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    San Giovanni Bosco:

    «Un grazie non implicito»

    Don Francesco Fontana *



    Un Grazie non implicito. Di ringraziamenti impliciti, non detti e dati per scontati, in oratorio ce ne sono tanti. Ma oggi, memoria di san Giovanni Bosco, il ringraziamento sia esplicito.
    Grazie a tutti coloro che fanno i nostri oratori, a tutti coloro che sono i nostri oratori.
    Grazie ai don, che non credono all’oratorio – come qualche volta si dice in modo un po’ superficiale – ma che credono al Signore e per questo motivo spendono tempo, energie e cuore per cercare una relazione con i ragazzi e i giovani, anche attraverso l’oratorio, non misurando l’impegno dai risultati, non limitandosi a contare le presenze, ma certamente non rinunciando a chiedersi sempre come poter annunciare meglio la buona notizia del Vangelo.
    Grazie a tutti gli animatori dei tanti ambiti di vita dei giovani e degli oratori che li accolgono. Grazie per la passione, per la generosità tenace e a volte anche un po’ testarda nel non rinunciare a fare proposte, ad offrire occasioni, ad inventare iniziative. Per coinvolgere, per costruire e soprattutto per crescere insieme.
    Grazie agli educatori dalla pazienza infinita e dai doni limitati. Grazie cioè agli educatori reali e non a quelli che sanno fare tutto, che sanno parlare con tutti e che sono seguiti da eserciti di ragazzi. A loro non va il nostro ringraziamento, semplicemente perché non esistono o, se esistono, non sono educatori ma pifferai magici di cui non abbiamo proprio bisogno. Grazie agli educatori che sono capaci di prendersi cura del piccolo germe, sognando i frutti maturi sull’albero…anche se non lo vedranno. Grazie agli educatori che sanno curare gli inizi, indicando una direzione precisa, quella del vangelo, ma affidando gli esiti del proprio impegno al Signore e alla libertà dei giovani. Grazie agli educatori che hanno capito bene che per educare gli altri è indispensabile educare se stessi alla scuola di Gesù, nella comunità cristiana.
    Grazie ai poveri, tanti, che abbiamo sempre con noi e che ci ricordano per chi è il Vangelo. Quelli che incontriamo in oratorio magari non sono poveri di soldi, ma di altre cose. Ci sono tanti poveri di relazioni, di opportunità, di speranza, di sogni, di affetto, di futuro, di stima ricevuta, di educazione e di senso del limite.
    Grazie alle famiglie che si fidano dell’oratorio e anche a quelle che non si fidano e che ci spingono a fare meglio. Certamente grazie alle famiglie che insieme ad altri accettano di fare l’oratorio, di essere l’oratorio per i propri figli e anche per i figli di altri.
    Grazie ai ragazzi che ci sono, sempre o qualche volta, perché permettono all’oratorio di essere un posto bello e accogliente per tutti. Grazie anche a quelli che non vengono mai o non vengono più, perché non ci lasciano tranquilli e ci obbligano a metterci sempre in discussione per provare a riallacciare una relazione buona.
    Grazie a chi in oratorio lavora e lavora tanto; per la cura degli ambienti o per il bar, che è spesso la prima frontiera di accoglienza; per l’amministrazione o per la manutenzione… Un po’ meno grazie a chi in oratorio parla soltanto, le parole si sa, volano, spesso svolazzano. Per niente grazie a chi si limita a parlare usando il condizionale alla terza persona: “si dovrebbe”, “si potrebbe”… che spesso maschera una mancanza di stima e un’accusa di inadempienza sempre rivolta ad altri e mai a se stessi. Guarda caso per queste persone sono sempre gli altri quelli che non fanno e dovrebbero fare. A loro non serve dire grazie, tanto continueranno comunque a darci i propri consigli.
    Grazie a don Bosco, che ci ha consegnato l’intuizione dell’oratorio e soprattutto grazie al Signore che sa usare questo strumento, insieme a molti altri, per raggiungere il cuore di qualcuno dei suoi figli e, lo preghiamo, anche il nostro.

    * Don Francesco Fontana
    Incaricato diocesano Pastorale giovanile
    e presidente Federazione Oratori Cremonesi

    Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova



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