ma che vanno al di là fino ad assumere dimensioni interparrocchiali, diocesane e interdiocesane, considerando la mobilità giovanile, e, con l’avvento di internet, anche proporzioni «virtuali» che sforano gli spazi fisici e i “topoi” tradizionali.
    Si accenna nel documento non solo alla polisemia del termine, alla forte evocazione e al bisogno di chiarimento di significato, ma anche alla varietà di “sinonimi”, coniati per indicarlo, quali “patronato”, “centro giovanile” [20], “casa della gioventù” e, in un’accezione laica, “ricreatorio” (cfr. n. 2). Il sostantivo è nominato diffusamente [21], mentre per l’aggettivo corrispondente si utilizza sia «oratoriale» [22], sia «oratoriano» [23]. Le due declinazioni non sono usate indifferentemente, ma «oratoriale» è usato nella prima parte del documento, «oratoriano» nella seconda [24].

    Modelli a partire dalla tradizione

    Senza cedere a forme sterili di archeologismo, il Documento intende «ridestare lo stupore» (n.1) verso la tradizione plurisecolare dell’Oratorio (cfr. LdT, n. 28) che ha visto la Chiesa impegnata nell’«attenzione antica e sempre nuova» (LdT, n.1) verso le più svariate forme educative tra cui primeggia l’Oratorio (EVBV, n. 42) [25].
    Rinunciando a tratteggiare - sia per l’esiguità dello scritto, sia per difficoltà persistenti della ricerca storica - «una narrazione unitaria e lineare della sua storia» (LdT, n.2), la Nota prende atto in generale che nello sviluppo storico dell’Oratorio, nelle molteplici attuazioni, nella convinzione oramai assodata, «la pratica ha in genere preceduto la teoria» (LdT, n.2), che «gli oratori non nascono come progetti “fatti a tavolino” ma dalla capacità di lasciarsi provocare e mettere in discussione dalle urgenze e dai bisogni del proprio tempo» (LdT, n. 5).
    Oltre ad esperienze più o meno recenti che interessano varie parti d’Italia [26] e la cui ricognizione e ricerca è incoraggiata (cfr. LdT, n. 3), i filoni o matrici della memoria oratoriana ecclesiale, richiamati dal documento CEI, sono principalmente tre:
    - la tradizione filippina e romana [27];
    - la tradizione ambrosiana e lombarda [28];
    - la tradizione piemontese [29].
    Naturalmente, a nessuno sfugge che tra le tre correnti vi sono somiglianze e differenze, e all’interno di ciascuna molteplici sono le sfumature, contaminazioni e differenziazioni. Il documento stesso sottolinea che l’esperienza dell’Oratorio si sviluppa nello spazio e nel tempo, «singolare e multiforme» (LdT, n.6).

