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    Il pensare

    teologico-pratico

    di un pastore

    Postfazione alle LETTERE PASTORALI

    di un vescovo vietnamita

    Francis-Vincent Anthony *

    lp

    Una lettura attenta delle Lettere pastorali del giovane Mons. Van Thuân – l'ultima, scritta quarant'anni fa, nel 1973 – ci fa percepire la premura e il coraggio con il quale il Pastore guidava ed accompagnava la comunità cristiana sulle orme del Concilio Vaticano II. Come già rilevato nell'Introduzione di questo volume, l'attualità delle Lettere emerge anzitutto dal loro contenuto, che riverbera lo spirito conciliare: l'urgenza di una Chiesa radicata nel contesto locale; la formazione di un laicato attivo nella Chiesa e nella società; la difesa della dignità umana illuminata dalla fede; e tutto ciò in una prospettiva dialogica e riconciliatrice. In altri termini, nel contenuto le Lettere attestano una ricezione solerte dell'orientamento conciliare in un contesto assai complesso e problematico. Esse manifestano la capacità del giovane Vescovo di mediare tra l'orientamento della Chiesa universale e il contesto della Chiesa locale. Probabilmente, l'esperienza ecclesiale vissuta a Roma e in altre parti d'Europa durante il periodo dei suoi studi (1956-1959) – oltre al coinvolgimento della sua famiglia nella politica vietnamita anche a livello internazionale – ha contribuito ad un pensare universale e contestuale. Pertanto, a cinquant'anni dal Concilio, Mons. Van Thuân permane quale richiamo alle comunità cristiane sparse nel mondo a percorrere e ad approfondire il cammino tracciato dai Padri conciliari.

    Lo spirito del Concilio va colto non solo nel contenuto consegnato ai documenti, ma anche nel metodo di riflessione applicato. Difatti, le Lettere pastorali di Mons. Van Thuân rispecchiano il metodo teologico-pratico avviato dal Concilio: un discernimento pastorale della situazione, cioè una lettura dei «segni dei tempi» alla luce della fede, della tradizione cristiana e del magistero, per identificare le sfide e le interpellanze emergenti, e poi tracciare le linee di azione in una prospettiva progettuale. Che le proposte pastorali di Mons. Van Thuân scaturissero da un pensare teologico-pratico e progettuale è illustrato lucidamente nella sua sesta e ultima Letterer. «Se rileggete le mie precedenti lettere pastorali, vedrete che indicano un programma o linee guida per tutto un piano di azione: rinnovamento spirituale, rinnovamento delle parrocchie e delle strutture di formazione dei cristiani impegnati, per riportare la Chiesa al mondo di oggi, in vista di quella che potremmo chiamare "rivoluzione sociale". Grazie a Dio e alla vostra buona volontà, fino ad oggi abbiamo già realizzato una piccola parte del nostro programma. Durante quest'Anno Santo, continuate ancora con più energia questo rinnovamento interiore, per una riconciliazione profonda e globale».

    Dal suo agire riflessivo, progettuale, teso a identificare le mete a lungo e breve termine, e strategico per individuare linee di azione concrete nonché le strutture e le persone meglio qualificate per renderle operative, emerge il profilo di un servant-leader, un Pastore a servizio del suo popolo, capace di guidarlo e animarlo concretamente. Quanto egli afferma nel libro Il cammino della speranza [1]– scritto nel 1975, letteralmente pezzo per pezzo, mentre era agli arresti domiciliari – rivela le sue convinzioni riguardanti la guida pastorale:

    • «Per orientare in modo giusto ogni attività e per focalizzare ogni sforzo verso i suoi fini, un re

    sponsabile deve avere la capacità di discernere le idee portanti con chiarezza, per poi giungere a una visione completa e a una conoscenza adeguata di tutti i dettagli di ciò che ha organizzato» (n. 859).

    • «Solo coloro che sanno prendere appropriate ed efficaci iniziative dovrebbero ricoprire ruoli di dirigenza» (n. 842).

    • «Il responsabile è una persona che sa, vuole e compie una missione e che, nello stesso tempo, sprona gli altri a sapere, volere e compiere quella missione» (n. 833).

    • «Il responsabile è una persona che serve: serve Dio e serve coloro che guida; è al servizio di tutti. Il «capo» è una persona che vuole servire» (n. 834).

