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    Maria, la Madre...

     

    Alessandro Maggiolini

     

    marialamadre

     


    A
    nni fa, quando i ragazzotti volevano ostentare una certa spregiudicatezza, parlando dei genitori, li chiamavano «matusa», e se dovevano dire che telefonavano alla mamma, si esprimevano così: gettono la vecchia. Era la moda. Ed erano ragazzotti, i quali poi sapevano trovare le parole più tenere quando dovevano chiedere il vaglia mensile o si trovavano in difficoltà senza nessuno a cui rivolgersi...

    Che scherzi sa mai fare la paura - la vergogna - di ammettere un sentimento!
    Ricordo, di contro, un lembo di poesia che dalle elementari mi è rimasto attaccato alla memoria. Non so se sia sublime. So che m'è sembrato vero. Diceva: «Una mamma è come un albero grande / che tutti i suoi doni ti dà; / per quanti gliene domandi, / sempre uno ne troverà: / ti dà il frutto, il fior, la / di tutto per te si spoglia; / anche i rami si taglierà. / Una mamma è come il mare: / non c'è tesoro che non nasconda; / continuamente, con l'onda / ti accarezza e ti viene a baciare...». Eccetera.
    Commozione un po' bolsa? Tenerume?...
    Mah. Forse si capisce che cosa è una mamma quando la si è persa o la si ha lontana. E comunque, morendo, la si invoca col Signore perché si spera di reincontrarla: «Ricorderai d'avermi atteso tanto / e avrai negli occhi un rapido sospiro...». È un altro verso di poesia non dimenticata.
    Torniamo alla prosa - e chissà se ci riesce. Potremmo dire che la mamma è la persona che, in casa, si alza per prima e va a riposare per ultima; è colei che anche quando dorme ha sempre il fondo del cuore che vigila, pronto a cogliere ogni sussurro; è colei che ci fa trovare tutto pronto, senza chiasso o sbandiera- menti di generosità: la tavola per il pranzo e per la cena, la biancheria pulita il mattino, la casa linda e composta; è colei che sa vedere d'istinto le piccole cose che mancano e ricorda e prevede; è colei che riesce a leggerci dentro anche i pensieri più segreti, al di là delle nostre maschere; è colei che ci crede sempre innocenti, o è sempre pronta a perdonarci; è colei che non ci rinfaccerà mai: «Con tutto quello che ho fatto per te»..., poiché sa che le potremmo rispondere: «E chi te lo ha chiesto?», e sarebbe inchiodata al suo dovere di dare senza attendersi un grazie. Una mamma dà, non pretende.
    Poteva mancare questa nota di dolcezza nel Cristianesimo? «Ecco, Tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai il nome: Gesù». «Ecco la serva del Signore; mi accada secondo la tua parola». Anche Dio ha voluto avere la gioia e la benedizione d'una madre. E se l'è portata - liberissimamente - fin al Calvario. «A te una spada trapasserà l'anima e così saranno rivelati i pensieri di molti cuori»... Altro che tenerume: qui c'è lo strazio di vedere agonizzare e morire un figlio innocente. I dolori della maternità affondano fino a questo abisso. Ed è così che Maria diviene la madre di tutti i credenti: «Figlio, ecco tua madre...».
    Forse, senza questa figura femminile accanto alla culla e alla croce, il Cristianesimo sarebbe stato disumano. Come la vita.
    C'è di che ringraziare Dio per averci interpretato così nei nostri desideri più profondi. Anche se, per cogliere questi valori, occorre un poco avere l'animo di bambini. Sono i ragazzotti fragili e apparentemente emancipati, che «gettonano la vecchia»... Sto dicendo che non si comprende più la funzione di Maria nella vita personale ed ecclesiale, se non si ha in cuore la capacità di commuoversi.
    Ricordo una preghiera che iniziava così: «Santa Maria, Madre di Dio, conservami un cuore di fanciullo, puro e limpido come acqua di sorgente...». E proseguiva chiedendo il coraggio di dimenticarsi e di donarsi agli altri come lei.
    Già, perché una madre non è soltanto un dono: è anche un impegno. E non si pensi ad un'esistenza cristiana tesa, inasprita, arrabbiata. Si può essere impegnati fino allo spasimo e conservare nell'intimo una pace inimmaginabile, se c'è il calore d'una mamma accanto.
    Tra le varie Madonne che conosco, ce ne sono due che prediligo: una è a Firenze e si chiama «Madonna del sorriso»; l'altra è alle Frattocchie, presso Roma, e si chiama «Madonna dell'equilibrio». Dite voi se non ne abbiamo bisogno... Io sognerei anche una Madonna dell'umorismo: bisognerebbe inventarla. È un'idea.

     

     

     



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