    Tratti caratteristici comuni

    Richiamandosi al n. 34 degli Orientamenti pastorali, «Il laboratorio dei talenti» invita a rintracciare i denominatori comuni delle varie e molteplici esperienze oratoriane, che compongono l’unica «memoria dell’oratorio», verificando, in modo diacronico e sincronico, la presenza/assenza e la qualità/rarefazione di tali elementi caratterizzanti. Riconduce, inoltre, ad una sola «chiave interpretativa», rintracciata nell’icona del buon samaritano (Lc 10) e definita nei termini di «peculiare offerta di prossimità alle giovani generazioni» (LdT, n.4; cfr. n. 16) [30]. Questo approccio di prossimità che spinge a «lasciarsi provocare e mettere in discussione», ieri come oggi, ha originato, e continua a farlo, forme di «recupero», «istruzione» e «assistenza» (n.5). In secondo luogo, ha saputo «valorizzare e abitare la qualità etica dei linguaggi e delle sensibilità giovanili, promuovendo, a un tempo, musica, teatro, letteratura e, contemporaneamente gioco, sport e festa – formazione umana, culturale e spirituale –, prevenzione sociale, accompagnamento familiare e avviamento al lavoro» (LdT, n.5).
    Una nota dominante dell’Oratorio e che conserva un primato indiscusso e insostituibile è la relazione: «L’oratorio educa ed evangelizza, in un contesto ecclesiale di cammino comunitario, soprattutto attraverso relazioni personali autentiche e significative. Esse costituiscono la sua vera forza e si attuano sia attraverso percorsi strutturati sia attraverso espressioni informali» (LdT, n. 15) [31].
    In questo quadro educativo ed evangelico di riferimento, di cui la «compassione», la «prossimità» e la «relazione» costituiscono l’unica «cifra sintetica» e il «presupposto imprescindibile» (n. 6), l’Oratorio è un «punto solido» (LdT, n. 7) della pastorale ecclesiale per le nuove generazioni; questa connotazione evangelica non è anonima ed eteronoma ma «ecclesiale» sostanziata da senso di «appartenenza» e realizzata attraverso forme di «coordinamento», oltre che locale, anche a livello «diocesano», attraverso il quale è valorizzata la «ministerialità educativa» di tanti ed è previsto e auspicabile il «coinvolgimento di tutti» (LdT, n. 22) [32].
    L’educazione alla fede con gli itinerari specifici di iniziazione alla fede e di consolidamento di personalità mature non è un’appendice e neppure l’unica preoccupazione a cui finalizzare il resto, bensì parte integrante e qualificante dell’unitaria proposta formativa oratoriana (cfr. LdT, nn. 13-14). Analogamente, un aspetto importante per la qualità e il futuro degli Oratori è la formazione degli educatori e l’elaborazione di un profilo educativo fedele alla tradizione a cui si ispira e all’altezza dei compiti e delle sfide attuali. Non basta la disponibilità, occorre la competenza da acquisire attraverso un accompagnamento spirituale e professionale, non anteponendo tale aspetto ad altri, come quello gestionale o retributivo, che seppur importanti, non possono e non devono prevalere sulla gratuità e il volontariato e su «la relazione, la condivisione dei programmi, la comunione d’intenti» (LdT, n. 23).
    In maniera esplicita o implicita, affiora in ogni realtà oratoriana un «progetto educativo» [33] che scaturisce da una comunità ecclesiale «solidale ed educativa» (LdT, n. 8) e tende all’«esercizio della corresponsabilità pastorale, attraverso tutte le dinamiche che articolano e favoriscono il protagonismo e la responsabilità dei ragazzi e dei giovani» (LdT, n. 8; cfr. n. 18). Il testo CEI intende correggere la distorsione in cui si incorre quando si parla di «progetto educativo»: non si tratta primariamente di un testo scritto, bensì di un’intesa tra soggetti vivi e vivaci, «un insieme di persone che, nel confronto e nella condivisione, hanno certamente definito e codificato obiettivi, tempi, attività, percorsi, verifiche, ma soprattutto hanno chiarito le motivazioni di ciò che propongono, scelto il “come” realizzarlo e individuato il “chi” si farà carico di dare seguito a tali indicazioni» (LdT, n.17). È, quindi, preferibile un testo imperfetto e incompleto, ma condiviso e realizzato, anziché un documento redatto in modo impeccabile e ineccepibile ma che si aggiunge ad altri libri nello scaffale più alto o che finisce per essere dimenticato in un cassetto (cfr. LdT, n. 18). Un progetto educativo d’Oratorio non è mai generico e non è una taglia che va bene per tutti gli Oratori. Fuori da ogni astrazione e genericismo, l’orizzonte educativo e le idealità fanno da sfondo al luogo, ai tempi e ai linguaggi che vi si praticano in modo armonico e sapientemente organizzato (cfr. LdT, n. 20), facendone un autentico «laboratorio culturale» in cui si esperimentano eventi e attività, riflessione ed espressione, percorsi e itinerari, contatti reali e virtuali, aderenza al territorio e attenzione alla mondialità.

