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    Il discorso religioso sembra escluso dal nostro repertorio. Sembra, poiché nessuno sa che cosa si nasconda nel cuore dell'uomo. E all'apparenza siamo felici: felici senza Dio. All'apparenza, poiché forse, dentro, non riusciamo a sopprimere l'aspirazione all'Infinito. Chi mai ammette chiaramente ciò che è e ciò che attende? Fornicavano e leggevano giornali, direbbe Camus. E c'è pure da dubitare della felicità, quando se ne parla troppo.

    Scaviamo un poco nell'intimo. E ti chiedo, amico, di non difenderti molto di fronte alle domande che incal

    zano. Le pongo a me stesso. Con serenità, anche se possono sembrare scomode e cattive. Ma occorre pure che qualcuno inizi a rompere il cerchio del silenzio e della vergogna. A costo di passare per ingenuo. Per un senso di onestà. Il rispetto non è lasciare l'altro come è: è amarlo e metterlo in condizione di scegliere.

    Ebbene, rispondi.

    Riesci a vivere solo? A costruirti da te un'esistenza compiuta? Riesci ad isolarti da tutti, sdegnato o deluso, e a raggiungere una profonda pace interiore e un senso di completezza che esalti e rassereni? Insomma, puoi lealmente assicurare che il tentativo dell'autosufficienza sia concluso? Oppure, dopo i vani sforzi della farsa dell'«uomo adulto», del «superuomo», ti ritrovi un povero uomo in crisi, alla ricerca di qualcosa o di Qualcuno che ti colmi il desiderio che ti riemerge dentro, il senso di vuoto che s'allarga e ti impaurisce?

    Ti basta il possesso delle cose? L'avidità della «roba», direbbe Verga: la sicurezza che ti può dare una vita agiata e il futuro tutelato da rischi? Ti basta l'affanno del lavoro, il susseguirsi degli impegni, la frenesia del fare, dell'inventare, del costruire? Ti riempie la giornata e ti rende la notte serena l'agitarti in mille cose pur di non pensare a te stesso? «Ti vanti di non pensare ai novissimi - diceva sorridendo Bernardino nel Campo di Siena -. Ipocrita! E poi la sera, mentre ti togli i calzari, a un tratto ti viene in mente la morte». E forse ti viene in mente anche la vita: una vita monca, fragile, disunita e inconcludente, come una manciata di coriandoli al vento.

    Ti bastano le persone che incontri? Ti bastano l'amicizia, la fraternità, l'amore? Non hai talvolta l'impressione di agitarti tra larve e tra maschere? E se anche una comunione è sincera, non ti prende talvolta la vertigine come di chi esce da un groviglio di vipere - il tuo - per trovarti avviluppato in quello dell'altro? Nella delusione, voglio dire, nella rabbia di chi non trova ciò che s'aspettava: e un lembo d'anima rimane insaturata, e il cuore è di nuovo alla ricerca di qualcosa o di Qualcuno che lo sazi, finalmente...

    La litania degli interrogativi può continuare. E apparire un po' trita e un po' goffa. Sappiamo difenderci con tanta scaltrezza di fronte alle domande radicali... Una battuta - son cose romantiche! -, un sorriso di scherno non è una risposta.

    La risposta ce la dà il Cristianesimo, se la vogliamo accogliere.

    Siamo fatti non per noi stessi, o per le cose, o per le persone, ultimamente: siamo aperti ad un Tu che non ha confini; un Tu che ci trascende. Eppure non lo sopportiamo lontano ed estraneo alle nostre vicende. Lo vogliamo prossimo, uno di noi: uno di noi che tuttavia sia diverso e si ponga all'inizio e al fondo del nostro essere e del nostro desiderare.

    Diamogli un nome. Gesù.

    (Alessandro Maggiolini)



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