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    della Chiesa

     


    C'
    era una volta la Chiesa formata soprattutto dal papa e dai vescovi; una Chiesa dove i laici avevano quasi soltanto obblighi: dovevano stare seduti ad ascoltare di fronte al pulpito, stare in ginocchio di fronte all'altare e avere la mano al portamonete, pronti per l'offerta; una Chiesa - si usa dire come nelle favole - dove i papi ed i vescovi la facevano da mattatori: vestivano da re o da principi, comandavano a bacchetta, stabilivano il bello e il brutto tempo, incutevano terrore... C'era una volta. Poi venne il risveglio del laicato, la rivendicazione dei diritti dei fedeli. Poi venne la contestazione ecclesiale, che è fenomeno complesso. Non ne vorrei imbastire un giudizio sommario. Alcune espressioni un po' smodate e un po' eccentriche da un punto di vista cattolico, non sembra, tuttavia, si possano negare: una liturgia senza silenzio e talvolta assordante e arruffata come un'assemblea studentesca, una gran voglia di parlare da parte di tutti, la divisione e la quasi lotta tra innovatori e tradizionalisti, inchieste sociologiche, psicologiche, una colluvie di libri, sedute di discussione a non finire... Un amico mi diceva, tempo fa, che la Chiesa di oggi sta in piedi con le sedute...

    Scegliamo tra una Chiesa piramidale, gerarchica, quasi stile militare, da un parte; e una Chiesa democratica dall'altra?

    Non mi sento di scegliere né l'una né l'altra. Perché?

    Perché la Chiesa non è nostra invenzione: è luogo della presenza e dell'azione di Cristo, non la si costruisce secondo i nostri gusti, come se si trattasse di fare una torta - a nostro piacimento - seguendo una ricetta Margherita o una ricetta Saint-Honoré.

    E poi non mi sento di scegliere tra le due Chiese perché entrambe mi appaiono dure, aspre, senza calore, senza dolcezza, senza fantasia, come una caserma dove si deve dire soltanto «gnorsì» e marciare a comando «op, dué, op, dué»; o come un'aula di un parlamento dove, si sa, anche quando non ci si azzuffa, non ci si ama alla follia: le cose non vanno come in famiglia. Due schemi di una identica logica che chiamerei mascolina.

    Il Concilio presenta Maria come immagine della Chiesa. E Maria è vergine, sposa, madre. Anche la Chiesa la chiamiamo spesso la «Santa Madre Chiesa».

    Ecco, è questo tocco di femminilità che mi pare sia da recuperare nella Chiesa di oggi, come nella società. Diversamente, il rimanervi dentro diventa una cosa ostica, fastidiosa: una specie di corvée, una sorta di servizio di leva.

    Femminilità: Pietro non deve cessare di essere Pietro, e così pure gli Apostoli; i laici non devono abdicare alle loro responsabilità. Ma - mio Dio - la Chiesa non è la «General Motors» o un'armata coloniale. Come Maria, essa è chiamata al silenzio della contemplazione, al senso di dipendenza nei confronti del suo Signore, al servizio nascosto, alla capacità di comprensione e di perdono, alla donazione senza riserve, all'accoglimento aperto e cordiale, alla fecondità pura e generosa...

    Dite che è inutile l'amore alla Madonna. Senza di lei - e senza un recupero del ruolo della donna nella comunità - la Chiesa impazzisce di botto in una sfrenata volontà di potenza, o in una zuffa tra diritti, che sono innanzitutto doveri. E dimentica di pregare. Si butta a capofitto nell'efficienza, nelle ricerche di mercato - mi si passi il termine - nei programmi quinquennali, nella frenesia dell'azione come se le fossero consentiti bilanci consuntivi chiari e infallibili. Dimentica il suo Signore al quale deve semplicemente dire «sì». Il resto viene da sé.

    (Alessandro Maggiolini)



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