L'umanità sovversiva di Gesù
Luciano Manicardi, monaco di Bose
in dialogo con Massimo Maffioletti

Maurizio Bonfanti - Ultima cena
Sommario
1. Premessa (qui sotto)
2. La semplice umanità di Gesù
3. Quell’umano ci parla
4. La sovversione e il paradosso
5. Fronteggiare il male, avere compassione
6. L’umanodivino di Gesù (senza trattino)
7. Il “capolavoro” della crocifissione
8. Tutto è perdonabile
9. Quando l’amore è più forte della morte
10. Il silenzio e il mistero
11. La Legge e la Parola. E la differenza cristiana
* Vacanza con le famiglie a Sauze d’Oulx, Piemonte; 17-24 agosto 2024
Don Massimo Maffioletti, dopo 16 anni come Parroco a Longuelo (Bergamo), è attualmente parroco di Colognola (Bergamo).
I suoi "campi estivi" con le famiglie hanno prodotto sussidi che meritano di essere conosciuti (e acquistati)
https://www.parrocchiadilonguelo.it/libri-e-pubblicazioni/
Tu ci sei necessario o Cristo
Paolo VI
O Cristo, nostro unico mediatore, Tu ci sei necessario:
per vivere in Comunione con Dio Padre;
per diventare con te, che sei Figlio unico e Signore nostro,
suoi figli adottivi;
per essere rigenerati nello Spirito Santo.
Tu ci sei necessario,
o solo vero maestro delle verità recondite e indispensabili della vita,
per conoscere il nostro essere e il nostro destino,
la via per conseguirlo.
Tu ci sei necessario, o Redentore nostro,
per scoprire la nostra miseria e per guarirla;
per avere il concetto del bene e del male e la speranza della santità;
per deplorare i nostri peccati e per averne il perdono.
Tu ci sei necessario, o fratello primogenito del genere umano,
per ritrovare le ragioni vere della fraternità fra gli uomini,
i fondamenti della giustizia, i tesori della carità,
il bene sommo della pace.
Tu ci sei necessario, o grande paziente dei nostri dolori,
per conoscere il senso della sofferenza
e per dare ad essa un valore di espiazione e di redenzione.
Tu ci sei necessario, o vincitore della morte,
per liberarci dalla disperazione e dalla negazione,
e per avere certezze che non tradiscono in eterno.
Tu ci sei necessario, o Cristo, o Signore, o Dio-con-noi,
per imparare l’amore vero e camminare
nella gioia e nella forza della tua carità,
lungo il cammino della nostra vita faticosa,
fino all’incontro finale con Te amato, con Te atteso,
con Te benedetto nei secoli.
1. Premessa
Tornare a Gesù. Ripartire dall’umanità dell’uomo di Nazareth. L’intenzione di questo libretto è rimettere al centro la figura di Gesù. Nel tempo della crisi di una “forma” (culturale, sociale, religiosa, spirituale) di cristianesimo e di chiesa, ormai fuori dal regime e dall’epoca della cristianità, sembra decisivo tornare a raccontare nuovamente la radicale e singolare vicenda dell'ebreo di Galilea vissuto duemila anni fa ed espulso dalla storia come un “intruso” [1].
La bellissima preghiera di Paolo VI – Tu ci sei necessario [2] – incoraggia oggi più che mai il ritorno a Gesù e ai vangeli. Intanto per dare fondamento alla ricerca umana dell’uomo (credere che nell’umano di Gesù risieda la pienezza dell’umanità), restituire credibilità e autorevolezza alla testimonianza ecclesiale, permettere al cristianesimo di abitare l’agorà contemporanea senza vergogna né risentimenti o rivendicazioni: “Siate pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1Pt 3,15-16). E Pietro aggiunge un tratto che non sempre ricordiamo: “con dolcezza e rispetto”. Liberamente consapevoli che avere “il pensiero di Cristo” (1Cor 2,16) è avere il pensiero sull’uomo.