    Variabili e connotazioni diversificate

    La dilatazione biologica e cronologica dell’Oratorio è rispetto al passato una prima variabile che la Nota CEI prende in considerazione: «Uno sguardo attento alla realtà dell’oratorio e al suo sviluppo ci porta a dire che se in passato l’attenzione prevalente era per i ragazzi fino all’adolescenza, oggi appare necessario adeguare le sue proposte ad una giovinezza sempre più prolungata che arriva alle soglie dei trent’anni. Si presentano nuove criticità e nuove situazioni nel mondo giovanile a cui gli oratori possono offrire risposte concrete e pertinenti, valutando attentamente le esigenze e le reali capacità di intervento» (LdT, n.7). In questo senso, l’Oratorio dovrebbe in qualche modo trasformarsi e configurarsi in modo nuovo, in Centro Giovanile, attraverso inedite e innovative modulazioni, con tempi e ritmi nuovi.
    Altra caratteristica che costituisce in un certo senso una variabile rispetto al passato è la «rinnovata collaborazione con la famiglia». Sebbene per tradizione l’Oratorio abbia previsto sempre il coinvolgimento della famiglia, e secondo qualche specifica declinazione (ad es. quella salesiana) abbia assunto uno stile familiare, il documento CEI, sulla scia degli Orientamenti del decennio 2010-2020, ribadisce da una parte la necessità della sinergia con le famiglie, dall’altra intende salvaguardare la distinzione e l’autonomia di questo spazio originariamente giovanile: «La soggettività educativa della famiglia in oratorio deve modularsi in modo da favorire la tipicità del luogo che, nel rispetto degli spazi propri destinati ai ragazzi e ai giovani, deve rimanere tipicamente giovanile» (LdT, n.9). La ricerca di tale modulazione di legame e simultaneamente di autonomia tra genitori e figli è un compito per la comunità educativa e dovrebbe trovare esplicitazione nel progetto educativo-pastorale dell’Oratorio. Ineludibile è anche la trama di «alleanze feconde e diversificate» che l’Oratorio è chiamato a stabilire per la «sua natura estroversa», oltre che con la famiglia, con la scuola e le associazioni sportive (cfr. LdT, 19). Questa esigenza di respiro territoriale non costituisce un optional per l’Oratorio, ma una esigenza fondamentale, senza nascondersi le difficoltà e i problemi che possono insorgere tutte le volte che si esplorano tali nuove e inedite frontiere [34]. Rispetto al passato l’Oratorio di oggi è chiamato ad essere sempre meno autoreferenziale e più aperto al territorio.
    Un tratto esplicitato e si potrebbe dire caratterizzante l’Oratorio è l’intenzionalità educativa e lo sbocco vocazionale che lo caratterizza o dovrebbe caratterizzarlo. Stile di animazione, itinerari educativi e singole attività dovrebbero rivelare una caratterizzazione evolutiva di crescita, che accompagna i ragazzi e i giovani alla loro realizzazione “vocazionale”: «La gradualità è il criterio imprescindibile per accompagnare i ragazzi e i giovani nelle tappe della loro crescita, tenendo fisso lo sguardo sulla meta del progetto educativo, che costituisce il paradigma di tutta la proposta oratoriale: la maturità integrale, umana e religiosa, dei ragazzi e dei giovani» (LdT, n.10). Questa tensione non è a senso unico o alla stessa stregua di una conduttura forzata, bensì si apre a molteplici sbocchi vocazionali, perché i ragazzi siano formati ad una fede matura (cfr. n.11) e nell’orizzonte di una pastorale giovanile integrata [35], raccordandosi con «tutte le realtà ecclesiali, gruppi, associazioni e movimenti ecclesiali, che anche nel contesto dell’oratorio sono chiamate ad offrire il loro peculiare contributo» (LdT, n.12).
    I percorsi differenziati presenti in ogni oratorio conferiscono una particolare identità e configurano questo luogo educativo in un modo anziché un altro (cfr. LdT, n. 13), in quella sintonia tra cammino personalizzato e cammino comunitario (cfr. LdT, n. 14) che deve poter caratterizzare ogni aggregazione ecclesiale e ogni oratorio. La modulazione diversificata di attività sportive, artistiche e culturali (LdT, n. 24), l’approccio alle odierne sfide dell’emarginazione e del disagio, l’attenzione all’emergenza dell’intercultura (LdT, n.25) e l’abbordo alle odierne possibilità comunicative digitali delle nuove generazioni (LdT, n.26) stimolano a configurare nell’oggi molteplici esperienze e modelli di «oratorio», evitando quei trascinamenti per tradizione che non rispondono più in modo adeguato alle odierne esigenze dei tempi e inventando nuove impostazioni maggiormente corrispondenti agli effettivi bisogni dei giovani.
    Una variante rispetto al passato è l’aspetto amministrativo e giuridico (LdT, n. 27) che invoca una particolare attenzione circa la gestione e auspica la collaborazione con altri soggetti istituzionali. L’ultimo numero della Nota pastorale sembra raccogliere tutte le istanze di questo «permanente laboratorio educativo» [36] quando afferma:
    «Forti di una consolidata tradizione, gli oratori devono oggi affrontare con coraggio, per un verso, il ripensamento della trasmissione della fede alle nuove generazioni nel contesto di sfida della nuova evangelizzazione e, dall’altro, l’assunzione dei nuovi linguaggi giovanili, così come dei rapidi cambiamenti dischiusi dall’avvento delle nuove tecnologie informatiche» (LdT, n. 28).
    Nella seconda parte tratteggerò alcuni aspetti "salesiani" caratterizzanti l'esperienza stessa dell'oratorio.

