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    Educazione alla preghiera nelle ore di «educazione religiosa»


    Marcella Pomponi, della Scuola Media Statale «Petrocchi» di Roma

    (NPG 1976-06-22)

    Vorrei iniziare dal vivo la presentazione di questa esperienza con alcune preghiere degli stessi ragazzi. Le riflessioni che seguiranno non faranno che delineare il cammino percorso per giungere a tali espressioni di fede.

    O Dio, piano piano sto scoprendo
    attraverso il mondo che parla di te
    che tu non sei una statua
    che sta su un piedistallo a guardarci per divertimento
    ma un grande essere che intorno a noi
    ha creato meraviglie
    come il sole, gli uccelli del cielo, i pesci del mare.
    O Dio, il tuo nome è grande
    come tutto il nostro universo.
    Signore,
    siamo tre ragazze che ti preghiamo
    affinché tu ci faccia capire chi siamo,
    che cosa facciamo in questo mondo;
    Signore, aiutaci a capire,
    affinché i nostri cuori non possano più dubitare.
    È come se fossimo in una buia stanza,
    in cerca della porta della nostra salvezza,
    la porta che liberi i nostri cuori da spiacevoli dubbi.
    Signore, siamo vicine a questa porta:
    aiutaci ad allungare le nostre mani,
    ad aprire questa porta che ci porta in un mondo diverso,
    in un mondo dove tutti siamo uguali,
    in un mondo di fratellanza.
    Aiutaci, Signore.
    Sì, mio Dio
    posso veramente dire questa bella parola
    «noi».
    Perché posso ritenermi fortunata
    di avere una donna come mia madre
    ed un uomo come mio padre
    che sanno comprendermi,
    che sanno capirmi.
    Un grazie di tutto dal più profondo del cuore, Signore!
    Grazie ancora per aver fatto sì
    che i miei genitori mi vogliano bene;
    ed essi me lo hanno dimostrato dandomi quella libertà
    di cui ogni ragazza come me ha bisogno.
    «TU» fa' che questa parola «NOI»
    si possa sempre dire nella mia famiglia
    e spero che si possa pronunciare
    in seno a tutte le altre
    dove forse,
    non si pronuncia.

    Questa è l'esperienza viva. Vediamo come sono nate queste preghiere, in quale contesto socio-culturale e religioso.

    UNA SCUOLA MEDIA STATALE
    CHE HA ADOTTATO «PROGETTO UOMO»

    La mia esperienza è limitata a ragazzi di scuola media ed è maturata nell'ambito delle ore di Educazione Religiosa. Una maturazione indiretta, direi, perché non ho mai fatto una catechesi esplicita sulla preghiera. Avvicinare i ragazzi alla preghiera è scaturito infatti spontaneamente durante l'itinerario catechetico avviato con «Progetto Uomo» [1], sussidio di catechesi che adotta il metodo antropologico e che perciò assume la esperienza del ragazzo non come punto di aggancio ma come contenuto della stessa catechesi, per cogliere nei valori della vita il «segno» dell'amore di Dio.
    Un cenno anche al tipo di scuola dove tale esperienza è scaturita: una scuola media statale dove si sperimenta l'integrazione e si attua il tempo pieno; tale precisazione sembra importante per comprendere il clima in cui sono maturati alcuni atteggiamenti che riguardano poi la nostra esperienza. Così, nella educazione alla preghiera ha contribuito, anche se indirettamente, il coordinamento interdisciplinare relativo ad alcuni obiettivi educativi fondamentali (educazione alla socialità, rispetto ed accettazione degli altri...). La situazione religiosa dei ragazzi, cui si riferisce l'esperienza, appare caratterizzata da un certo atteggiamento di indifferenza frequente in ambienti medio-borghesi.
    L'educazione alla preghiera rimane naturalmente segnata dall'ambiente scolastico (e perciò pluralista) e dallo stesso metodo educativo.

    TRE ATTENZIONI NELLA EDUCAZIONE RELIGIOSA GLOBALE

    In ogni tappa del cammino di educazione religiosa abbiamo cercato di far attenzione a tre mete educative:
    – maturazione di una capacità di lettura della realtà, da quella più personale (il rapporto io-altri) a quella più vasta ( il mondo con i suoi molteplici aspetti positivi e problematici) per scoprire in essa i segni con cui Dio parla all'uomo;
    – sviluppo di un atteggiamento di meraviglia, di contemplazione di fronte ai valori scoperti che portano a dire grazie;
    – educazione alla capacità di ascolto e comunione con gli altri. Vediamo in particolare quest'ultimo punto.
    Sono partita dalla convinzione che più si matura in questo rapporto autentico con gli altri e più si diventa capaci di pregare.
    L'uomo è un essere in relazione e molto spesso in tale rapporto si tocca il mistero. L'ascolto e la risposta suppongono la fede. E questa è l'esperienza di ogni giorno; quando tra due persone diminuisce la fiducia (fede), diminuisce anche il rapporto personale. E una difficoltà questa, che sia noi che i ragazzi, sperimentiamo sovente. I preadolescenti in particolare, disturbati dalle contraddizioni della loro crescita, sperimentano quanto siano difficili i rapporti autentici con i loro amici, con i genitori, con gli adulti in genere.
    Ogni rapporto umano è basato sulla fiducia reciproca; il che significa anche che sulla fiducia sperimentiamo il senso di gratitudine verso l'altro; il ringraziamento sviluppa il «senso di dipendenza»: ciascuno di noi ha bisogno degli altri nelle molteplici esigenze della sua vita. Ringraziamento e dipendenza sono atteggiamenti chiave per la maturità umana e cristiana.

