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    Perché concludiamo

    domandando:

    «Ma liberaci dal Male»? 

    Commento al Compendio del Catechismo /53

    Enzo Bianchi

     

    Il Male indica la persona di Satana, che si oppone a Dio e che è “il seduttore di tutta la terra” (Ap12,9). La vittoria sul diavolo è già conseguita da Cristo. Ma noi preghiamo affinché la famiglia umana sia liberata da Satana e dalle sue opere. Domandiamo anche il dono prezioso della pace e la grazia dell’attesa perseverante della venuta di Cristo, che ci libererà definitivamente dal Maligno.

    (Compendio del Catechismo n. 597) 

    L’ultima invocazione del Padre nostro chiede la liberazione dal male o dal Maligno: entrambe le traduzioni sono possibili, anche se la frequenza con cui il male appare personificato nei vangeli fa propendere per la seconda. Il nostro Dio è un Dio Salvatore, che salva e libera, dunque ha il potere di liberarci dal Maligno. Quante volte nei Salmi sale dal cuore dei credenti un grido: “Liberami, Signore, per il tuo amore” (Sal 6,5); “Liberami, Signore, da chi mi perseguita” (Sal 7,2)…

    Ma la liberazione delle liberazioni è quella dal male, dalle opere del Maligno, che causano sempre sofferenza e morte. Ora, se è vero che all’esistenza di Dio occorre credere, non c’è invece bisogno di credere al diavolo, perché si tratta semplicemente di riconoscerlo operante nella nostra vita: Dio lo crediamo, il Maligno lo sperimentiamo! Secondo il Nuovo Testamento il diavolo è una presenza potente, che seduce e opprime quanti, accogliendo le sue suggestioni, possono diventare addirittura “figli del Maligno” (Mt 13,38). Egli genera figli e sudditi, è colui che sradica dal cuore la Parola che Dio semina (cf. Mc 4,15 e par.), è “omicida fin dal principio” (Gv 8,44), è colui che scaglia verso i credenti frecce infiammate (cf. Ef 6,16). Dio è il Padre buono e dà la vita, ma di fronte a lui c’è il Maligno che tenta di dare la morte, che “come leone ruggente si aggira cercando una preda da divorare” (1Pt 5,8). Ecco allora farsi strada l’invocazione: “Liberaci dal Maligno!”.

    Anche in questo caso la nostra preghiera si innesta in quella di Gesù, il quale ci precede: questa è la nostra consolazione e la nostra forza. Egli infatti ha pregato: “Padre, non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno” (Gv 17,15); e come ha pregato per Pietro: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno” (Lc 22,31-32), così fa anche per noi. Sì, Gesù combatte nella nostra lotta contro il demonio; è lui che possiamo invocare con fiducia: “Nella mia lotta sii tu a lottare!” (Sal 43,1; 119,154)…

    Gesù è sceso fino agli inferi (cf. 1Pt 3,19), là dove Satana colpisce con maggior forza, per abbracciarci e mettere il nostro grido nella sua preghiera al Padre. “Il principe di questo mondo” (cf. Gv 12,31; 14,30; 16,11) è all’opera, ma noi sappiamo che ormai è stato sconfitto da Gesù (cf. Lc 10,18; Gv 12,31); egli fa ancora guerra ai figli della chiesa, ma nella nostra lotta possiamo sentire rivolte a noi le parole di Gesù: “Nel mondo avete tribolazione, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33). La nostra speranza è quella di poter ascoltare un giorno le parole che il discepolo amato rivolge alla sua comunità: “Scrivo a voi, perché avete vinto il Maligno” (1Gv 2,13). Al seguito di Cristo anche noi possiamo vincerlo, già ora e poi per la vita eterna!

    (Famiglia cristiana, 25 agosto 2013)

     



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