La Samaritana (Gv 4,1-42)
Xavier de Chalendar
Di solito non vado a prendere l'acqua a metà giornata. Ma quel giorno faceva molto caldo e verso la fine della mattinata mi sono accorta che a pranzo non avremmo avuto niente da bere. Perciò sono partita dalla nostra casa di Sicàr per andare al pozzo di Giacobbe. Il pozzo di Giacobbe è un luogo molto importante nella nostra storia, per noi samaritani. Un luogo di incontro con Dio. È stato il nostro avo Giacobbe a scoprire questa sorgente. Qui hanno bevuto lui, i suoi figli e il suo bestiame.
Per strada ho incontrato alcuni galilei che non conoscevo. Mi hanno chiesto dove si potesse trovare qualcosa da mangiare in città. Ho indicato un paio di negozi dove avrebbero trovato ciò che volevano. Sono arrivata al pozzo intorno all'ora sesta. Ero in un bagno di sudore. Fui molto sorpresa quando vidi che c'era uno straniero, un uomo, seduto lì, accanto al pozzo. Era chiaramente un giudeo. Era solo. Aveva l'aria stanca.
Appena sono arrivata con il secchio, mi ha rivolto la parola. Mi ha detto, con un tono di voce che non riesco a dimenticare: «Dammi da bere!». Non era un comando, un ordine. Era piuttosto una preghiera, una supplica, l'espressione di un bisogno urgente. Faceva davvero molto caldo, stava morendo di sete. Non aveva una brocca né un secchio, e il pozzo è profondo. Pareva molto contento di vedermi arrivare. Sono comunque rimasta un po' interdetta. Un uomo che parla a una donna. Un giudeo che chiede una cortesia a una samaritana. Non ho potuto fare a meno di dirgli: «Come tu, un giudeo, chiedi da bere a me, una donna di Samaria?». Non volevo opporgli un rifiuto, ma avevo bisogno di esprimere il mio stupore.
La conversazione era iniziata, e fu indimenticabile. Mi ha detto: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice "dammi da bere", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Pensavo che vaneggiasse. Mi stava prendendo in giro o aveva davvero perso la ragione? Gli ho fatto notare che non aveva un secchio e che il pozzo era profondo. Allora, chi si credeva di essere? Pensava forse di essere più grande del nostro padre Giacobbe che ci aveva dato questa sorgente? Mi stavo veramente chiedendo con chi avessi a che fare. Non aveva ancora bevuto. Ha aggiunto: «Chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai più sete». Da dove avrebbe preso quell'acqua? Mi ricordo che ha detto anche: «L'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». Cominciavo a essere interessata a ciò che sentivo, così, senza scherzare, gli ho detto: «Dammi di quest'acqua, così non avrò più sete e non avrò bisogno di venire ad attingere a questo pozzo». Iniziavo a intuire che non parlavamo della stessa acqua.
Alcuni minuti di silenzio. Ci guardavamo con grande emozione. Chi era l'uomo che parlava in quel modo? Chi ero io ai suoi occhi? Mi ha detto con un tono di voce abbastanza autoritario: «Va', chiama tuo marito e poi ritorna qui». Era imbarazzato per il fatto di trovarsi da solo con una donna, con una samaritana? Aveva paura che si sapesse in giro? O voleva conoscere la mia famiglia? Fatto sta che gli ho risposto sinceramente: «Non ho marito». Pensavo che mi avrebbe detto: «Allora torna a casa, non voglio restare da solo con te...». No, mi ha detto, come se sapesse tutto: «Infatti ne hai avuti cinque, e l'uomo che hai adesso non è tuo marito». Come poteva saperlo? Ci ho pensato spesso, in seguito. È vero che avevo avuto diversi uomini nella mia vita e so che questo non è conforme alla legge di Dio. Mi sono anche chiesta, in seguito, se il giudeo non alludesse ai cinque dei che si adorano in Samaria, che scandalizzano così tanto i giudei di Gerusalemme con il loro Dio unico, a cui vogliono essere fedeli come fa una donna con il marito.
Allora ho voluto portare la discussione in campo religioso. Gli ho chiesto dove, secondo lui, si dovesse adorare Dio, sul nostro monte Garizim o a Gerusalemme. Mi ha dato una risposta straordinaria: «Dio è spirito. Bisogna adorarlo in spirito e verità, poco importa dove». Ho capito di aver incontrato un profeta. Gli ho detto che anche in Samaria stavamo aspettando un messia che ci avrebbe annunciato ogni cosa. Mi ha semplicemente detto: «Sono io che ti parlo».
Poi sono arrivati i suoi amici con le provviste che avevano comprato in città. Erano sorpresi e un po' scandalizzati che il loro maestro parlasse così con una donna. Me ne sono andata, dimenticando la brocca, che sicuramente è servita a loro per attinge-re l'acqua, e sono andata in città a raccontare ai miei amici quello straordinario incontro: «Un uomo che mi ha detto tutto ciò che ho fatto!».
Diverse persone sono venute a vederlo, l'hanno invitato a fermarsi un po' nella nostra terra. Ha accettato ed è rimasto due giorni. Molti di noi sono restati colpiti dalle sue parole e hanno avuto la convinzione di aver incontrato un inviato di Dio. Me l'hanno detto e mi hanno ringraziata. È stato indimenticabile.
Ricordare una conversazione molto importante che abbiamo avuto con un uomo, con una donna. Saper chiedere, interrogare, avere fiducia, per vivere meglio. Queste cose possono aiutarmi a orientarmi nei miei incontri con Gesù.
(da: Hanno visto Gesù. 50 personaggi del Vangelo, Paoline 2010, pp. 73-77)















