    UNA PREGHIERA A MISURA DI «PREADOLESCENZA»

    La preghiera nasce dai temi affrontati nella catechesi.
    E una reazione vivace e a volte imprevedibile di fronte alle meraviglie e alle contraddizioni della propria vita e del mondo intero. La vita si fa preghiera. Ecco quello che hanno detto alcuni ragazzi di terza media:

    – «Prego perché sono sicuro che qualcuno mi sente e mi aiuta. Prego quando ho bisogno di coraggio, di aiuto. Ho bisogno di ragionare, di ritrovarmi in me stesso per vedere le cose da vari punti di vista» (Giuseppe, 13 anni).
    – «Perché prego? Perché sento il bisogno di credere nell'aiuto di qualcuno per risolvere i miei problemi morali e materiali» (Simone, 13 anni).
    – «Io prego perché sono un opportunista come tutta la società. Per esempio, quando faccio una cosa e mi va bene, divento orgoglioso, mi autoelogio di fronte a tutti. Divento l'Homo Superior. Quando viceversa qualcosa va male dico: ma guarda, ho tanto pregato Dio... Insomma, invoco Dio perché ne ho bisogno, ma poi, dopo aver ricevuto l'aiuto, volto faccia...» (Massimo, 13 anni).

    Molti ragazzi nel corso delle loro riflessioni sulla loro vita offrono spunti di preghiera, talvolta in relazione con il passato, altre volte cercando un aiuto nelle incertezze e contraddizioni presenti o un punto di appoggio nelle speranze per il futuro pieno di interrogativi. Altri, non vi pensano minimamente, non riflettono ancora in profondità. Non occorre in questo caso forzare la mano. La preghiera deve scaturire da un allenamento spontaneo e graduale alla riflessione.

    Dalla educazione religiosa alla preghiera

    Ma come sono giunta con i ragazzi alla preghiera?
    In un certo senso sono stati gli stessi ragazzi, senza rendersene conto, che mi hanno messo davanti alla preghiera.
    Le ore di Educazione Religiosa sono a volte molto ricche per la preziosità delle scoperte che i ragazzi sono capaci di fare; scoperte che fanno emergere profonde esperienze umane che rivelano «valori» che acquistano un senso. La ricchezza nasce dalla comunicazione delle proprie esperienze di modo ch ognuno si arricchisce della umanità dell'altro. Così ad esempio, fin dalle prime lezioni il ragazzo è invitato a narrare la propria storia ai compagni. Una storia ricca di significato religioso: ha un passato, un presente, un futuro. Tutte le descrizioni si configurano come una crescita, un lasciare qualcosa, un rivolgersi verso una ricchezza nuova. Non è tutto ciò segno di qualcosa? E allora perché non tentare di tradurre in preghiera le scoperte fatte da ciascun ragazzo? E l'interrogativo che mi è venuto spontaneo e da questo interrogativo è partita la proposta che ho rivolto ai ragazzi: dire le stesse cose ma non ai compagni o agli insegnanti ma mettendosi di fronte a Dio, parlando con Lui. La reazione immediata dei ragazzi è stato lo smarrimento, una sfiducia totale in se stessi; ma superate le prime incertezze e incoraggiati ad esprimersi senza timore hanno rivelato il meglio di se stessi esplicitando tutta quella ricchezza che altrimenti non avrebbero potuto rivelare a nessuno e di cui neppure loro erano a conoscenza.

    Conclusione

    Se l'Educazione Religiosa è momento di vita-vissuto-insieme, il colloquio interpersonale e quindi la preghiera come sua forma più elevata, sono il vertice stesso di questa esperienza di storia e di comunione di persone. L'esperienza della propria vita porta ad una consapevolezza che dietro quei segni che ora i ragazzi non sanno comprendere c'è Qualcuno che per primo si è rivolto loro e che vuole parlare: è un presupposto necessario per l'educazione alla preghiera. La preghiera cristiana è la risposta
    al Dio che per primo è venuto incontro a noi e che ci ha rivelato tutto l'intimo di se stesso e del suo amore.
    Tutto ciò i ragazzi lo hanno scoperto con le loro risposte spontanee a quel Dio cui si sono rivolti per parlare della loro vita, per esprimere i loro dubbi, per ringraziarlo dei suoi doni. Non hanno compreso il senso della preghiera con i ragionamenti ma dallo stupore che le loro stesse preghiere hanno loro suscitato: hanno scoperto in se stessi un linguaggio unico che solo con Dio erano capaci di usare.

    NOTE

    [1] Progetto Uomo. Sussidio attivo per la catechesi dei preadolescenti, LDC - Leumann-Torino.



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