     
    NOTE

    [1] A. Spadaro (ed.), Intervista a Papa Francesco, in “La Civiltà Cattolica” 164(2013) III/3918, p. 462 [pp. 449-477].

    [2] Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali – Commissione Episcopale per la famiglia e la vita, Il laboratorio dei talenti. Nota pastorale sul valore e la missione degli oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo, 2 febbraio 2013, Elledici, Leumann – Torino 2013. Il documento è citato direttamente nel testo e nelle note, usando la sigla LdT e il numero di riferimento.

    [3] M. Falabretti, Oratorio: uno strumento pastorale, in Idem (ed.) - Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, I ragazzi dell’Oratorio. Una rilettura della Nota dei vescovi italiani. Prefazione di mons. Mariano Crociata, EDB, Bologna 2013, pp. 27-39.

    [4] Nel 2001 ad opera della Conferenza Episcopale Italiana è nato il “Forum degli Oratori Italiani” (FOI: cfr. LdT, n. 27) con un proprio Statuto e formato da oltre trenta membri. Il 26 maggio, memoria di San Filippo Neri, è promossa annualmente la “Giornata di attenzione pastorale e sociale degli Oratori”. Cfr. M. Mori, Appendice. Gli Oratori in Italia oggi, in M. Falabretti (ed.) - Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, I ragazzi dell’Oratorio, pp. 95-100.

    [5] Cfr. la Legge 206/1 agosto 2003 del Parlamento Italiano: Disposizioni per il riconoscimento della funzione sociale svolta dagli oratori e dagli enti che svolgono attività similari e per la valorizzazione del loro ruolo. La lista dei testi legislativi su scala nazionale è riportata in: G. Beronia (ed.), L’esperienza oratoriana. Un’analisi comparata sul valore e la funzione della comunità educativa dell’Oratorio, Elledici, Leumann – Torino 2011, pp. 220-221.

    [6] Cfr. la bibliografia indicativa a fine articolo. Una rassegna essenziale dei siti web è riportata in: Ibidem, p. 219.

