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     Come Elia

    Gualtiero Bassetti



    Pubblichiamo l’omelia pronunciata dal cardinale Gualtiero Bassetti durante la messa celebrata in piazza San Pietro domenica mattina, 12 agosto, per i giovani partecipanti al pellegrinaggio nazionale organizzato dalla Cei.


    C
    arissimi giovani, è una grande gioia per me presiedere questa celebrazione eucaristica e poter essere ancora con voi, dopo l’incontro che abbiamo vissuto con papa Francesco e in attesa di incontrarlo di nuovo tra poco: ieri sera vi è stato vicino, vi ha ascoltati con attenzione e vi ha indicato nell’incontro con Gesù Cristo il segreto per una vita buona.

    Questa messa rappresenta non solo il culmine di un cammino, al quale vi siete preparati da tempo, ma è anche il modo più bello con cui ringraziare il Signore per la vita e per quella speciale condizione in cui vi trovate, quella dell’età giovanile. Chissà come devono essere state difficili, in alcuni tratti, le strade che avete percorso per arrivare a Roma, quando il peso dello zaino, il caldo e la sete vi hanno fatto sperimentare la fatica e la stanchezza. Qualcuno forse si sarà chiesto: «Ce la farò?» E, più radicalmente: «Ne vale davvero la pena?». Queste domande se le è fatte anche Elia, come ci diceva la prima lettura di oggi: sono domande profonde, riguardano il cammino della vita, dove stanchezze, demotivazione, disillusioni, sfiducia... sono sempre in agguato. L’esperienza di questi giorni di cammino ha contribuito a farvi capire che nessuna difficoltà e nessuna paura sono insormontabili, purché non le affrontiamo da soli. Il Signore non smette di mandare il suo angelo a portare, al momento giusto, ciò che serve per riprendere le forze e ravvivare il coraggio.
    So che in molti vivete la precarietà di una situazione lavorativa che vi impedisce di fare programmi per il futuro; so che in tanti provenite da famiglie dove non è facile vivere insieme. Nemmeno voi chiudete gli occhi davanti alle tante emergenze che sta attraversando il nostro Paese, anche se probabilmente vi sentite oppressi e schiacciati da problemi che riguardano già il quartiere in cui vivete e la città dove abitate.
    Per questo e per tutto ciò che fa sentire scoraggiati, impotenti, o inutili, la figura del profeta Elia vi può parlare con forza. Anche Elia veniva da un lungo cammino, in fuga da una regina iniqua che lo perseguitava da anni, e per causa della quale tre volte ha rischiato di morire di fame. La sua fuga ci fa pensare anche ai tanti giovani che vivono oggi sulla loro pelle la stessa condizione del profeta e che devono rifugiarsi o migrare in altri Paesi a causa di guerre o dittature o carestie. Però è importante ricordare che, ogni volta che il profeta pensava di morire, sperimenta di fatto l’aiuto del Signore.
    La prima volta erano stati dei corvi a sfamarlo, come a dire che nel creato ci sarebbero le risorse necessarie per tutti: Dio — si legge nel Salmo — «provvede il cibo ai piccoli del corvo che gridano a lui». Nel racconto biblico, i corvi sono addirittura lo strumento con cui il Signore viene in aiuto del profeta.
    La seconda volta Elia viene soccorso da chi meno se lo aspettava: una donna povera, vedova e straniera. Questa figura ci ricorda che siamo sempre chiamati al dovere dell’accoglienza, in qualsiasi condizione ci troviamo: anche chi è rimasto con poca farina o con poco olio, come la vedova che soccorre Elia, può fare qualcosa, perché la Provvidenza agisce sì miracolosamente, ma si serve delle nostre mani.
    Infine — come abbiamo appena ascoltato — quando Elia è ancor più disperato, il Signore con il suo angelo lo invita a proseguire il cammino. È proprio a partire da questa ulteriore crisi che la missione di Elia diventerà più importante: nel momento in cui Elia è più scoraggiato, il Signore gli dà forza e gli chiede di impegnarsi per il proprio popolo, coinvolgendo anche altri in questo servizio.
    Su questo sfondo, la pagina del Vangelo di questa domenica ci fa fare il passo decisivo, quello che porta a riconoscere in Gesù il pane della vita, il pane vivo, che ci assicura una vita piena, riuscita. Eterna.
    Cari giovani, non stancatevi di cercarlo! Lui vi capisce fino in fondo, perché lui — e lui solo! — sa cosa c’è davvero nel cuore dell’uomo, nel cuore di ciascuno di noi.
    Il vero pellegrinaggio ha Gesù come compagno di viaggio e come meta che non delude.
    Cari giovani, nutritevi della sua Parola e del Pane eucaristico. Lasciatevi interpellare e incontrare da lui. La vostra giovinezza non sfiorirà. E sarete lievito di speranza per la nostra Chiesa e per la nostra stessa società.



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