Tornare a Gesù è anche il titolo di un saggio nel quale Hans Küng riassume il cammino teologico confessando la propria fede: “Seguendo Gesù Cristo l’uomo nel mondo d’oggi può vivere, agire, soffrire e morire in modo veramente umano: nella felicità e nella sventura, nella vita e nella morte sorretto da Dio e fecondo di aiuto per gli altri” [3]. L’invito “necessario” è tornare al fuoco incandescente dell’avventura cristiana, quella che ha dato origine alla magnifica storia del cristianesimo e che avrebbe ancora molto da dire all’uomo contemporaneo che sembra non lasciarsi più toccare dalla figura di Gesù. Viene in mente il bellissimo romanzo di McCarthy [4] – La strada – dove un padre e un figlio si prendono per mano in una notte che sembra non promettere nulla di buono, sullo sfondo di una città post-atomica e all’alba dell’apocalisse: “Cosa c’è, papà?” “Niente. È tutto a posto. Dormi”. “Ce la caveremo, vero, papà?” “Sì, ce la caveremo”. “E non ci succederà nulla di male”. “Esatto”. “Perché noi portiamo il fuoco”. “Sì. Perché noi portiamo il fuoco”.
I credenti, come nuovi discepoli sulla strada di Emmaus, si interrogano spaesati: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32). Che fine ha fatto quel fuoco che ha illuminato il mondo e che, non dimentichiamolo, è stato anche segno di contraddizione? “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49).
Massimo Cacciari con il solito piglio della provocazione invita i cristiani a una forma di insorgenza, a tornare ad essere ancora scomodi, segno di contraddizione, perché solo così saranno accompagnati da laici che coltiveranno il desiderio di pensare: “Il pensiero è pensiero quando è segno di contraddizione e la Chiesa è Chiesa quando è segno di contraddizione” [5].
La comunità monastica di Bose, sempre più negli anni, è stata un riferimento fontale per il rinnovamento delle pratiche cristiane e la ricerca spirituale di molti. È per questa ragione che sono andato a trovare Luciano Manicardi che, dopo il fondatore Enzo Bianchi, è stato il secondo priore della comunità (dal 2017 al 2022). La sua è una voce sapienziale, profetica e autorevole nel panorama filosofico e teologico contemporaneo.
Luciano Manicardi, l'interlocutore di questo dialogo, è nato nel 1957 a Campagnola Emilia (RE) ed è entrato nella comunità nel 1981. Equipaggiato di una robusta formazione biblico-patristica, il monaco di Bose intreccia e cuce volentieri la sua riflessione dialogando con le discipline dell’antropologia filosofica, della sociologia e della psicologia umanistica, ma è anche un attento cultore di letteratura. Attraverso i suoi saggi e interventi suggerisce orizzonti di riflessione e chiavi di interpretazione della stagione culturale ed ecclesiale contemporanea.
Ci siamo concentrati per il nostro dialogo sull’umanità di Gesù perché a entrambi suonava strano che non fosse oggetto di maggiore attenzione nei cammini delle comunità. E vedremo perché. Manicardi ci ha aiutato a ri-guardare la figura dell’ebreo di Nazareth secondo la categoria della “sovversione” e del “paradosso”. Non è l’unico sguardo possibile, ovviamente, ma ci è sembrato illuminante: Gesù non è mai riconducibile ai nostri schemi mentali, e l’umano che ha messo in gioco è in grado di mettere in crisi le mille comfort zone delle nostre convenzioni e convinzioni religiose.
Antoine Nouis, un pastore della chiesa riformata di Francia, confida a suo nipote scienziato: “Oggi più nessuno contesta l’esistenza storica di Gesù di Nazaret. Gli storici concordano nel dire che è vissuto all’inizio della nostra era, ha raccolto dei discepoli intorno a sé, ha parlato alle folle ed è morto crocifisso a Gerusalemme, abbandonato da tutti. Punto e basta. Al momento della sua morte, la vicenda di Gesù non merita una riga in un’enciclopedia di storia dell’umanità.