    [7] Cfr. la parabola riportata in Mt 25,14-30 e con delle varianti di significato la parabola delle «mine» in Lc 19,11-27. La Nota nomina i «talenti», oltre che in LdT, Introduzione, anche ai nn. 18 e 22. Altri riferimenti evangelici espliciti sono: la parabola del «buon samaritano» (Lc 10,33: cfr. LdT, nn. 4, 16), il mandato missionario a tutte le creature (Mt 16,15: cfr. LdT, n. 6) e il richiamo al comandamento dell’amore (Mt 22,39: cfr. LdT, n. 6).

    [8] Il termine «laboratorio» in auge nel gergo pastorale, a partire dal Giubileo del 2000 («laboratorio della fede»), non risulta di particolare gradimento all’attuale Pontefice. In una recente intervista, temendo la staticità e la chiusura a cui potrebbe dare adito, preferisce termini più arditi come «frontiere» e «periferie»: «Quando insisto sulla frontiera, in maniera particolare mi riferisco alla necessità per l’uomo che fa cultura di essere inserito nel contesto nel quale opera e sul quale riflette. C’è sempre in agguato il pericolo di vivere in un laboratorio. La nostra non è una fede-laboratorio, ma una fede-cammino, una fede storica. Dio si è rivelato come storia, non come un compendio di verità astratte. Io temo i laboratori perché nel laboratorio si prendono i problemi e li si portano a casa propria per addomesticarli, per verniciarli, fuori dal loro contesto. Non bisogna portarsi la frontiera a casa, ma vivere in frontiera ed essere audaci»: A. Spadaro (ed.), Intervista a Papa Francesco, p. 474.

    [9] «La caratteristica forse più significativa delle relazioni che un ragazzo vive in oratorio è quella della gratuità che nasce dalla fede ed è totalmente protesa al bene dell’altro. Tale atteggiamento genera stupore e dischiude orizzonti di fiducia, insieme al desiderio di mettersi in gioco e di imitare chi si spende con generosità per gli altri» (LdT, n.15). Il clima accogliente e la chiarezza delle proposte (cfr. LdT, n.16) fanno del mondo dell’Oratorio un originale spazio di vita e di crescita.

    [10] Cfr. Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, 4 ottobre 2010, Elledici, Leumann – Torino 2010. Sigla: EVBV. Il “Laboratorio dei talenti” cita i nn. 34-37, 42 e 51 degli Orientamenti per 9 volte [cfr. LdT, Introduzione, nn. 1, 4, 8, 9 (nota 16), 13, 14, 19, 26]. Il richiamo esplicito all’“Oratorio” si trova negli attuali Orientamenti pastorali al n. 42: «Un ambito in cui tale approccio ha permesso di compiere passi significativi è quello dei giovani e dei ragazzi. La necessi di rispondere alle loro esigenze porta a superare i confini parrocchiali e ad allacciare alleanze con le altre agenzie educative. Tale dinamica incide anche su quell’espressione, tipica dell’impegno educativo di tante parrocchie, che è loratorio. Esso accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni e rende i laici protagonisti, affidando loro responsabilità educative. Adattandosi ai diversi contesti, l’oratorio esprime il volto e la passione educativa della comunità, che impegna animatori, catechisti e genitori in un progetto volto a condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. I suoi strumenti e il suo linguaggio sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: aggregazione, sport, musica, teatro, gioco, studio».

    [11] La sezione sui fondamenti comprende il vangelo come fonte d’ispirazione e orizzonte dell’azione educativa oratoriana, l’ottica di Gesù verso le nuove generazioni, il ruolo della comunità educativa, la collaborazione con la famiglia, la prospettiva del progetto di vita (orientamento vocazionale), la finalità formativa della identità cristiana adulta verso cui orientare ragazzi e giovani, nell’orizzonte di una pastorale giovanile integrata.

