Al pozzo di Sicar
Ermes Ronchi

L'acqua che io darò diventerà sorgente
che zampilla per la vita eterna.
(Gv 4, 5-42)
Al pozzo di Sicar Gesù si prende cura del destino di una donna, della sua carne e della sua eternità. Vorrei meditare e gustare con voi cíò che Cristo fa nascere, germinare e lievitare attorno alla sua persona, ai suoi gesti e alle sue parole, come una continua natività.
«Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» Gesù fa nascere per prima cosa la fine delle barriere, la libertà. C'è una barriera tra Giudei e Samaritani, e disprezzo reciproco. E Gesù la apre e libera il dialogo. C'è una barriera tra i rabbi di Israele e le donne: la donna non poteva essere discepola. E Gesù apre, crea libertà: quella donna diventa più che discepola, diventa una profetessa, un apostolo. C'è una barriera tra uomo e donna, un sospetto, una paura: i discepoli, ritornati, «si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna». E Gesù apre le chiusure, fa respirare, mette aria nuova, fa nascere relazioni libere e leggere.
Ma la cosa più bella è che Gesù fa nascere il mistero di Dio dentro la samaritana passando per il suo mistero di donna. Non c'è via di accesso migliore allo spazio di Dio che lo spazio del cuore. Il Signore delle nascite presiede alla nascita di una donna nuova e rivela quella donna a se stessa, passando per il suo cuore, perché nulla rivela il mistero dell'uomo quanto il mistero dell'amore.
Ed è per una storia di amore che Gesù arriva alla dimensione nuova di quella donna: «Va' a chiamare colui che ami, la persona del tuo cuore». È così che nasce una nuova donna: «Mi ha detto tutto ciò che ho fatto, mi ha detto tutto di me, mi ha letto nel cuore, mi ha detto ciò che sono davvero». Gesù è colui che dice tutto di te, che fa nascere la totalità prima disgregata in frammenti, quel tutto che non sai vedere. E mi rivela a me stesso, ma non come condanna, bensì come scoperta; non come giudizio, ma come verità della mia vita: è la sua parola che spiega il tutto di me.
Gesù non giudica la donna, non la condanna, non la umilia. La fa nascere, e lei abbandona la brocca come fosse un vecchio vestito, una vecchia storia, una vecchia vita lasciata sull'orlo del pozzo; corre in città e ferma tutti per strada: «C'è uno che fa nascere e rinascere, c'è uno che dice tutto ciò che è il tuo cuore».
Ma prima ancora le aveva detto: «L'acqua che io darò diventerà sorgente che zampilla per la vita eterna». E la donna aveva risposto: «Signore, dammi di quest'acqua». Gesù ha fatto nascere sete di cielo, fame di eternità. «Donna di Samaria», le dice, «non vivere solo per i tuoi bisogni, che sono molti, è vero: fame, sete, amori, un po' dí religiosità; perché quando avrai soddisfatto questi tuoi bisogni fondamentali, non hai che un po' d'acqua in una brocca, presto finita, sempre insufficiente.»
Tuttavia Gesù non dice, come certi predicatori che hanno fretta di disamorarci del mondo, di spoetizzare la vita: «Fame, sete, bisogni, queste cose materiali, queste gioie fanno male, non giovano a niente, sono cattive, rovinano la vita». No, Gesù non nega le brevi gioie della strada. Dice solo che non bastano, che non sono il tutto di te, che c'è un verdetto di insufficienza su tutti i pozzi umani, perché è stato lui a darci un cuore più grande e più largo di tutte le creature messe insieme.
Gesù va verso quel pozzo segreto che è il cuore della persona, perché al segreto di una persona si accede solo attraverso il mistero dell'amore. L'uomo è un enigma in cui entra solo chi ha trovato la rivelazione dell'amore. E Gesù va verso il pozzo segreto che è il cuore di quella donna e lì attinge vita. Apre il pozzo e fa nascere una sorgente che sgorga, che zampilla vita: nasce dentro la donna il canto di una sorgente.
È un'immagine bellissima: la sorgente è acqua che esce, che zampilla, che va, che è più di ciò che basta alla mia sete: è acqua per gli altri. La donna, che prendeva quanto serviva alla sua sete e alla sua fame, diventa ora tutt'altra creatura, diventa colei che dona, colei che placa la sua sete placando la sete d'altri, colei che si illumina quando illumina altri, colei che riceve gioia donando gioia. Infatti lascia la brocca, corre, chiama, annuncia, testimonia, profetizza. E attorno a lei nasce la prima comunità di discepoli samaritani. Gesù, creatore di nascite perenni, sorgente di natività continue. Gesù che fa nascere una comunità, fa nascere discepoli, adoratori nuovi in spirito e verità. Il proliferare di nascite, il moltiplicarsi di natività!
E ancora continua: «Levate i vostri occhi e guardate. Mancano quattro mesi alla mietitura e le messi già biondeggiano. Nasce l'estate. Guardate bene, guardate in alto». Il futuro è già qui, intravisto almeno con gli occhi del cuore. Alzate gli occhi: la messe sta maturando. Perché non sapete vedere tutto ciò che di bello accade, tutta la comunione che inizia, tutti i cuori che diventano nuovi, tutte le sorgenti che si dischiudono? Perché non sapete vedere tutto l'amore che accade e che fa maturare le messi del mondo? Non vivete a occhi bassi!
Davvero Gesù è il creatore di un mondo nuovo. Anche dentro i discepoli, che tornano e gli dicono: «Rabbi, mangia», egli fa nascere qualcosa di nuovo: «Ho un altro cibo». Gesù spalanca il desiderio e la fame, li spalanca su Dio: fare la sua volontà è ciò che nutre la vita, è ciò che fa maturare il mondo e apre le barriere.
Gesù ha un'opera da compiere, ed è la sua passione, la sua morte. La croce, però, è il luogo dell'amore totale: e questo amore alimenta la vita. Se non abbiamo amore, passione, donazione, la vita si stanca subito, si disidrata, appassisce dentro. Solo l'amore alimenta le profondità del nostro essere: «Mio cibo è l'amore. Mio pane è fare la volontà di colui che mi ha mandato».
Va al pozzo la donna di Samaria come mendicante d'acqua e ne ritorna come mendicante di cielo. Va con una brocca e ne ritorna con una sorgente. Come la samaritana, possiamo anche noi dimenticare la brocca, questa vita angusta che contiene così poco, questa vita piccola e opaca, e correre a raccontare di un Signore che fa nascere, capace di dirmi tutto quello che ho nel cuore, capace di farmi alzare gli occhi, capace di far nascere in me un mendicante di cielo, e poi un'estate colma di frutti. Capace di far nascere tra le mie mani il canto di una sorgente.















