La grande singolarità di Gesù di Nazaret rispetto agli altri fondatori di religioni consiste nel fatto che al momento della sua morte il bilancio della sua vita somiglia a un fallimento clamoroso. [...] Gesù muore giovane, rifiutato dalla folla, tradito e rinnegato dai suoi discepoli, condannato dalle autorità civili e religiose, abbandonato dagli uomini e da Dio. Inoltre, muore per mezzo di un supplizio tra i più orribili e barbari inventati dalla crudeltà umana. Ecco dunque l’enigma annunciato: come ha fatto a nascere da questo nulla il movimento che, forse, ha influenzato maggiormente la storia dell’umanità degli ultimi due millenni? È un caso improbabile, una di quelle astuzie della storia che fanno accadere un’idea quando può essere accolta, o questo Gesù di Nazaret era qualcosa di più di quel che la sua biografia lascia intendere?” [6].
Il nostro dialogo può cominciare. Lo abbiamo raccolto in questo libretto affinché possa diventare più facilmente oggetto di riflessione nella vacanza estiva delle famiglie.
Un grazie sincero a Luciano Manicardi che ha regalato a me e alla comunità molto del suo tempo prezioso.
Due parole per l'amico che ha illustrato questo sussidio, Maurizio Bonfanti.
Maurizio Bonfanti, pittore e docente di materie artistiche, nasce a Bergamo nel 1952. Figlio dell’artista Angelo Bonfanti, ne eredita il talento e la passione per la pittura. A diciotto anni inizia a dipingere nel piccolo studio messogli a disposizione dal padre, dove continua tuttora a lavorare. Inizia la sua formazione al Liceo Artistico di Bergamo e, in contemporanea, frequenta i corsi serali di acquaforte presso l’Accademia Carrara, sempre a Bergamo. Da quindici anni e membro della Commissione Cultura della Diocesi di Bergamo. Attualmente e docente di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia. Dalla fine degli anni ’70 inizia la sua attività espositiva.
In occasione della prima Giornata della Memoria, nel 2001, espone nel Tempietto della Sinagoga di Torino un ciclo di opere di grande formato dal titolo “Cinque porte in memoria della Shoah”.
L’intero ciclo e ora conservato nell’Auditorium della Provincia di Bergamo. Nel 2006 Philippe Daverio e Mauro Zanchi scrivono i testi critici del catalogo per la mostra “Arbor Vitae” allestita nell’Oratorio dei Disciplini, Museo della Basilica, Clusone. Negli anni 2004-2018 collabora con alcune gallerie, che lo presentano in diverse fiere d’arte contemporanea in Italia e all’estero. Nello stesso periodo continua l’attività espositiva anche in mostre collettive. Nel 2012 allestisce, nelle sale del Museo Bernareggi di Bergamo, una mostra dal titolo “Ezechiele 37”. Nel 2024 realizza per la mostra “Passio” otto grandi tele esposte a Palazzo Creberg, Bergamo; testo in catalogo di Alberto Carrara. Molte le sue presenze a mostre ed esposizioni anche a livello internazionale.
A lui la mia sincera gratitudine.
NOTE
1 “Ecco l’intruso del mondo, intriso dal grasso di tutte le colpe, / messo a sbiadire pallido di freddo in un aprile / o addirittura un marzo, oltre ottocento metri / sul livello del mare mai toccato. / Un gargarismo d’acque in fondo a un pozzo asciutto, / uno scatarro nella tubatura delle arterie: / così scroscia la sua resurrezione.” (Erri De Luca, Opera sull’acqua ed altre poesie, ed. Einaudi 2002).
2 La bellissima preghiera dell’allora cardinale Giovanni Battista Montini e futuro papa Paolo VI è inserita nella Lettera pastorale alla diocesi di Milano del 1955.
3 Hans Küng, Tornare a Gesù, ed. Rizzoli 2013.
4 Cormac McCarthy, La strada, ed. Einaudi 2007.
5 Massimo Cacciari, «Se la Chiesa è contraddizione avrà vicino laici pensanti», intervista su Avvenire, 22 maggio 2024.
6 Antoine Nouis, Lettera a un giovane sulla fede, ed. Qiqajon, Bose 2012.














