    Convinto del contributo indispensabile dei laici per l'edificazione della Chiesa locale, Mons. Van Thuân dedicò tempo ed energia a riorganizzare i Consigli parrocchiali, ispirandosi anche alla tradizione democratica vietnamita. Ristrutturando i gruppi laicali e accogliendo nella sua Diocesi i Movimenti ecclesiali internazionali, il Pastore guidava un cammino d'insieme. Le Lettere pastorali erano lo strumento per animare e formare la comunità cristiana, soprattutto i collaboratori, per passare dalla conoscenza teorica alla prassi della fede. La sua Terza Lettera (1970) è un pressante appello ai vari componenti della Chiesa locale, soprattutto ai giovani, a studiare per agire, e ad agire per la giustizia e pace. Anche nella priorità data all'agire, promovendo la prassi della fede, le Lettere respirano un pensare teologico-pratico.

    Un altro aspetto che rivela questo pensare di Mons. Van Thuân è il suo modo di situare la Chiesa nel mondo, coinvolgendo i fedeli nella costruzione del bene comune. Già dalla fine del XVIII secolo, nell'ambito teologico-pratico, la Chiesa additava l'« essere buoni cristiani ed onesti cittadini» come finalità della formazione cristiana. Per esempio, San Giovanni Bosco (1815-1888), al quale il Vescovo fa più volte riferimento nel suo libro Peregrinos por el camino de la eJperana»,[2] usava sovente questa formula per illustrare lo scopo della sua attività educativo-pastorale. In questa scia, seguendo lo spirito conciliare di una Chiesa nel mondo, Mons. Van Thuân era convinto che l'essere buoni cristiani richiedesse anche l'essere cittadini responsabili. Nelle sue Lettere, da una parte spronava la comunità cristiana a rinnovarsi e a rigenerarsi ad intra; dall'altra, l'esortava a contribuire al rinnovamento e alla trasformazione della società. Questo orientamento all'agire responsabile e generativo/trasformativo dei cristiani-cittadini, che mette in stretta correlazione le varie dimensioni della vita ecclesiale e sociale, della fede e della cultura, rivela il suo metodo teologico-pratico, che aspira a superare il divario tra vita e fede.

    Infine, le Lettere pastorali attestano un agire comunicativo. Già le circostanze ecclesiali e socio-politiche del tempo dimostrano che le Lettere non erano una formalità pastorale. Esse evidenziano l'impulso interiore del Vescovo per orientare i fedeli in quel contesto di disorientamento, caos e violenza. A questo proposito, André Nguyên Van Chau commenta: «Quale che fosse il tema, le Lettere pastorali di Thuân erano sempre ben redatte, perché si dedicava alla loro stesura e scriveva ciò che veramente sentiva nel cuore. Possedeva l'arte di esprimere idee complesse in un linguaggio semplice e così riusciva a far apprezzare le sue osservazioni e anche i suoi richiami alla popolazione semplice come alle classi altolocate ».[3] È da sottolineare che nelle sue Lettere non mancava la voce profetica, cioè la denuncia coraggiosa degli errori e delle menzogne propagate soprattutto dall'ideologia comunista e dalla massoneria.

    Anche dopo l'ultima Lettera, quando nel 1976 fu messo agli arresti domiciliari che non gli permettevano il contatto con la comunità, Mons. Van Thuân, richiamando alla mente la figura di San Paolo che scriveva dalla cella del carcere, inventò il modo di stendere brevi pensieri sui foglietti di un vecchio calendario, che in seguito formeranno il volume Il cammino della speranza. Si tratta di un agire comunicativo che infonde speranza e coraggio, per agire e vivere da cristiani-cittadini responsabili e apportatori di vita.

    Concludendo, possiamo affermare che le sei Lettere, scritte all'inizio del periodo post-conciliare, ci permettono di cogliere il significato dell'orientamento conciliare visto dalla prospettiva di una Chiesa locale, quella di Nha Trang, affidata alla guida pastorale di un Vescovo appena quarantenne nel momento più amaro della storia del suo Paese, il Vietnam. Possa la freschezza del Concilio, che si respira nelle Lettere di Mons. Van Thuân, incoraggiare le Chiese sparse nel mondo a camminare con rinnovato entusiasmo, a cinquant'anni dalla sua apertura, sulle orme da esso tracciate.

    * Direttore dell'Istituto di Teologia pastorale Università Pontificia Salesiana



    [1] François-Xavier Nguyên Van Thuân, Il cammino della speranza. Testimoniare con gioia l'appartenenza a Cristo, Città Nuova, Roma 1992, 163-167.

    [2] François-Xavier Nguyên Van Thuân, Peregrinos por el camino de la esperanza, Monte Carmelo, Burgos 1999, 135, 219-220, 249.

    [3] A. Nguyên Van Chau, Miracolo della speranza, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2004, 197.



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