    [12] La sezione, riguardante le dinamiche e lo stile, considera l’Oratorio come luogo fecondo di evangelizzazione caratterizzata dalla gioia, nell’ambito di una tessitura articolata di relazioni positive di cui se ne afferma il «primato», il clima di accoglienza e di chiarezza delle proposte che vige in esso. Il n. 17 presenta lo strumento che coagula in sé tutte le prospettive, le dimensioni e le articolazioni dell’ambiente-oratorio, il «progetto educativo dell’oratorio», che promuove un sano ed equilibrato protagonismo responsabile, le alleanze feconde e diversificate con altri luoghi e agenzie educative, e che ne tratteggia l’identità secondo la specificità del luogo, la scansione dei tempi e la pragmatica dei linguaggi ivi praticati, rendendolo un autentico ed efficace «laboratorio culturale».

    [13] Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, n. 1 (LdT, n.8); Paolo VI [e Padri Conciliari], Messaggio ai giovani a chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, 8 dicembre 1965 (LdT, n.7).

    [14] Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi, 8 dicembre 1975, n. 14 (LdT, n.6).

    [15] Giovanni Paolo II, Discorso ai giovani di Roma, 5 aprile 2001, n. 5 (LdT, n.5); Idem, Esortazione apostolica Familiaris consortio, 22 novembre 1981, n. 42 (LdT, n.9); Idem, Lettera ai giovani Dilecti amici, 31 marzo 1985, n. 1 (LdT, Introduzione), n.3 (LdT, n.17).

    [16] Benedetto XVI, Discorso alla 61a Assemblea Generale della CEI, 27 maggio 2010 (quattro volte: LdT, nn. 12, 5, 14); Idem, Incontro con i cresimandi e i cresimati della diocesi di Milano, 2 giugno 2012 (LdT, n.7); idem, Incontro con le famiglie e con i sacerdoti ad Ancona, 11 settembre 2011 (LdT, n.9); Idem, Lettera alle diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008, n. 21 (LdT, n.6); Idem, Lettera enciclica Caritas in veritate, 29 giugno 2009, n. 1 (LdT, n.6), n. 53 (LdT, n.15).

    [17] Congregazione per la dottrina della fede, Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, 3 dicembre 2007, n. 2 (LdT, n.13).

    [18] Comprese le citazioni degli Orientamenti 2010/2020 (10 volte), il magistero CEI è citato volte 20 volte: Conferenza Episcopale Italiana, Atti della 58a Assemblea Generale, p. 109 (LdT, n7); Idem, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il primo decennio del 2000, 29 giugno 2001, n. 32 (LdT, n.6); Idem, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. Nota pastorale dell’Episcopato italiano, 30 maggio 2004, nn. 6-7 (LdT, Introduzione); Idem, Istruzione in materia amministrativa, 1° settembre 2005, nn. 10. 21 (LdT, n.27); Consiglio Episcopale Permanente, L’iniziazione cristiana. 2. Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, Nota pastorale, 23 maggio 1999, n. 27 (due volte: LdT, nn. 11. 13); Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, Educare i giovani alla fede. Orientamenti emersi dalla XLV Assemblea Generale, 27 febbraio 1999, n. 2 (tre volte: LdT, nn. 7. 10. 11). Da aggiungere: Ufficio Catechistico Nazionale, La catechesi e il catechismo dei giovani, 8 dicembre 1999, n. 1 (LdT, n.11).

    [19] Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, nn. 34 (due volte), 35, 36 (due volte), 37, 42 (tre volte), 51.

    [20] Il termine “Centro Giovanile” ricorre solo una volta, al n. 2 del documento LdT. In genere, il “Centro Giovanile” si distingue dall’Oratorio per il target d’età (18 anni in su) e per il protagonismo più forte e responsabile dei giovani nei vari settori: «il settore educativo animativo, quello socio-culturale, quello socio-politico, di impegno per lo sviluppo e di educazione al servizio (servizio civile, volontariato, anche missionario), di ricerca anche vocazionale». Sull’uso sempre meno frequente del lemma e la declinazione congiunta con il termine più comune “Oratorio”, cfr. il breve contributo di: G. De Nicolò, Centro Giovanile, in J.M. Prellezo – C. Nanni – G. Malizia (edd.), Dizionario di Scienze dell’Educazione, Elledici – LAS - SEI, Leumann – Torino – Roma 1997, pp. 188-189, da cui è tratta la citazione su riportata (p. 189).

    [21] Oltre alla Introduzione, in cui viene usato 21 volte ed escludendo titoli e sottotitoli, il termine «oratorio» sia al singolare, sia al plurale, ricorre ben 162 volte: cfr. LdT, nn. 12, 27, 38, 44, 57, 66, 78, 85, 97, 103, 114, 126, 137, 143, 159, 165, 176, 184, 199, 2016, 218, 2212, 2318, 2411, 259, 266, 2722, 2811.

    [22] Ricorre nove volte (cfr. LdT, nn. 6, 7, 8, 102, 132. 14, più una volta nel sottotitolo della II parte del documento).

    [23] Ricorre dodici volte (cfr. LdT, nn. 14, 164, 17, 183, 23, 24, 25).

    [24] Potrebbe essere il segno di due redattori o di due gruppi redazionali differenti.

    [25] L. Ramello, L’Oratorio: uno stile di prossimità, in M. Falabretti (ed.) - Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, I ragazzi dell’Oratorio, pp. 11-25.

    [26] Il n. 3 richiama l’esperienza calabrese degli “Ardorini” fondati da Don Gaetano Mauro (1888-1969) e quella pugliese legata al Seminario regionale di Molfetta, oltre al contributo dell’Azione Cattolica Italiana offerto agli Oratori parrocchiali.

    [27] Sorta con S. Filippo Neri (1515-1595): cfr. L. Bella, Filippo Neri. Padre secondo lo Spirito, Jaca Book, Milano 2006; A. Cistellini, San Filippo Neri, l’Oratorio e la Congregazione oratoriana, storia e spiritualità, Morcelliana, Brescia 1989.

    [28] Sorta per l’opera di vescovi come San Carlo Borromeo (1538-1584), il cardinale Federico Borromeo (1564-1631), il Beato cardinale Andrea Carlo Ferrari (1859-1921), il cardinale Giovanni Battista Montini, poi Papa Paolo VI (1897-1978).

    [29] Sorta ad opera di varie personalità di spicco come San Giovanni Bosco (1815-1888), Santa Maria Domenica Mazzarello (1837-1881), San Leonardo Murialdo (1828-1900).

    [30] Cfr. L. Ramello, L’Oratorio: uno stile di prossimità, pp. 20-22.

    [31] Cfr. il ricco commento di: P. Triani, Straordinario perché per tutti. Le dinamiche e lo stile dell’Oratorio, in M. Falabretti (ed.) - Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, I ragazzi dell’Oratorio, pp. 41-54.

    [32] Cfr. C. Belfiore, Impegno e responsabilità ecclesiale in Oratorio, in M. Falabretti (ed.) - Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, I ragazzi dell’Oratorio, pp. 71-78.

    [33] Sulla dimensione progettuale: cfr. L. Regoliosi, La progettazione dell’oratorio: metodo e prospettive, in M. Falabretti (ed.) - Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, I ragazzi dell’Oratorio, pp. 55-69.

    [34] Il Documento LdT, al n. 19, ne accenna sinteticamente, ma non li nasconde.

    [35] Cfr. C. Giuliodori, L’Oratorio nell’orizzonte della pastorale giovanile, in M. Falabretti (ed.) - Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, I ragazzi dell’Oratorio, pp. 85-93.

    [36] Cfr. C. Belfiore, Impegno e responsabilità ecclesiale in Oratorio, pp. 78-81.





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